Cronaca

Adunata degli alpini, la promessa delle penne nere: "Nessuna tolleranza sulle molestie". Le femministe: "Coscienza sporca"

Adunata degli alpini, la promessa delle penne nere: "Nessuna tolleranza sulle molestie". Le femministe: "Coscienza sporca"
(ansa)
L'incubo di un catastrofico bis incombe sul 94° raduno di Udine, che si chiuderà domani con Meloni, Crosetto e La Russa. "Controllare per quattro giorni il comportamento di 400 mila persone - dice il presidente Ana di Udine - è impossibile, ma siamo al fianco delle donne"
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UDINE - Per gli alpini, come assicura una celebre scritta incisa nella pietra nel 1943, non esiste l'impossibile: alle adunate annuali però, a un secolo e mezzo dalla nascita delle truppe di montagna, il loro rapporto con le donne resta complicato. "C'è stato un problema - dice Sebastiano Favero, presidente nazionale Ana - ci siamo rimboccati le maniche e l'abbiamo affrontato. Chi sbaglia paga, alpino o non alpino: le accuse però devono essere provate".

Un anno dopo Rimini, oltre 150 denunce di molestie e una querela contro ignoti finita in archivio, l'incubo di un catastrofico bis incombe sul 94° raduno di Udine, chiuso domani dalla sfilata di 80 mila penne nere davanti alla premier Giorgia Meloni, al ministro della Difesa Guido Crosetto e al presidente del Senato Ignazio La Russa. Manifesto anti-molestie e pro memoria in sei punti contro la violenza di genere, pubblicati dai vertici dell'associazione d'arma che conta 340 mila soci, alla vigilia non bastano a raffreddare il fronte del conflitto tra Ana e movimenti femministi. "Nemmeno quest'anno - accusano le associazioni delle donne - si è pensato a un piano di sorveglianza e sicurezza che tenga conto anche delle questioni di genere".

Su chat e social gli ex alpini così lanciano l'allarme: "Attenzione, qualcuna potrebbe tentare di provocarci, di farsi toccare e di filmarci a tradimento per incastrarci". E' un'allerta che le donne del collettivo "Non una di meno" in queste ore definiscono "sessista" e dettata dalla "coscienza sporca". Invece di rasserenare il clima della più partecipata festa nazionale, semina tensione in un Friuli che resta la culla sia della resistenza militare alpina, che della generosità degli ex nelle emergenze, da cui dopo il terremoto del 1976 è nata la protezione civile. "Controllare per quattro giorni il comportamento di oltre 400 mila persone - dice Dante Soravito De Franceschi, presidente Ana di Udine - è impossibile: deve essere però chiaro che gli alpini sono al fianco delle donne e dalla parte di quelle oggetto di molestie. Promuoviamo con fermezza un cambiamento culturale anche al nostro interno, teso a condannare apprezzamenti verbali non più tollerabili, che gettano fango sull'onore di tutti gli alpini".

Sulla Loggia del Lionello, cuore della città medaglia d'oro al valor militare e alla resistenza contro il fascismo, Ana, Municipio e associazione regionale per le Pari opportunità hanno così appeso uno striscione che sintetizza l'impegno comune: "Zero Tolerance, gli alpini contro la violenza di genere". In arrivo, dentro l'Ana, anche la figura di un "consigliere di fiducia" per l'uguaglianza di genere. In una simile trincea valoriale, che minaccia di trasformare le adunate alpine in guerre di nervi tra donne ed ex penne nere, da giovedì sfilano migliaia di alpini rientrati anche dall'estero, con mogli, fidanzate e famiglie al seguito. Quasi tutti over 60, due ultracentenari, convinti di essere applauditi per solidarietà e impegno nelle emergenze: scoprono invece freddezza e diffidenza, innescate da un'immagine negativa senza precedenti.

"L'equazione alpino-molestatore - dice Massimo Cortesi, portavoce Ana e direttore del mensile L'Alpino - è inaccettabile. Soci e i volontari conoscono i nostri valori: chi li viola, viene cacciato. Non mi risulta che nelle manifestazioni ufficiali siano mai stati denunciati episodi sessisti. A rischio resta la movida notturna, quando qualcuno perde il controllo a causa dell'alcol. E' però l'emergenza comune dei sabati sera in tutto il Paese: individuare chi è alpino, chi no e chi approfitta delle nostre adunate per sfogare un latente anti-militarismo, è un problema da affrontare".

Anche perché birra e vino, nei campi montati in periferia e nel centro di Udine tappezzato di tricolori, in effetti scorrono a fiumi. Fuori dai tendoni che cucinano polenta, frico e salsicce, i cartelli seducono: "Ogni 10 birre, l'undicesima è gratis". I banchetti, per pochi euro, offrono "veri cappelli alpini", "penne nere rigide o flex", "autentiche felpe Ana", più stemmi, fregi e decorazioni. Chiunque, sulla strada, può travestirsi da alpino all'istante, sfilare, gonfiarsi di alcol, cantare "Evviva evviva il reggimento" e molestare celato dietro l'apparenza di un "vecio" o di un "bocia". 

"Un brutto capitolo da chiudere - dice Favero - perché oscura sacrifici storici, dal fronte del Piave a Nikolajevka, oltre all'impegno attuale degli alpini per la pace. Nell'Ucraina invasa dai russi non smettiamo di lavorare per un'intesa che ponga fine alla guerra e siamo pronti a dare una mano per la ricostruzione. E una maggiore sinergia tra Ana e alpini in armi può rendere sempre più tempestivi, non solo in Italia, i soccorsi alla popolazione civile in occasione di emergenze e calamità naturali".

Condizione: spazzare via dalle adunate l'immagine delle penne nere che, equivocando licenze goliardiche da ex commilitoni, non rispettano le donne. A Udine, già un primo passo: in sfilata anche il gruppo storico che unisce le discendenti delle portatrici carniche, centinaia di donne che durante la prima guerra mondiale si caricavano sulle spalle zaini da 40 chili per rifornire di cibo agli alpini che resistevano nelle trincee di montagna. Una di loro, Maria Plozner Mentil, venne uccisa. "Mai strac": anche ricordare donne troppo a lungo anonime, non solo per gli alpini, è un modo per riflettere e cominciare a chiedere scusa.