La pm del caso Meredith indagata per aver "curiosato" nei registri della Procura di Perugia: "Cercava notizie su amici indagati"
di Antioco FoisPERUGIA - Accesso abusivo ad uno dei sistemi informatici della procura di Perugia. È l'accusa dalla quale la pm Manuela Comodi si è difesa nell'udienza preliminare al tribunale di Firenze. Al centro delle indagini sono finiti nove accessi al Sicp, il Sistema informatico della cognizione penale, che secondo la procura del capoluogo toscano sarebbero stati fatti senza che vi fossero "ragioni d'ufficio". Una serie di consultazioni del registro che elenca in maniera schematica i procedimenti aperti dall'ufficio di Perugia (e non i fascicoli con i particolari segreti delle indagini) che secondo la richiesta di rinvio a giudizio erano "ontologicamente estranee" rispetto ai compiti professionali del magistrato.
Nel particolare, la pm perugina nota per avere sostenuto la pubblica accusa nel processo per l'omicidio di Meredith Kercher, è chiamata a chiarire davanti al gup le motivazioni di nove ricerche effettuate tra il 12 e il 14 …
PERUGIA - Accesso abusivo ad uno dei sistemi informatici della procura di Perugia. È l'accusa dalla quale la pm Manuela Comodi si è difesa nell'udienza preliminare al tribunale di Firenze. Al centro delle indagini sono finiti nove accessi al Sicp, il Sistema informatico della cognizione penale, che secondo la procura del capoluogo toscano sarebbero stati fatti senza che vi fossero "ragioni d'ufficio". Una serie di consultazioni del registro che elenca in maniera schematica i procedimenti aperti dall'ufficio di Perugia (e non i fascicoli con i particolari segreti delle indagini) che secondo la richiesta di rinvio a giudizio erano "ontologicamente estranee" rispetto ai compiti professionali del magistrato.
Nel particolare, la pm perugina nota per avere sostenuto la pubblica accusa nel processo per l'omicidio di Meredith Kercher, è chiamata a chiarire davanti al gup le motivazioni di nove ricerche effettuate tra il 12 e il 14 marzo 2019, che secondo l'indagine del procuratore facente funzioni di Firenze, Luca Turco, sarebbero state inerenti "ai rapporti di amicizia", con alcuni soggetti indagati in procedimenti non assegnati alla Comodi, "ai rapporti con l'ex coniuge", "nonché ai rapporti con il convivente" Umberto Rana, ex presidente della sezione fallimentare del Tribunale di Perugia e ora giudice a Macerata. Magistrato, quest'ultimo, comparso sulle cronache anche come il giudice-eroe, che nel settembre 2017 era stato ferito da una coltellata mentre difendeva una collega aggredita da un uomo che si era introdotto armato nel tribunale di Perugia, e che lo scorso ottobre è stato rinviato a giudizio per un altro procedimento, nel quale è chiamato a rispondere delle accuse di corruzione per l'esercizio della funzione e falso per presunte irregolarità nell'affidamento di incarichi nell'ambito di alcune procedure fallimentari.
Secondo il decreto di rinvio a giudizio, a Rana viene contestato di avere ricevuto benefit da alcuni professionisti coimputati nello stesso processo a Firenze. Nello specifico, due buoni da 500 e 700 euro per fare acquisti in altrettante boutique di abbigliamento maschile dell'acropoli di Perugia, la collaborazione di due commercialisti per la redazione di uno schema "di provvedimento di omologa da utilizzare nelle varie procedure". Gli stessi professionisti, nell'aprile del 2019, avrebbero promesso di interessarsi per "il buon esito della procedura di copertura del posto di procuratore della Repubblica aggiunto in Perugia" in favore della compagna di Rana, che non è mai entrata nell'indagine. I due commercialisti, sempre secondo l'accusa rappresentata da procuratore Luca Turco e dal pm Leopoldo De Gregorio, si sarebbero interessati anche "in favore della posizione lavorativa" dell'ex coniuge della pm perugina (anche lui mai toccato dall'indagine). Al centro delle contestazioni anche le prestazioni professionali gratuite di un architetto per lavori nell'abitazione dei due magistrati.
