A Pieve di Cadore eletta la prima sindaca italiana di origine albanese: "L'ho fatto perché lo devo alla mia comunità"
di Enrico Ferro"Perché l'ho fatto? Per restituire in minima parte quello che Pieve di Cadore mi ha dato: dal vicino di casa che mi aiutava con i compiti in italiano, al parroco, agli insegnanti delle elementari, medie e superiori". C'era una volta una bambina di 8 anni che stringeva forte la mano della mamma mentre il loro traghetto, partito da Durazzo, stava per avvicinarsi alle coste di Brindisi. Ventidue anni dopo quella bambina indossa una fascia tricolore da sindaca. Ed è pure detentrice di un record: è la prima sindaca italiana di origini albanesi. Si chiama Sindi Manushi, 30 anni, avvocata, tessera del Pd in tasca, grande passione politica e invidiabile senso civico. La sua era l'unica lista che si è presentata alle elezioni, nel disinteresse generale. Dunque ha superato il quorum del 40% ed è stata eletta. E' la nuova sindaca di Pieve di Cadore, 3.600 abitanti in provincia di Belluno.
Sindi Manushi, come le è venuto in ment…
"Perché l'ho fatto? Per restituire in minima parte quello che Pieve di Cadore mi ha dato: dal vicino di casa che mi aiutava con i compiti in italiano, al parroco, agli insegnanti delle elementari, medie e superiori". C'era una volta una bambina di 8 anni che stringeva forte la mano della mamma mentre il loro traghetto, partito da Durazzo, stava per avvicinarsi alle coste di Brindisi. Ventidue anni dopo quella bambina indossa una fascia tricolore da sindaca. Ed è pure detentrice di un record: è la prima sindaca italiana di origini albanesi. Si chiama Sindi Manushi, 30 anni, avvocata, tessera del Pd in tasca, grande passione politica e invidiabile senso civico. La sua era l'unica lista che si è presentata alle elezioni, nel disinteresse generale. Dunque ha superato il quorum del 40% ed è stata eletta. E' la nuova sindaca di Pieve di Cadore, 3.600 abitanti in provincia di Belluno.
Sindi Manushi, come le è venuto in mente di candidarsi?
(sorride) "È un po' la storia della mia vita fare cose improbabili. Sono appassionata della cosa pubblica e anche di politica. Me lo hanno trasmesso i miei nonni, da quando ero bambina. Da piccola amavo guardare i tg e imitare i politici. Avrei preferito entrare gradualmente, magari prima facendo la consigliera di opposizione. Però non mi sono sottratta alla sfida".
Giovane, donna, e pure di sinistra. Diciamo che ama le sfide.
"Io non sono mai dove conviene ma dove c'è bisogno. A Pieve c'era bisogno di una nuova classe dirigente e il Pd qui era ai minimi storici. Sono da sempre di sinistra e anche se io stessa l'ho criticato in qualche occasione, credo che il Pd sia ancora un buon perno per tutto il centrosinistra italiano".
Chi ha votato alle primarie?
"Nella fase congressuale ho sostenuto la mozione Cuperlo, poi ho dato il mio voto a Elly Schlein. Ma non ho mai fatto parte di correnti e non mi interessano le divisioni".
Si è mai sentita discriminata per le sue origini?
"Tra l'essere giovane, donna, straniera e di sinistra, il problema a queste latitudini è essere di sinistra. I miei fanno parte della classe operaia, quindi non possono neanche darmi della radical chic. Questo Comune, un po' come tutto il Veneto, guarda a destra".
Qualcuno l'ha attaccata per le sue idee politiche?
"Due giorni prima del voto hanno strappato i miei manifesti nelle bacheche scrivendo: "Dio ti vede, la Manushi no", mutuando lo slogan di Guareschi "nel segreto della cabina elettorale Dio ti vede, Stalin no". Ma io non ho politicizzato questa campagna elettorale. Amministrare un paese così piccolo è tutt'altra cosa, rispetto alla politica".
Nessuno del paese si è voluto candidare. E' dovuta arrivare una giovane di origini straniere per evitare il commissariamento del Comune. Cosa significa, secondo lei?
"C'è molta disaffezione alla cosa pubblica. Già la gente è poco propensa ad andare a votare, figuriamoci poi a esporsi. Ci dice anche che in politica l'integrazione con chi viene da fuori è fondamentale per la sopravvivenza. In questo caso ne ha beneficiato l'amministrazione comunale di Pieve di Cadore, ma ne possono beneficiare il lavoro, le pensioni. Bisogna prendere coscienza dell'importanza della regolarizzazione dei flussi e dei processi di integrazione. Deve essere tutto organizzato, non lasciato al caso. Io non sarei a questo punto senza i miei insegnati alle elementari, alle medie, alle superiori, all'università. Mi hanno incentivato allo studio e la scuola è stato l'unico mio ascensore sociale".
Che squadra sarà la sua per amministrare Pieve di Cadore?
"Siamo un gruppo di ragazzi che ha studiato fuori e che poi ha deciso di tornare a vivere in un paese in cui la qualità di vita è altissima. Con noi ci sono anche persone con esperienza amministrativa alle spalle. Più che le quote rose ci sarà il problema delle quote azzurre, perché siamo quasi tutte donne".
Lei ha la cittadinanza italiana dal 2015. Come si sente rispetto alle sue origini?
"C'è stato un periodo in cui ho avuto qualche difficoltà ma ora sono in pace con me stessa. Mi sento sia italiana che albanese. Amo l'Albania e leggo la letteratura albanese e ascolto la musica albanese. Ma tutta la mia formazione è italiana, adoro Pavese, amo Battiato e De Andrè. E se non tostano il riso per il risotto mi arrabbio".
Ha la percezione che questo potrebbe essere un trampolino politico?
"Io voglio fare bene qua, per il mio paese. Poi si vedrà, al momento non ci penso minimamente".
Quale sarà la prima cosa che farà da sindaca?
"Riavviare il dialogo con i cittadini. Essendo un paese piccolo siamo stati sempre comunità ma con Covid e alcune questioni politiche locali si è creato un certo distacco. Invece le persone hanno bisogno di essere ascoltate. Ricostruiremo il tessuto comunitario".