✕

"Cara Meloni, contro la denatalità non basta una manciata di euro": attivisti e influencer spiegano perché non facciamo più figli

Per riempire di nuovo le culle servono "investimenti su occupazione, servizi, diritti, parità", ma anche "riconoscere come italiani tutti i bimbi nati qui". Invece il governo "vuole più bambini, ma non dalle coppie gay né dalle persone non bianche"
2 minuti di lettura

Come fosse un'ammissione di colpa, sul sito dell'evento che si sta svolgendo a Roma, gli Stati Generali della Natalità, si legge inverno demografico, culle vuote: tante definizioni e poca concretezza. Ma la concretezza sarebbe d'obbligo in un Paese in cui "il contesto è di totale svantaggio per le donne che non si lasciano convincere da una manciata di euro", come dice Karen Ricci, autrice di "Cara, sei maschilista" e del podacst Fem Talk, che aggiunge "tra precariato e assenza di servizi, giustamente non si chiedono quando ma se vale la pena".

Mancano i servizi e un vero welfare familiare

Ma il tema della denatalità non è guardato con la lente della ragione, piuttosto con quella ideologica "e con quella della costrizione", commenta Elide Pantoli, autrice di "Cenerentole Moderne", "ostacolare la gratuità dei contraccettivi o l'aborto significa solo costringere le persone delle c…

Come fosse un'ammissione di colpa, sul sito dell'evento che si sta svolgendo a Roma, gli Stati Generali della Natalità, si legge inverno demografico, culle vuote: tante definizioni e poca concretezza. Ma la concretezza sarebbe d'obbligo in un Paese in cui "il contesto è di totale svantaggio per le donne che non si lasciano convincere da una manciata di euro", come dice Karen Ricci, autrice di "Cara, sei maschilista" e del podacst Fem Talk, che aggiunge "tra precariato e assenza di servizi, giustamente non si chiedono quando ma se vale la pena".

Mancano i servizi e un vero welfare familiare

Ma il tema della denatalità non è guardato con la lente della ragione, piuttosto con quella ideologica "e con quella della costrizione", commenta Elide Pantoli, autrice di "Cenerentole Moderne", "ostacolare la gratuità dei contraccettivi o l'aborto significa solo costringere le persone delle categorie più fragili a diventare genitori". Diverso sarebbe parlare di investimenti su occupazione, servizi, diritti, parità e, banalmente, sul pianeta. Ma anche "di riconoscere come italiani tutti i bimbi nati qui", continua Ricci. Nemmeno c'è sul tavolo l'idea del congedo parentale paritario. Che "sarebbe fondamentale, ma si crede ancora che tocchi solo alle mamme", dice invece Diego Di Franco, autore di "Il meraviglioso mondo dei papà" e papà a tempo pieno di due piccoli. Un buon terreno è quello in cui il "sostegno è trasversale e per tutti, non solo per i neo genitori: i figli poi diventano persone". In tal senso "nei Paesi scandinavi non ci sono mezzucci: chi sceglie di mettere su famiglia trova condizioni economiche e sociali favorevoli, non c'è ufficio o azienda che non abbia un asilo per aiutare madri e padri, lì non si sceglie tra lavoro e bambini".

Vita e carriera per le donne sono inconciliabili

In Italia però "i figli sono solo della mamma", ironizza Ella Marciello, copywriter e attivista digitale (e mamma), "e lavoro e figli sono inconciliabili perché si continuano a ignorare i cambiamenti sociali". L'Istat ci dice che il 41% di chi vorrebbe un secondo figlio non lo fa proprio per assenza di servizi, fatica e la certezza dell'esclusione sociale. E all'esclusione, le donne, non ci vogliono tornare. "Invece di investire nell'occupazione, per favorire la natalità si vuol far cadere i giovani etero (in particolare le madri) in una trappola", dice Francesca Cavallo, scrittrice, "e per come la genitorialità è trattata per molti è questo: una trappola". Per fortuna "a differenza di qualche generazione fa siamo libere di scegliere", sottolinea Elide Pantoli. E nella libertà di sacrificarsi oppure no, "detassazione e bonus sono fumo negli occhi: chi ha un figlio lo sa, costa tanto e costa per sempre. Serve una rete di supporto pubblico costante, dalle scuole ai servizi. La denatalità riguarda tutto e tutti" continua Marciello.

Creare un sistema che aiuta chi desidera figli

Tra le voci che problematizzano la (mala) gestione del tema della denatalità anche l'attivista per la maternità, Francesca Bubba: la natura del problema "è multifattoriale e in più c'è l'incapacità di soddisfare il desiderio di genitorialità" di chi, intanto, ce l'avrebbe. Non si parla neanche della "status anxiety, l'esigenza dei genitori moderni di garantire ai figli non beni di prima necessità ma uno status e nuove dimensioni di cura. Che se va bene, si garantiscono appena a un figlio". Un adagio africano recita 'Ci vuole un villaggio per crescere un bambino', perché "la genitorialità è stata storicamente una questione collettiva", dice Pantoli. E lontane dal welfare familiare, senza quello pubblico né certezze economiche per loro, prima che per i bambini, "le famiglie collassano sotto il peso delle responsabilità, senza contare l'apprensione per il cambiamento climatico: dove e in che condizioni vivrebbe un mio eventuale figlio tra dieci o vent'anni?", si chiede Pantoli, che incalza, "invece di perseguitare chi sceglie di non averne creassero un sistema sostenibile che agevola chi ne desidera". Inoltre l'Italia "vuole più figli ma non i nostri né dalle persone non bianche", aggiunge Francesca Cavallo, che "come tutte le lesbiche che iniziano un percorso di genitorialità carbonara", si sta informando sui Paesi nei quali è possibile la fecondazione assistita. "Ed è doloroso pensare che milioni di famiglie leggono le mie 'Storie della buonanotte' ai loro figli e che il mio governo non considera me adatta a leggerle ai miei".