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Daniel Inocente, l'architetto spaziale: "Costruire lassù significa portare la Terra con te”

Concept per un habitat spaziale ideato da Gerard O'Neill 
Daniel Inocente, space architect di Blue Origin, racconta come si progettano ambienti abitabili fuori dall'atmosfera, sulla Luna e su Marte. Un design che ora si libera della pura funzionalità per fare spazio all'estetica e all'esperienza, anche per i turisti spaziali
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Innanzi tutto la fattibilità, stare "con i piedi per terra", essere realistici. I progetti per una stazione lunare non devono essere fantascienza ma comunque assicurare, oltre alla salute, anche benessere e, perché no?, svago e bellezza ai pionieri su un altro mondo. Secondo Daniel Inocente, designer e architetto che progetta ambienti abitabili per l'uomo fuori dall'atmosfera, è così che si mettono le basi per andare lontano. Inocente è Senior Space Architect di Blue Origin la società aerospaziale del fondatore di Amazon, Jeff Bezos, per la quale e lavora al design di future stazioni spaziali e su altri pianeti, e fa parte della giuria del concorso "Moon Station" indetto da Young Architects Competitions. Racconta a Repubblica le sfide tecnologiche di progettare un insediamento sulla Luna o Marte. Ma getta anche uno sguardo sul futuro della nostra specie che, anche con l'architettura, espande la propria cultura o…

Innanzi tutto la fattibilità, stare "con i piedi per terra", essere realistici. I progetti per una stazione lunare non devono essere fantascienza ma comunque assicurare, oltre alla salute, anche benessere e, perché no?, svago e bellezza ai pionieri su un altro mondo. Secondo Daniel Inocente, designer e architetto che progetta ambienti abitabili per l'uomo fuori dall'atmosfera, è così che si mettono le basi per andare lontano. Inocente è Senior Space Architect di Blue Origin la società aerospaziale del fondatore di Amazon, Jeff Bezos, per la quale e lavora al design di future stazioni spaziali e su altri pianeti, e fa parte della giuria del concorso "Moon Station" indetto da Young Architects Competitions. Racconta a Repubblica le sfide tecnologiche di progettare un insediamento sulla Luna o Marte. Ma getta anche uno sguardo sul futuro della nostra specie che, anche con l'architettura, espande la propria cultura oltre alla culla in cui è nata, per gettare il seme di nuove culture extra-terrestri.

Che cos'è, in sintesi, l'architettura spaziale?

"Significa portare con te la Terra verso un'altra destinazione, nello spazio, sulla Luna o su Marte. Riprodurre un ambiente adatto alla vita delle persone, nel quale assicurare salute e benessere e per essere in grado di fare cose che faresti normalmente ogni giorno".

Perché l'essere umano è "progettato" per funzionare sulla Terra.

"La nostra struttura ossea, i nostri polmoni, i nostri organi sono stati tutti adattati e si sono evoluti sulla Terra. Il tuo corpo è abituato a vivere a una certa pressione, qui abbiamo l'atmosfera. Quando vai nello spazio, devi pressurizzare il tuo habitat o la tuta. In orbita a zero G non c'è quasi nessuna gravità, se sei sulla luna, la gravità è un sesto. O se sei su Marte è ancora differente. I nostri corpi sulla Terra sono sollecitati dal peso, lassù, senza esercizio, il tuo corpo si degrada molto rapidamente. E poi, ovviamente, sei anche esposto alle radiazioni che possono avere effetti molto negativi a lungo termine".

Rendering di un insediamento lunare in una caverna, dal progetto Moony Igluna per il Politecnico di Milano. (Copyright: Emilia Rosselli Del Turco e Irene Zaccara) 

Come si affrontano questi problemi?

"L'architettura spaziale deve essere un'estensione del tuo corpo. In una tipica casa terrestre, l'edificio deve proteggerti dalle intemperie, fornirti luce diurna e darti tutti i diversi servizi. Nello spazio devi svegliarti e devi sapere, ad esempio, dove andrai a lavorare, quale esercizio devi fare per quanto tempo. E poi quali sono e dove vanno i rifiuti. Quali puoi riciclare. Il cibo, razionato con molta attenzione. Non puoi fare una doccia normale ma devi usare tovaglioli bagnati. L'acqua è una risorsa molto importante. L'edificio deve gestire tutto".

Quali sono le difficoltà più grandi per costruire un insediamento, una colonia, una città sulla Luna? E poi su Marte?

"Uno dei maggiori vincoli è, ovviamente, la quantità di massa che puoi portare. Una sola oppure più missioni, il che è più impegnativo e più costoso. Devi assicurarti che le dimensioni e la massa siano adatte alla strategia di trasporto".

Lanciarlo, farlo allunare.

"È una delle maggiori sfide, quella dei trasporti. Blue Origin dispone di un sistema in fase di sviluppo come il nuovo Glenn, Space X ha Starship. Se questi veicoli entreranno in funzione, inizieremo a vedere idee di architetture spaziali molto più ampie, fino a 100 tonnellate. E questo prolungherà la durata della missione, aumenterà anche la salute e il benessere degli occupanti. Significa che puoi inviare più attrezzature e le persone possono stare là fuori più a lungo, fare più scienza e più attività".

Si parla da tempo di usare le risorse che già si trovano sulla Luna per costruire e ricavare energia. Valutate progetti che prendono in considerazione queste tecnologie?

