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Ismail, migrante e disabile punito dal decreto Cutro. "Addio protezione speciale"

Senegalese, qui da sei anni, senza un piede, in carico ai servizi di salute mentale per le violenze subite in Libia, il suo permesso non è stato rinnovato “Ora vive in un limbo”. Interrogazione parlamentare del Pd a Piantedosi: "Non ricacciate quest'uomo nella clandestinità".
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Ismail, per sua fortuna, non ha nessuna coscienza di quel che gli sta capitando: riconosciuto disabile mentale per le violenze subite in Libia, beneficiario della legge 104, un piede amputato a causa delle gravissime ferite con cui è arrivato in Italia tre anni fa, da qualche giorno è diventato “clandestino”.

«La protezione speciale non esiste più, impossibile rinnovare il suo permesso». Così la questura di Cuneo lo ha liquidato quando, insieme ai volontari della casa di accoglienza della comunità Papa Giovani XIII che lo ospitano in un centro della provincia, si è presentato alla scadenza del permesso che gli era stato riconosciuto due anni fa.

Gli effetti dell'abolizione della protezione speciale

Ecco, dunque, cosa significa nella vita reale l’abolizione della protezione speciale decisa dal governo Meloni con il decreto Cutro ormai convertito in legge. Ismail, 29 anni, partito dal Senegal nel 2010 e approdato in Italia nel 2017 dopo sette infiniti anni di prigionia e tortura in Libi…

Ismail, per sua fortuna, non ha nessuna coscienza di quel che gli sta capitando: riconosciuto disabile mentale per le violenze subite in Libia, beneficiario della legge 104, un piede amputato a causa delle gravissime ferite con cui è arrivato in Italia tre anni fa, da qualche giorno è diventato “clandestino”.

«La protezione speciale non esiste più, impossibile rinnovare il suo permesso». Così la questura di Cuneo lo ha liquidato quando, insieme ai volontari della casa di accoglienza della comunità Papa Giovani XIII che lo ospitano in un centro della provincia, si è presentato alla scadenza del permesso che gli era stato riconosciuto due anni fa.

Gli effetti dell'abolizione della protezione speciale

Ecco, dunque, cosa significa nella vita reale l’abolizione della protezione speciale decisa dal governo Meloni con il decreto Cutro ormai convertito in legge. Ismail, 29 anni, partito dal Senegal nel 2010 e approdato in Italia nel 2017 dopo sette infiniti anni di prigionia e tortura in Libia, non aveva i requisiti per ottenere l’asilo ma le sue condizioni di salute erano talmente evidenti che, grazie allo strumento della protezione speciale, gli è stato fin qui consentito di avere un tetto, delle cure, di immaginare un seppur difficilissimo percorso di inserimento lavorativo.

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«E ora una persona in questo stato dovremmo mandarla per strada? Noi di certo non lo faremo ma, secondo la legge, Ismail adesso è a tutti gli effetti un irregolare, senza alcun diritto probabilmente neanche alle cure che il servizio sanitario gli ha fin qui assicurato avendolo riconosciuto come disabile grave», dice Giona Cravanzola, responsabile della casa di accoglienza.
Adesso è un limbo imperscrutabile quello che avvolge il futuro di questo giovane uomo che non è neanche in grado di capire quello che sta accadendo.

La storia di Ismail

Quando è arrivato a Genova, nel 2017, Ismail aveva un piede in putrefazione a causa delle ferite da arma da fuoco mai curate e disturbi mentali che i medici hanno attribuito alle violenze subite in Libia. Lo hanno portato al Rizzoli di Bologna e gli hanno amputato l’arto. «Ma lui non si è scoraggiato e con quel moncherino al posto del piede destro riesce comunque a camminare — spiega ancora Cravanzola — Soffre di deliri psicotici, ha spesso paura appena si ricreano attorno a lui delle condizioni che gli ricordano quello che ha vissuto, come l’essere rinchiuso al buio, non è assolutamente pericoloso o violento, ma di certo non lo si può lasciare per strada da solo. Avevamo cominciato ad immaginare per lui un qualche percorso di inserimento lavorativo, di autonomia, ma adesso abbiamo dovuto fermare tutto. Senza permesso di soggiorno non può fare nulla, se lo fermasse una pattuglia per strada senza documenti per lui sarebbe la fine».

La casa di accoglienza lancia un appello

Ismail ha avuto riconosciuti i benefici della legge 104, è in carico ad un centro di salute mentale ma adesso, in teoria, da irregolare non dovrebbe più aver diritto a nulla. «Mi chiedo se gli daranno ancora gli psicofarmaci di cui ha assolutamente bisogno», aggiunge il responsabile della casa di accoglienza. Che lancia anche un appello: «Quest’uomo non può essere abbandonato al suo destino, noi lo affiancheremo in una nuova richiesta di permesso di soggiorno. Non si può ledere così un diritto sacrosanto che gli era già stato riconosciuto».

Interrogazione parlamentare del Pd

Sulla vicenda il parlamentare del Pd Gian Antonio Girelli ha rivolto subito un'interrogazione parlamentare al ministro dell'Interno Piantedosi. "La decisione del governo di abolire la protezione speciale sta creando ora nuovi “clandestini”, invisibili privi di ogni diritto e che, tra l’altro, rischiano di essere facile preda delle organizzazioni criminali - scrive Girelli - tra gli altri, appunto, Ismail che rischia di perdere il diritto alle cure per le sua patologie fisiche e per quelle mentali conseguenza delle torture subite. Quali iniziative di sua competenza intenda intraprendere il Ministro interrogato per evitare che il cittadino senegalese in oggetto si trovi abbandonato al suo destino, nonostante abbia diritto ad essere accolto e curato, evitando di ricacciarlo nella clandestinità".

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