ROMA - Il piano b è stato già allestito. Anche se c'è tempo, e in abbondanza, per portare a termine l'impegno. Tre anni, non qualche settimana. Ma al governo non basta per realizzare e assegnare 52.500 posti letto nelle residenze universitarie. Mancano le strutture. E i soldi.
Uno dei progetti simbolo del Pnrr è in bilico. La ministra dell'Università Anna Maria Bernini non vuole alzare bandiera bianca; il boomerang del cedimento è il rischio di alzare il livello delle proteste degli studenti. Ma in gioco c'è anche il rispetto degli impegni presi con Bruxelles. Tutti ragionamenti che però si infrangono contro la capacità di tenere il passo su un progetto che vale quasi 1 miliardo del Piano di ripresa e resilienza.
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Non c'è più tempo
Eccolo, il piano…
ROMA - Il piano b è stato già allestito. Anche se c'è tempo, e in abbondanza, per portare a termine l'impegno. Tre anni, non qualche settimana. Ma al governo non basta per realizzare e assegnare 52.500 posti letto nelle residenze universitarie. Mancano le strutture. E i soldi.
Uno dei progetti simbolo del Pnrr è in bilico. La ministra dell'Università Anna Maria Bernini non vuole alzare bandiera bianca; il boomerang del cedimento è il rischio di alzare il livello delle proteste degli studenti. Ma in gioco c'è anche il rispetto degli impegni presi con Bruxelles. Tutti ragionamenti che però si infrangono contro la capacità di tenere il passo su un progetto che vale quasi 1 miliardo del Piano di ripresa e resilienza.
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Non c'è più tempo
Eccolo, il piano di emergenza: chiedere più tempo alla Commissione europea. Scavallare la scadenza di giugno 2026, prorogandola di due anni, e arrivando così al 2028. Solo che c'è un problema: le risorse del Pnrr vanno spese entro la fine del 2026. Quindi l'idea va "aggiustata": bisogna spostare un pezzo dell'obiettivo sui fondi strutturali europei 2021-2027, che hanno una rendicontazione allungata, fino al 2029. Uno spacchettamento, con la promessa che alla fine si arriverà ai 60mila posti letto previsti entro l'estate del 2026. C'è anche un'altra ipotesi in campo, decisamente più scivolosa e per questo tenuta coperta: rinunciare a qualche migliaia di posti, se la Commissione Ue dovesse respingere la richiesta dei tempi supplementari.
Riconvertire le strutture demaniali in disuso
È una corsa con l'affanno. Nelle prossime ore, spiega la ministra Bernini, "firmerò un decreto per una manifestazione di pubblico interesse: al Demanio, alle Regioni, ai Comuni e ad altri enti si chiederà di trovare strutture in disuso da riconvertire in residenze studentesche". Ex caserme, per esempio. Per questo la titolare dell'Università non vuole aprire lo scontro politico con i sindaci, che possono tornare utili. E con cui negli scorsi giorni si è seduta al tavolo.
Un censimento, con il timore però che gli immobili non si trovino o che serva troppo tempo per reperirli e renderli idonei a ospitare gli studenti, facendo così fallire l'obiettivo dei 52.500 posti letto. Ma se la ricerca va a vuoto, i problemi aumentano. Perché con i 600 milioni rimasti, rispetto ai 960 stanziati dal Pnrr, non si può né costruire da zero né ristrutturare, ma solo gestire l'esistente.
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Mancano i soldi
Per questo il governo pensa di impiegare più risorse, sotto forma di incentivi, per spingere i privati a investire. Un'opera di convincimento che passa da un bando, aperto anche ai gestori pubblici che oggi però sono più in difficoltà nel sostenere i costi. Le risorse scarseggiano. A meno di non chiedere prestiti aggiuntivi a Bruxelles, con la controindicazione di alzare il debito: un orientamento non condiviso all'interno del governo. L'alternativa è utilizzare fondi nazionali, ma il bacino da cui attingere non è stato individuato, e i soldi sono già pochi per le tante promesse sulle tasse.
I passaggi dell'exit strategy richiedono tempo e soprattutto il via libera dell'Europa, che già lamenta i ritardi sulla revisione del Piano. E che ha chiesto a Roma di tenere riservata la trattativa mentre in casa si litiga sul da farsi.
L'ipotesi di un canone calmierato
La rincorsa dell'esecutivo deve fare anche i conti con le ragioni della protesta degli universitari accampati in tenda. Che chiedono un reddito studentesco per chi ha diritto all'alloggio ma è rimasto escluso dall'assegnazione. E il conferimento del posto letto a chi è in graduatoria negli studentati privati, dove oggi una singola è arrivata a costare anche mille euro.
La risposta di Bernini, fanno sapere dal ministero, è questa: una corsia preferenziale per gli enti pubblici e privati che destineranno una quota dei posti agli studenti più in difficoltà. Una clausola che però è già saltata con le aggiudicazioni chiuse a febbraio, per i primi 7.500 posti letto. Il resto è appeso all'esito del tavolo interministeriale che dovrà fissare un canone calmierato. Mettendo già in conto che potrebbe non bastare.