Quell'odissea sul volo Ita Torino-Roma
di Linda Laura SabbadiniUna vera odissea quella dei passeggeri a bordo del volo ITA AZ1430 Torino-Roma delle 19.20 di sabato 13 maggio. Ma ITA è al corrente che ci sono i diritti dei consumatori che vanno rispettati? I passeggeri vengono fatti salire a bordo in orario. Aspetta... aspetta, passa più di mezz'ora e l'aereo è ancora fermo.
Viene comunicato dagli assistenti di volo che i voli sono sospesi per la partenza di Zelensky e bisogna aspettare. Non è dato sapere quanto. L'attesa. A un certo punto l'aereo si muove. Tutti si affrettano a telefonare ai propri familiari e ad avvertire dell'avvenuta partenza. Ma l'aereo si blocca subito. Contrordine. Guasto meccanico, viene comunicato.
Che fare? Spiegano che è stato chiamato il tecnico per capire se si può ripartire. Fin quando non ci sarà la risposta, non si può neanche scendere dall'aereo. Si diffonde tensione tra i passeggeri. Perché non c'è chiarezza ne…
Una vera odissea quella dei passeggeri a bordo del volo ITA AZ1430 Torino-Roma delle 19.20 di sabato 13 maggio. Ma ITA è al corrente che ci sono i diritti dei consumatori che vanno rispettati? I passeggeri vengono fatti salire a bordo in orario. Aspetta... aspetta, passa più di mezz'ora e l'aereo è ancora fermo.
Viene comunicato dagli assistenti di volo che i voli sono sospesi per la partenza di Zelensky e bisogna aspettare. Non è dato sapere quanto. L'attesa. A un certo punto l'aereo si muove. Tutti si affrettano a telefonare ai propri familiari e ad avvertire dell'avvenuta partenza. Ma l'aereo si blocca subito. Contrordine. Guasto meccanico, viene comunicato.
Che fare? Spiegano che è stato chiamato il tecnico per capire se si può ripartire. Fin quando non ci sarà la risposta, non si può neanche scendere dall'aereo. Si diffonde tensione tra i passeggeri. Perché non c'è chiarezza nelle informazioni. I bambini cominciano a piangere, il cagnolino nel suo cestino ad abbaiare. La gente a protestare.
Sono passate due ore, finalmente si scende. Nessuna organizzazione. Si passa dagli arrivi. E tutti davanti al banco del check-in, in piedi, senza nessuna sedia, e dire che ci sono persone anziane, qualcuno prova a chiedere qualche sedia per loro, nessuna risposta.
Senza informazioni, se non il passaparola tra i passeggeri, perché non c'è neanche la premura di avvertire tutti i passeggeri insieme. Attesa di che? Del capo scalo di Alitalia dicono. Di Alitalia? Due, tre signore si danno da fare per informare i passeggeri, cosa che avrebbe dovuto fare la compagnia.
Una passeggera che deve andare al Cairo sulla sedia a rotelle cerca di farsi capire a gesti dall'addetto ad accompagnarla, perché lui non sa una parola di inglese. Accorre un'altra in aiuto e traduce.
E così i passeggeri si trasformano in una community che si aiuta a vicenda. Un bimbo di 8 mesi piange disperato ma si calma giocando con un'altra passeggera. Le signore che più si danno da fare insistono per poter mangiare, data l'ora.
Finalmente, la compagnia si decide e manda tutti i passeggeri senza coincidenze al punto ristoro Piazza Castello, interno all'aeroporto, dove ITA avrebbe dovuto garantire il pasto. Ma, arrivati lì, nessun pasto o spuntino era previsto. Semplicemente, non risultava al computer nessun voucher. Un altro guasto o si erano dimenticati di inviarli? Chissà!
Molti passeggeri si pagano da soli da mangiare. Quelli con coincidenze rimangono un'altra ora in piedi. Al bar, intanto, nessuna informazione. Dovrebbe arrivare un aereo da Roma. I passeggeri, ancora una volta, abbandonati a sè stessi.
Finalmente l'aereo arriva. Imbarco. La community dell'aereo applaude Isabel che ha compiuto 10 anni, è passata da poco la mezzanotte. Si vola.
È l'una passata. L'aereo doveva arrivare alle 20.40. Il problema non è stato solo il guasto, ma l'incapacità assoluta di affrontare la situazione, rispettando dignità e diritti dei passeggeri. E questo il nostro Paese non se lo può permettere.
I contrattempi ci possono essere sempre. Ma si deve essere attrezzati ad avere piani B, alleviando i passeggeri del disagio e non aggravandolo a causa della propria inefficienza nell'affrontare l'emergenza.