I bambini guardano le braccia della maestra roteare in aria, chiudersi, allargarsi: che angolo è? Nasi all'insù, sguardo interrogativo: acuto o ottuso, la risposta sta in un mattoncino rosso o verde. Serve a visualizzare il risultato. Con gli stessi mattoncini di diverse lunghezze si può misurare il banco o il quaderno, così s'impara cosa significa perimetro per poi passare all'area. Concetti matematici tradotti in un gioco che permette agli alunni della primaria di capire ciò che è astratto attraverso la concretezza di una costruzione di mattoni colorati. "Rendere la matematica toccabile con mano" traduce Anita Tabacco, docente di Analisi matematica al Politecnico di Torino. Dietro, ovviamente, ci sono studi afferenti alle scienze neurologiche, c'è un metodo didattico messo a punto da esperti per rispondere a una delle emergenze educative nel nostro Paese: uno studente su due arriva alla Maturità senza una conoscenza sufficiente della matematica, certifica Invalsi. Non solo, nonostante se ne parli da anni, fatica a ridursi il gap di genere che vede le donne penalizzate negli studi scientifici.
Di qui il progetto presentato oggi al 38° Circolo Giuseppe Quarati di Napoli dalla Fondazione Agnelli. Un progetto promosso da Exor, con la collaborazione del politecnico di Torino. Si chiama "Matabì", negli intenti aiuta nell'apprendimento della matematica sin da piccoli perchè, osserva Tabacco, "è lì che parte il problema". E anche il divario tra maschi e femmine. Un gap allarmante nelle discipline Stem.
L'iniziativa, che ha il supporto di The Lego Fundation per i mattoncini, è partita in 88 classi di diverse città italiane, 30 nell'area metropolitana di Napoli. La valutazione è affidata all'università di Cagliari, successivamente l'obiettivo sarà diffondere Matabì nel maggior numero possibile di scuole. "La forte componente di gioco della proposta rende l’apprendimento più cooperativo e attraente, così da cercare di alleviare la preoccupazione – se non talvolta l’ansia – degli allievi e soprattutto delle allieve alle prese con la matematica" spiega la Fondazione Agnelli diretta dall'economista Andrea Gavosto. Alle classi viene fornito un kit con 14 pezzi Lego e Duplo, sono previsti workshop per la formazione degli insegnanti e tutor per l'attività in aula.
Al Circolo Quarati sono nove le classi coinvolte. "Quando l'ho proposto i miei bambini di terza erano entusiati: maestra ora studiamo ma giochiamo, vero?" racconta Daniela Di Martino. Insegna da 27 anni, è laureata in Storia dell'arte e coi suoi bambini s'è pure inventata una nuova materia: artematica. "Ad ogni ciclo i bambini cambiano nel modo di apprendere e siamo noi insegnanti che ci dobbiamo mettere in gioco, adeguarci, proporre nuovi metodi didattici. Ora sono molto più veloci e apprendono per immagini, usare i mattoncini è stato davvero una bella esperienza, hanno più facilità nel capire la matematica. Quando abbiamo misurato il banco coi mattoncini ne hanno usati di lunghezze diverse per arrivare a un'unica misura".
Elkann a Napoli presenta il progetto
Il progetto "si rivolge a tutte le ragazze e i ragazzi italiani per aiutarli a prendere familiarità con questa materia, avvicinandoli a un linguaggio che è alla base di tutto quello che ci circonda - spiega John Elkann, Ceo di Exor e presidente della Fondazione Agnelli, alla presentazione del progetto a Napoli -. Iniziamo dalla scuola elementare, proponendo alle insegnanti e alle classi un progetto originale e coinvolgente, che dopo una prima sperimentazione verrà esteso a tutta l'Italia. C'è tanto talento e tanta curiosità nei nostri studenti e soprattutto delle nostre studentesse, anche per le materie scientifiche: con Matabì possiamo alimentarli un passo alla volta, anzi un mattoncino colorato dopo l'altro, usando il linguaggio semplice e universale del gioco".
Elkann, accompagnato dalla moglie Lavinia Borromeo, è stato ricevuto alla scuola Quarati dalla preside Marina Esposito con un dono, inevitabile nella città che sta festeggiando lo scudetto: una cassata siciliana con al centro il simbolo del Calcio Napoli, un corno portafortuna con alla base la maschera di Pulcinella. "Grazie, ne abbiamo bisogno", il suo commento.
Solo il 16% delle laureate nelle discipline Stem
Il talento, dunque. E le difficoltà per le ragazze a intraprendere carriere scientifiche. Già alla fine della scuola primaria, il divario in matematica a svantaggio delle bambine equivale a sette mesi di minor scuola. Alla fine delle superiori arriva a un anno. E porta molte studentesse a rinunciare a scegliere lauree di ambito scientifico e tecnologico: oggi in Italia le donne sono circa il 60% dei laureati, ma solo il 16% ha una laurea Stem contro il 35% degli uomini. Il divario di genere si manifesta prevedibilmente nella vita professionale, dove anche le neolaureate Stem hanno, secondo i dati AlmaLaurea, livelli di occupazione più bassi (76% contro il 85% dei maschi) e retribuzioni inferiori (1.400 euro mensili netti contro 1.500 a un anno dalla laurea).
"Ma crediamo davvero che le ragazze non amino le materie scientifiche?" insiste Anita Tabacco. "Sappiamo che il divario di genere nasce già nei primi anni di vita, in età prescolare. E allora dobbiamo lavorare per cambiare già allora l’atteggiamento, spesso inconscio, di genitori ed educatori, in generale degli adulti, quando si riferiscono a bambine e bambini. Perché infine il divario di genere non è un problema solo per le donne, ma per la società". O almeno così dovrebbe essere.