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Si può essere madri senza avere (o fare) figli?

Da un post su Facebook di Melissa Panarello che rivendica la differenza tra maternità (in senso stretto) e spirito materno, è nato un dibattito molto acceso che ha scatenato critiche e spunti interessanti
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Per il Devoto Oli e per la Treccani, madre è "la donna che ha concepito e partorito".

Nella mia testa tuttavia non sono diventata madre restando incinta e nemmeno al momento del parto, che peraltro è stato cesareo e quindi, sempre nella mia testa, meno materno di quello naturale. Nella mia percezione non sono diventata madre neppure quando ho incontrato la prima volta lo sguardo liquido di mio figlio. Mi ci è voluto un po' di tempo, molte lacrime e qualche sapiente istruzione per convincermi che ero veramente madre di quel neonato lì, concepito e uscito da me. Mio marito è stato molto più bravo e veloce di me. Ha riconosciuto quel bambino come suo e lo ha amato subito. Per lui ha trovato gesti e parole nuovi e perfetti, un alfabeto a me ignoto.

La definizione di 'madre'

Mio marito, con il suo talento e la sua competenza, non è mai stato madre né potrà mai esserlo. Io, inadeguata, impaurita e inetta…

Per il Devoto Oli e per la Treccani, madre è "la donna che ha concepito e partorito".

Nella mia testa tuttavia non sono diventata madre restando incinta e nemmeno al momento del parto, che peraltro è stato cesareo e quindi, sempre nella mia testa, meno materno di quello naturale. Nella mia percezione non sono diventata madre neppure quando ho incontrato la prima volta lo sguardo liquido di mio figlio. Mi ci è voluto un po' di tempo, molte lacrime e qualche sapiente istruzione per convincermi che ero veramente madre di quel neonato lì, concepito e uscito da me. Mio marito è stato molto più bravo e veloce di me. Ha riconosciuto quel bambino come suo e lo ha amato subito. Per lui ha trovato gesti e parole nuovi e perfetti, un alfabeto a me ignoto.

La definizione di 'madre'

Mio marito, con il suo talento e la sua competenza, non è mai stato madre né potrà mai esserlo. Io, inadeguata, impaurita e inetta, lo sono diventata per definizione, senza sentirmi tale, il giorno zero di mio figlio. Perché "madre" è, appunto, una definizione. Netta, precisa, magari scomoda e anche brutale, come succede alle definizioni prima di essere caricate di soggettività e giudizio. Per la Festa della Mamma, Melissa Panarello, scrittrice e due volte madre, ha vergato sulla sua pagina Facebook, a questo proposito, una riflessione, scatenando un dibattito furioso. Perché le parole e la maternità sanno accendere fuochi e scatenare passioni.

Il post di Melissa Panarello

"Un cane, un gatto, un'amica, un amico, una persona amata, un libro da scrivere o uno da leggere, un'idea, un progetto, non potranno mai essere figli e questo puoi saperlo solo se i figli li hai" è l'incipit del post, che conclude "Quindi buona festa della mamma a tutte le donne che hanno figli, perché madre alla fine è solo questo, per le altre meravigliose esperienze umane esistono altri nomi".

C'è chi si è sentita esclusa, incompresa, discriminata. C'è chi ha rivendicato come materna la propria esperienza, non biologica, di cura, chi ha ricordato l'amore delle maternità adottive, chi ha giocato con le definizioni e chi le ha riportate nei ranghi. La giornalista Paola Tavella ha sottolineato che "la maternità è una esperienza fisica, del corpo. O la fai o non la fai. Altra cosa è il materno"; la scrittrice Rosella Pastorino è convinta che "la gestazione non sia la maternità" mentre la collega Nadia Terranova, nel sostenere che "la maternità non è solo biologica" dice anche che "la biologia esiste e non può offendere nessuno".

La discussione è proseguita a lungo, affondando nelle inevitabili spire ossessive e claustrofobiche dei social. Ma Giulia Blasi, giornalista e autrice, ha riassunto e giustificato il clamore: "La cosa che ci disturba collettivamente, credo, è questa necessità di collocarci in qualche modo sulla scala materna: non sono madre di figli, sono madre di gatti/idee/libri/ecc., perché siamo spinte a rivendicare il materno come parte fondante del femminile". E torniamo così alla definizione precisa delle parole e alla loro libera interpretazione e all'importanza di distinguere il piano descrittivo da quello normativo.

Manipolazione delle parole e ricerca della verità

I nomi devono essere usati per definire non per escludere o giudicare. Per quello ci sono gli aggettivi ("adottiva", "snaturata", "putativa", "surrogata", per restare in ambito materno).

"Lo strumento fondamentale per la manipolazione della realtà è la manipolazione delle parole. Se puoi controllare il significato delle parole, puoi controllare le persone che devono usare le parole", diceva Philip K. Dick.

La precisione delle parole è una forma di rispetto verso gli altri essere umani, è la ricerca della verità. E la verità è la vera rivoluzione.