Camilla Mammi, 42 anni, non pensava che avrebbe festeggiato la Festa della Mamma dopo la diagnosi di tumore al seno che l'ha colpita molto giovane. Ma se la sua Alice è nata, un anno e mezzo fa, è anche grazie alle azalee che domenica l'Airc (airc.it) come ogni anno in primavera porta in piazza. L'Associazione italiana per la ricerca sul cancro offrirà infatti fiori in cambio di 18 euro per la scienza che cura il tumore.
Dal 1984 Airc ha raccolto e redistribuito nei laboratori 290 milioni di euro. E Camilla sa bene quanto la scienza sia importante per cambiare i destini: sua figlia è nata grazie a una cura sperimentale finanziata dall'Associazione e portata avanti da Lucia Del Mastro, oncologa dell'università e del San Martino di Genova. Il trattamento che preserva le ovaie dai danni della chemioterapia le ha permesso di avere una gravidanza di successo dopo essere guarita dal tumore.
Come inizia tutto?
"Otto anni fa ero in vacanza e stavo leggendo un libro. Passai la mano sul petto e sentii un piccolo nodo. Sapevo cosa poteva significare. Mia madre era morta di cancro al seno quando avevo 9 anni. Corsi subito a controllarmi ed ebbi la conferma che temevo".
Come seppe della sperimentazione?
"Per caso. Vivo a Genova e la professoressa Del Mastro è primaria all'Istituto Tumori della città. Dissi fin da subito che avrei fatto qualsiasi cosa per poter un giorno diventare madre. Venni inserita nella sperimentazione, ero una delle prime donne e sull'efficacia della cura non c'era alcun dato certo".
In cosa consiste la cura?
"Una puntura al mese da eseguire contemporaneamente alla chemioterapia. Il farmaco induce una sorta di menopausa. Mette a riposo le ovaie in modo che vengano risparmiate dall'effetto tossico della chemio. Nel frattempo ero stata operata a entrambi i seni, anche quello sano per evitare di ammalarmi di nuovo, e avevo congelato gli ovuli".
Perché ha congelato gli ovuli se stava eseguendo la cura?
"Per precauzione. Non c'era certezza che il trattamento funzionasse. Dopo la guarigione ho parlato con Del Mastro e con la dottoressa che mi ha sempre seguito, Francesca Poggio. Mi dissero di provare a concepire naturalmente per un annetto o due. Se non avesse funzionato, avremmo prelevato gli ovuli per la fecondazione assistita".
Non ce ne fu bisogno?
"La cura aveva funzionato. Persi una prima gravidanza dopo due mesi, ma ormai avevo acquistato fiducia. Poco dopo è arrivata Alice, una bambina furbissima e sanissima".
Otto anni fa avrebbe creduto che oggi avrebbe celebrato la festa della mamma?
"La diagnosi è sempre un momento tremendo. Ti ritrovi all'improvviso in un mondo parallelo. Hai la tua vita normale e poi una seconda vita all'Istituto Tumori. Devi affrontare un mondo nuovo, sconosciuto, e che fa un'enorme paura. E' stata un'esperienza tosta. Mi ha cambiato. Oggi mi fa vedere le cose in modo meno scontato. La mia relazione col fidanzato di allora non ha retto. Più tardi ho incontrato Fabio, il mio attuale marito. Anche questo è avvenuto grazie al tumore".
Qual è stato il ricordo peggiore?
"L'operazione è stata una passeggiata rispetto alla chemio. Il tuo aspetto cambia completamente. Ti guardi allo specchio e vedi uno spettacolo desolante. Le forze non ti bastano neanche per rifare il letto. Ma poi per fortuna passa. Le cose si riaggiustano. Oggi tendo a evitare le persone che si lamentano per ogni piccola cosa".
"E' morta nel 1989. Non esisteva la diagnosi precoce. Sentiva un nodo al seno, ma era incinta di mio fratello e il ginecologo pensava fosse un grumo di latte. Così finì per scoprire il tumore troppo tardi. Nelle persone giovani la malattia corre ancora più veloce. Lei e mio padre erano appena arrivati a Genova dalla Sicilia. Penso spesso alla diversità delle nostre storie. Posso solo ringraziare la ricerca e l'Airc".