Migranti, a bordo di Astral: "Pronti a tornare sulla rotta tunisina per evitare altre stragi"
dalla nostra inviata Alessia CanditoA BORDO DI ASTRAL - Una pioggia sottile ma continua, mare grigio acciaio, il vento che increspa le onde. C'è tempesta a Siracusa, ancor più arrabbiata, dicono le mappe, al largo. Vele ammainate, ancora giù, Astral aspetta in porto. "Con questo tempo, neanche dalla sponda Sud salperanno quindi è meno probabile che ci siano emergenze", si ragiona a bordo. Ma c'è fretta, perché al largo di Lampedusa, appena si apre una finestra di bel tempo si contano i morti. Nell'ultimo weekend, due donne sono sparite fra le onde. E sono solo le vittime accertate di una strage che sulla rotta tunisina sembra non avere fine. Astral, il veliero di Open Arms, da quest'anno opera lì.
Astral, il veterano ong dei salvataggi
È una delle navi ong pioniere della flotta umanitaria. È in mare dal 2016, quando Livio Lo Monaco, imprenditore filantropo, l'ha regalata all'ong che con due rhib, le lance veloci di soccors…
A BORDO DI ASTRAL - Una pioggia sottile ma continua, mare grigio acciaio, il vento che increspa le onde. C'è tempesta a Siracusa, ancor più arrabbiata, dicono le mappe, al largo. Vele ammainate, ancora giù, Astral aspetta in porto. "Con questo tempo, neanche dalla sponda Sud salperanno quindi è meno probabile che ci siano emergenze", si ragiona a bordo. Ma c'è fretta, perché al largo di Lampedusa, appena si apre una finestra di bel tempo si contano i morti. Nell'ultimo weekend, due donne sono sparite fra le onde. E sono solo le vittime accertate di una strage che sulla rotta tunisina sembra non avere fine. Astral, il veliero di Open Arms, da quest'anno opera lì.
Astral, il veterano ong dei salvataggi
È una delle navi ong pioniere della flotta umanitaria. È in mare dal 2016, quando Livio Lo Monaco, imprenditore filantropo, l'ha regalata all'ong che con due rhib, le lance veloci di soccorso, tirava gente fuori dall'acqua a Lesbo. Era un veliero di lusso, con tavoli in marmo e letti king size. È diventata una barca di salvataggio e a bordo si è perso il conto del numero di naufraghi che in quasi quaranta missioni ha assistito.
"È capitato che avessimo con noi più di trecento persone", dice la capomissione Ester Camps. E Astral è piccola. Ma rapida. Può raggiungere un'imbarcazione in difficoltà prima di grandi e piccoli cargo che nel tempo sono stati convertiti in navi di salvataggio, distribuire giubbotti di salvataggio, acqua, in caso di emergenze sanitarie c'è un medico di bordo che può intervenire. "La nostra missione è monitorare e stabilizzare, in attesa che arrivino navi di soccorso umanitarie o istituzionali - spiega - E succedeva, poi è diventato tutto sempre più difficile", racconta Camps.
Prima le autorità maltesi e italiane hanno iniziato a ignorare le segnalazioni che arrivavano da Astral e altri velieri civili, che da allora hanno iniziato a lavorare in sinergia con le navi ong. "Noi - spiega Camps - uscivamo quasi sempre insieme alla Open", l'ammiraglia della ong spagnola. Ma adesso che il decreto Piantedosi vieta il trasbordo da nave a nave, è diventato tutto ancora più complicato. "Anno dopo anno, mese dopo mese, impongono norme sempre più stringenti. Ma tu devi continuare a operare perché in ballo ci sono vite umane"
Una strage di migranti
Astral si è spostata sulla rotta tunisina, dove negli ultimi mesi si sono registrati più arrivi e per la prima volta da anni più morti che lungo la rotta libica. Da gennaio a inizio maggio, in tutto si contano quasi novecento vittime. Una strage.
"Nel corso dell'ultima missione, una settimana fa circa, siamo stati quattro giorni in quell'area e abbiamo ascoltato migliaia di richieste di aiuto. Molte arrivavano da pescatori che segnalavano la presenza di imbarcazioni in difficoltà davanti a Lampedusa. A un certo punto abbiamo sentito un mayday da un aereo Frontex che segnalava nove imbarcazioni in difficoltà", racconta Camps.
Più vicina alla Tunisia che alla Sicilia, per chi fugge la più grande delle Pelagie è il primo porto sicuro. "Adesso che arriva il bel tempo - commenta - non sono certa che le forze siano sufficienti". Non a caso, la Guardia costiera è tornata a dare indicazioni ai velieri umanitari che incrociano tra Sar italiana e maltese.
In arrivo migliaia di persone 'non grate'
A migliaia stanno lasciando la sponda sud: subsahariani che il presidente tunisino Saied ha bollato come "persone non grate" e per questo sono vittime di violenze e abusi, sindacalisti, giornalisti, intellettuali accusati di "complotto contro lo Stato" che scappano dalla repressione e da processi e inchieste, giovani e famiglie che la crisi economica ha strozzato.
Molti finiscono a bordo di quelle che a Lampedusa hanno iniziato a chiamare "bare galleggianti". Sono barchini di latta arrugginita, costruiti apposta per le traversate, senza criterio, né cura. Stracariche vengono messe in acqua spesso senza neanche il carburante necessario per coprire le poche decine di miglia che separano la Tunisia dall'isola. E in tante non arrivano mai.
47 persone salvate
"Su indicazione della Guardia Costiera, nel corso dell'ultima missione, abbiamo raggiunto uno di questi barchini. È stato allucinante perché improvvisamente abbiamo visto la barca inabissarsi. Nessuno si è mosso o si è agitato. A un certo punto la barca ha semplicemente ceduto". In acqua sono finite quarantasette persone. "Fortunatamente avevamo avuto il tempo di distribuire giubbotti, abbiamo lanciato due scialuppe di salvataggio, una dal rhib, l'altra da Astral e abbiamo iniziato a tirare fuori gente dall'acqua". È una delle situazioni più critiche in cui ci si possa trovare - spiega Ester - "perché per quanto tu possa agire rapidamente, il tempo corre contro di te". E il mare nasconde, le onde portano via, in tanti che affrontano il Mediterraneo non sanno neanche nuotare. "Siamo riusciti a portare tutti in salvo, nessuno è stato lasciato indietro".
Ma non va sempre così, soprattutto se non c'è nessuno che possa intervenire in soccorso. "È assurdo che si lasci una zona così pericolosa senza vigilanza, né assetti di soccorso, obbligando le navi umanitarie - che a bordo hanno personale qualificato, spazi e risorse per soccorrere naufraghi - a raggiungere un porto dopo un unico salvataggio", sottolinea la capomissione di Astral.
"Le ong hanno dimostrato che anche con poche risorse si può fare un gran lavoro, che significa salvare molte vite. Ma si preferisce che le persone muoiano, piuttosto che vederle in Europa", commenta con rabbia Camps. La politica della deterrenza però - spiega - non funziona. "Nessuno affronta il Mediterraneo per piacere. Chi sceglie il mare non ha altra opzione, i naufraghi che salviamo non fanno che ripetercelo: 'meglio rischiare la morte una volta, piuttosto che rischiare di perderla ogni giorno, che sia in Tunisia, in Libia o nei Paesi da cui provengano. È per questo che noi continuiamo e continueremo a stare in mare"