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Emanuela Orlandi, le scorie delle false piste che in quarant'anni nessuno ha spazzato via

La magistratura italiana ha deciso di riaprire l'indagine. Chi si occuperà ora del caso avrà davanti a sé un compito molto complesso. E forse la verità si nasconde in dettagli apparentemente trascurabili
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La collaborazione giudiziaria fra la procura di Roma e il Vaticano consentirà finalmente di accertare la verità sulla scomparsa di Emanuela Orlandi? Nessuno può saperlo, ma tutti ce lo auguriamo. Chi si occuperà ora del caso avrà davanti a sé un compito assai complesso: riannodare le fila della caterva di atti, rimettere ordine nella pluralità discordante dei filoni d'inchiesta, cercare di individuare una traccia comune che dia al tutto un senso compiuto.

Molte ipotesi si sono avvicendate, nel tempo. Alcune suggestioni hanno esercitato una presa mediatica maggiore di altre. Per anni si è inseguita la "pista turca", cioè il rapimento operato dai Lupi Grigi o dal sedicente Fronte Turkesh per ottenere la liberazione di Ali Agca. Per anni, finché nel 2002 il colonnello Bohnsack, dirigente della Stasi, il servizio segreto della Germania Orientale, poi intervistato da Marco Ansaldo su questo giornale, si at…

La collaborazione giudiziaria fra la procura di Roma e il Vaticano consentirà finalmente di accertare la verità sulla scomparsa di Emanuela Orlandi? Nessuno può saperlo, ma tutti ce lo auguriamo. Chi si occuperà ora del caso avrà davanti a sé un compito assai complesso: riannodare le fila della caterva di atti, rimettere ordine nella pluralità discordante dei filoni d'inchiesta, cercare di individuare una traccia comune che dia al tutto un senso compiuto.

Molte ipotesi si sono avvicendate, nel tempo. Alcune suggestioni hanno esercitato una presa mediatica maggiore di altre. Per anni si è inseguita la "pista turca", cioè il rapimento operato dai Lupi Grigi o dal sedicente Fronte Turkesh per ottenere la liberazione di Ali Agca. Per anni, finché nel 2002 il colonnello Bohnsack, dirigente della Stasi, il servizio segreto della Germania Orientale, poi intervistato da Marco Ansaldo su questo giornale, si attribuirà la paternità della pista turca, "creata ad arte per distogliere la pressione dai bulgari", indicati come mandanti dell'attentato contro Papa Wojtyla. Più volte si è assistito alla riproposizione dello "scoop" del legame fra Enrico De Pedis, morto incensurato nel '90 ma ritenuto il vero capo della Banda della Magliana, e il Vaticano.

Qui lo scenario sarebbe di un ricatto per rientrare in possesso di somme spregiudicatamente gestite dalla finanza vaticana dell'epoca. Ma di concreto, obiettivamente, fra testimoni inattendibili e contraddittori, ritrattazioni e analisi scientifiche fallite (non c'erano le ossa di Emanuela, nella tomba di De Pedis in Sant'Apollinare) poco o niente. L'autodenuncia del fotografo Marco Fassoni Accetti, ancorché riproposta con grande enfasi dalla recente serie Vatican Girl, risale a una decina di anni orsono: il suo memoriale si può consultare, dal 2014, su www.blitzquotidiano.it.

La stessa "pista londinese", riesplosa negli ultimi giorni, appartiene a una filiera di informazioni più volte reiterate, talora con il sostegno di personaggi autorevoli: Emanuela figlia segreta di un Papa, ovvero nipote di un altro Papa, o entrambe le cose; Emanuela viva, vegeta e sposata da qualche parte nel mondo; Emanuela a Londra, o addirittura a Roma, Emanuela che accetta serenamente il suo destino (quale?) o muore dopo essersi nascosta (perché?) per tutti questi anni. E via dicendo.

Non vanno invidiati, i nuovi inquirenti. Dovranno ripulire il campo da molte scorie, e magari la verità si nasconde in dettagli che, a prima vista, appaiono trascurabili o incongrui. Nessuno può essere sicuro che vi sia davvero stato un rapimento. Non è possibile escludere che Emanuela, e forse, prima di lei, anche Mirella Gregori, siano rimaste vittime di un predatore sessuale. Lo stesso legame fra le due sparizioni - Orlandi e Gregori - non è mai stato provato. Né si è mai raggiunta la certezza che i rapitori - veri o presunti - abbiano davvero fornito prova di aver avuto in loro possesso Emanuela.

Una massa immensa, e informe, di dati, attende di essere riesaminata. È probabile che si debba ripartire dall'inizio. Dalle ore successive alla scomparsa. Dalle primissime testimonianze, dalla ricostruzione dei giorni precedenti, dalla presenza di eventuali segnali d'allarme, da amicizie e conoscenze. Senza trascurare alcuna possibilità. In ogni caso, un'indagine congiunta è di per sé una buona notizia: sul campo avremo investigatori esperti, che potranno muoversi con l'ausilio di nuove tecnologie e, si spera, senza il condizionamento delle tante reticenze che troppo spesso, in questi lunghi quarant'anni, hanno contribuito ad alimentare il mistero.

Chissà, per esempio, se oggi le gerarchie di Oltretevere si mostreranno più collaborative di quando, nell'ottobre del 1993, un non identificato "superiore" consigliò, o, per meglio dire, ordinò al Sovrastante dell'Ufficio centrale di vigilanza del Vaticano di astenersi dal riferire alcunché, e soprattutto che indagini interne erano state svolte: "Niente, noi non sappiamo niente, sappiamo dai giornali, ebbè, che ne sappiamo noi? Se te dici io non ho mai indagato... l'Ufficio ha indagato all'interno... questa è una cosa che è andata poi... non dirlo che è andata alla Segreteria di Stato".