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Migranti, Piantedosi in Tunisia: rimpatri volontari assistiti per chi rinuncia ad attraversare il Mediterraneo

Nuova missione del ministro dell'Interno dopo quella annullata con la commissaria europea Johansson e i colleghi di Francia e Germania. Nessun sostegno economico in vista da parte di Fmi ed Europa, l'Italia può promettere solo nuovi mezzi per la Guardia costiera
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Rispedire nei Paesi d'origine il maggior numero di migranti subsahariani arrivati in Tunisia per evitare che possano imbarcarsi per tentare la traversata verso l'Europa. È questo il nuovo obiettivo dell'accordo raggiunto oggi a Tunisi tra il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi e il suo omologo Kamel Fekih. Una visita prevista alcune settimane fa in compagnia anche della commissaria europea Ylva Johansson ma rinviata nel tentativo di trovare qualcosa da portare in dote a Tunisi per chiedere ancora una volta il blocco delle partenze e un maggior numero di rimpatri.

La strada individuata è quella dei rimpatri volontari assistiti. L'Italia si è impegnata a sostenere la Tunisia nel meccanismo che prevede l'erogazione di piccole somme di denaro ai migranti che accetteranno di ritornare volontariamente nei Paesi di origine e potere lì avviare una attività. È la richiesta che il governo tunisino ha rivolto all'Italia visto che il 90 per cento dei migranti che arrivano a Lampedusa sui barc…

Rispedire nei Paesi d'origine il maggior numero di migranti subsahariani arrivati in Tunisia per evitare che possano imbarcarsi per tentare la traversata verso l'Europa. È questo il nuovo obiettivo dell'accordo raggiunto oggi a Tunisi tra il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi e il suo omologo Kamel Fekih. Una visita prevista alcune settimane fa in compagnia anche della commissaria europea Ylva Johansson ma rinviata nel tentativo di trovare qualcosa da portare in dote a Tunisi per chiedere ancora una volta il blocco delle partenze e un maggior numero di rimpatri.

La strada individuata è quella dei rimpatri volontari assistiti. L'Italia si è impegnata a sostenere la Tunisia nel meccanismo che prevede l'erogazione di piccole somme di denaro ai migranti che accetteranno di ritornare volontariamente nei Paesi di origine e potere lì avviare una attività. È la richiesta che il governo tunisino ha rivolto all'Italia visto che il 90 per cento dei migranti che arrivano a Lampedusa sui barchini provenienti dalla Tunisia sono dell'Africa subsahariana e non tunisini. Dunque non potrebbero comunque essere riportati in Tunisia.

Piantedosi, che ha anche incontrato il presidente tunisino Saied, ha ringraziato per l'impegno profuso dalla polizia e dalla guardia costiera tunisina nel bloccare un importante numero di barche che diversamente avrebbero ancor più reso pesante il numero degli arrivi e ha garantito aiuti alla guardia costiera con nuovi mezzi e pezzi di ricambio per quelli fuori uso. Aiuto anche a livello investigativo per cercare di intercettare le organizzazioni di trafficanti che gestiscono le partenze.

Più di questo l'Italia, al momento, non può dare. Oltre 45.000 arrivi, 25.000 solo dalla Tunisia, decine di naufragi con un numero di vittime mai così alto dal 2017. Il ciclone mediterraneo di questi giorni promette una breve tregua ma le partenze di migranti dalle coste tunisine restano il primo pensiero del Viminale.

Niente soldi dall'Fmi

Blocco delle partenze e rimparti restano dunque l'obiettivo del governo Meloni: Piantedosi ha reiterato oggi a Tunisi pur non potendo portare alcun impegno finanziario come invece l'Italia aveva promesso alcuni mesi fa spingendo perche il Fondo monetario internazionale sbloccasse l'atteso contributo per la Tunisia. E invece niente soldi dell'Fmi, visto che il presidente Saied non sembra intenzionato ad avviare il cammino delle riforme che il Fondo monetario pretende e, di conseguenza, niente soldi neanche da parte dell'Europa.

Il sostegno della Guardia costiera

L'unica cosa che l'Italia è in grado di annunciare è, appunto, un ulteriore sostegno alla Guardia costiera tunisina sotto forma di nuovi mezzi e di formazione del personale per provare a fermare un maggior numero di imbarcazioni di quelle che ogni giorno muovono dalle coste di Sfax. Anche l'alta tensione con la Francia non aiuta. Il ministro dell'interno francese Darmanin, autore nei giorni scorsi di dichiarazioni fortemente critiche nei confronti del governo Meloni, non ha confermato la missione insieme a Piantedosi e al ministro tedesco annunciata mesi fa quando si prefigurava un asse Roma-Parigi-Berlino per sostenere economicamente la Tunisia in cambio di un forte impegno nel blocco delle partenze.

Obiettivo blocco delle partenze e più rimpatri

Piantedosi cerca di portare a casa anche un aumento del numero dei rimpatri: l'accordo con la Tunisia sulle riammissioni dei migranti irregolari è quello che da anni funziona meglio ma il numero dei rimpatri, due voli a settimana, non supera le poche migliaia all'anno, troppo pochi rispetto al numero degli arrivi. Considerato inoltre che ormai da mesi la stragrande maggioranza dei migranti che arrivano dalla Tunisia sono subsahariani e non è dunque certo a Tunisi che possono essere rimpatriati.

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