"Le risorse spaziali sono vitali. Sappiamo che sulla Luna ci sono minerali e i componenti della regolite lunare che possono essere usati. E poi, naturalmente, c'è il ghiaccio d'acqua, da convertire in carburante. È importante perché portare cose con te è costoso, quindi se riesci a generare carburante in situ, significa che hai qualcosa come una stazione di benzina. Puoi fare rifornimento lì, e poi puoi partire. Verso Marte per esempio. L'acqua può anche essere utilizzata per il consumo per l'uomo".

Si pensa anche di stampare mattoni usando la polvere lunare. È fattibile?

"Per usare la regolite come materiale da costruzione, per stampare gli habitat, ci sarà bisogno macchinari di grandi dimensioni: trapani, stampanti 3D e gru. Dobbiamo trovare aziende e persone che possano trasformare i macchinari in modo che possano sopravvivere nello spazio. Alle fluttuazioni di temperatura da meno a più 120 gradi Celsius e alla regolite che può danneggiare gli ingranaggi, all'usura. Le macchine devono essere riprogettate. Ma direi che la più grande risorsa che abbiamo nello spazio in questo momento è l'energia solare".

Cosa cercherà nei progetti proposti?

"Idee pratiche, niente follie. Qualcosa che potrebbe essere considerato realistico. Per il futuro, ma che sia fondato su problemi e soluzioni ingegneristiche reali. E poi, certo, dobbiamo capire come porteremo questo habitat in una grotta".

Non vedremo architetture futuristiche come nei film, dunque.

"Molti pensano ai cilindri di O'Neill. Gerard O'Neill, era uno scienziato che ha proposto alcuni degli habitat spaziali più futuristici, negli anni '60 e '70. Immaginava colonie di centinaia di migliaia di umani che vivevano nello spazio in questi grandi cilindri che avrebbero avuto tutto, dagli ecosistemi terrestri fino agli alloggi. Ma questo è lontano nel futuro. Cerchiamo soluzioni che siano una combinazione di praticità, ma anche di un design unico. Ad esempio, puoi usare la tecnologia gonfiabile per impacchettare l'architettura e poi gonfiarla".

Però parliamo di esseri umani che non possono solo lavorare, in missioni più lunghe, costretti in spazi ancora molto sacrificati. C'è altro?

"Sarebbe interessante immaginare cosa gli umani potrebbero voler fare là al di fuori della scienza. Devono sentirsi a proprio agio. È importante soprattutto perché c'è un interesse per il turismo e tutto ciò che si lega all'esperienza dello spazio. Potrebbe essere uno dei modi principali per renderla economicamente redditizia. È quello che spinge le persone a voler andare in orbita terrestre. Lo vedremo anche sulla Luna: può essere intrattenimento, oppure per la produzione di un film, creare un osservatorio dove le persone possono andare a guardare le stelle. O magari anche fare attività all'esterno. Quindi non servono spazi grandiosi, li immagino multifunzionali. Ad esempio, non sto immaginando una sala da ballo".

Ci sarà in futuro spazio per la bellezza?

"Per me, l'architettura spaziale non può essere bella solo dall'esterno. Deve essere anche fantastica dall'interno. E ora stiamo assistendo a un Rinascimento dell'esplorazione umana dello spazio. Ci sono molte opportunità per creare un habitat spaziale molto bello. Pensa a quanti soldi servono per costruire queste cose, alla precisione, alla quantità di dettagli. Puoi integrare tutte le cose che ora vedi sulla Stazione spaziale internazionale e nascondere tutto nella parte posteriore. Così tu sei concentrato unicamente sul fatto di essere lì a fare qualsiasi attività tu voglia fare senza sentirti assediato dal disordine".

Si aprono nuove opportunità di forme, design, materiali. Una nuova architettura?

"Anche le stazioni spaziali potrebbero essere progettate diversamente. Il motivo per cui sono fatte in questo modo in questo momento è perché stanno costruendo basandosi su ciò che è stato fatto in precedenza. Su una tradizione. Ma penso che in futuro si evolverà e vedrete nuove soluzioni, nuovi materiali, ogni tipo di nuove forme di architettura spaziale".

Costruire per nuovi mondi è come mettere i semi di nuove culture extraterrestri?

"Sì, è un'idea che mi piace. Già stiamo esportando la nostra cultura nel cosmo. Abbiamo veicoli spaziali che hanno lasciato il Sistema solare. Abbiamo altre navicelle che si trovano su Marte e sulla Luna. Quando una civiltà sorge e tramonta nella storia quello che resta sono gli artefatti".

Quindi avremo architetture spaziali, proprio come sulla Terra ci sono architetture diverse al polo rispetto all'equatore. In montagna rispetto alla città?

"Proprio così. Per le cattedrali in tutta Europa si sono usati i materiali del posto, le pietre, i legni e gli edifici hanno quindi quell'aspetto. Puoi immaginare che la stessa cosa si evolva nello spazio, nell'architettura lunare e nell'architettura marziana. Il tutto utilizzando materiali locali e con un'estetica molto diversa". 

Nel frattempo i privati stanno progettando e costruendo stazioni spaziali. Quando potremo vedere Orbital Reef di Blue Origin in orbita?

"Ad essere onesti, non lo so. Vorrei vederla il prima possibile, ma chi lo sa? Non dipende da me".