Secondo le carte che hanno dato avvio al processo, al magistrato in servizio a Macerata sono contestati anche cinque episodi di concorso in falso in atto pubblico, sulla base di attestazioni rese dai professionisti indagati in occasione della loro nomina a curatori o commissari. In particolare, la procura di Firenze sostiene che i professionisti attestassero "falsamente l'insussistenza di cause di incompatibilità", ma invece avrebbero avuto "rapporti di assidua frequentazione" con Rana e in alcuni casi anche con la compagna e collega.
I magistrati di Firenze, come accennato, ritengono che alcune consultazioni informatiche della pm Comodi fossero inerenti ai rapporti con il compagno giudice. Nello specifico, le indagini indicano tre ricerche, divise nell'arco di alcuni mesi tra fine 2020 e la prima metà del 2021, che riguardavano il nome di Giuseppe Colaiacovo, imprenditore dalla dinastia dei cementieri di Gubbio, considerato parte lesa nella vicenda sulla procedura fallimentare della società FcGold. Vicenda per la quale il giudice Rana era stato in una fase iniziale indagato per abuso d'ufficio, un'ipotesi che in seguito era caduta.
Una ricostruzione respinta dalla difesa della pm di Perugia, che ritiene le contestazioni "costruite sul mero rilievo dell'accesso al sistema, senza alcun elemento dal quale desumere che la dottoressa Comodi abbia agito per ragioni estranee al servizio", precisa l'avvocato Chiara Lazzari. Per la difesa della magistrata in servizio a Perugia, gli accessi al registro generale "erano necessari e funzionali all'attività d'ufficio" e il registro consultato "non riporta il contenuto di atti del fascicolo né riporta dati segreti, ma il numero del procedimento, i nomi di indagati e delle persone offese, il reato contestato. Tutti dati che di regola possono essere comunicati agli interessati a loro richiesta. Ciascun magistrato - continua la penalista - è normalmente abilitato ad accedere ai dati dei procedimenti degli altri e lo può fare per esempio per verificare connessioni, esigenze di coordinamento, situazioni di incompatibilità".
Su quest'ultimo punto si fonda anche una parte delle indagini difensive avviate dalla legale che difende la pm umbra imputato a Firenze. "Abbiamo acquisito e depositato in udienza - continua l'avvocato Lazzari - due attestazioni firmate dal procuratore di Perugia, Raffaele Cantone, e dal procuratore generale, Sergio Sottani, che confermano l'assenza di qualsiasi specifica limitazione o necessità di autorizzazione del capo dell'ufficio alla consultazione del registro informatico Sicp".
Respinge gli addebiti della procura di Firenze anche la difesa del giudice Rana, assistito dall'avvocato Francesco Maresca. "In udienza preliminare - commenta il penalista - abbiamo fatto il primo passo, facendo cadere l'imputazione di abuso d'ufficio. Secondo l'accusa, l'asservimento della funzione deriverebbe dal pagamento di due miseri buoni di qualche centinaio di euro in occasione della nomina del mio assistito a presidente di sezione del Tribunale o altri episodi marginali, sostanzialmente derivati dalla reciproca stima tra un gruppo di persone che organizzavano vari convegni in materia di diritto fallimentare".
"Inoltre - aggiunge l'avvocato Maresca - c'è la totale assenza del presupposto dell'asservimento e per quanto riguarda le contestazioni di falso sulle nomine, tra i soggetti indagati non c'era assidua frequentazione, ma una normale frequentazione dovuta a motivi professionali. Dimostreremo anche in dibattimento come questi soggetti non abbiano avuto ulteriori incarichi nel corso degli anni in cui il giudice Rana è stato al vertice della sezione del Tribunale, perché alcuni ne hanno ricevuti addirittura meno di prima".