Vanga, sorriso e whatsapp: i giovani angeli con gli stivali
dal nostro inviato Marco BettazziCESENA - "Stare a casa mi sembrava un controsenso, con la scuola chiusa. Mi sentivo inutile. Mi sono detta: piuttosto vado in strada". Ed eccola qui Giulia Montesi, 19 anni, con la sua maglietta azzurra e gli stivali verdi, in quella bolgia di acqua e fango che è la zona di Ponte Vecchio, a Cesena. Sotto le arcate il Savio scorre livido e gonfio, eppure quasi mansueto se paragonato alla belva che martedì pomeriggio ha vomitato tonnellate di melma nelle strade vicine, inghiottendo vite, case e abitudini di quest'angolo della città. A distanza di quasi due giorni le vie sono ricoperte da uno strato colloso che strappa via gli stivali dai piedi, ogni casa ha il suo mucchio di rifiuti, mobili e ricordi da buttare davanti alla porta, e ovunque è un agitarsi di vanghe e badili per provare a ritrovare la vita di prima. Perché deve pur esserci, da qualche parte qui sotto.
Angeli del fango, come a Firenze nel 1966
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CESENA - "Stare a casa mi sembrava un controsenso, con la scuola chiusa. Mi sentivo inutile. Mi sono detta: piuttosto vado in strada". Ed eccola qui Giulia Montesi, 19 anni, con la sua maglietta azzurra e gli stivali verdi, in quella bolgia di acqua e fango che è la zona di Ponte Vecchio, a Cesena. Sotto le arcate il Savio scorre livido e gonfio, eppure quasi mansueto se paragonato alla belva che martedì pomeriggio ha vomitato tonnellate di melma nelle strade vicine, inghiottendo vite, case e abitudini di quest'angolo della città. A distanza di quasi due giorni le vie sono ricoperte da uno strato colloso che strappa via gli stivali dai piedi, ogni casa ha il suo mucchio di rifiuti, mobili e ricordi da buttare davanti alla porta, e ovunque è un agitarsi di vanghe e badili per provare a ritrovare la vita di prima. Perché deve pur esserci, da qualche parte qui sotto.
Angeli del fango, come a Firenze nel 1966
È in questo caos organizzato, chiazzato di cantine allagate e tombini scoppiati, che si danno da fare mucchi di ragazzi delle scuole, universitari e giovani lavoratori venuti a dare una mano dalle altre zone di Cesena e da tutta la Romagna. Si sono organizzati col passaparola, hanno creato gruppi sui social e si sono ritrovati qui, con la loro uniforme fatta di chiazze di fango e sorrisi. Si potrebbero chiamare "angeli del fango", ma nessuno di loro forse conosce quelli che nel 1966 riuscirono a domare la rabbia dell'Arno.
"Un nostro amico voleva fare un gruppo locale con le scuole per andare a dare una mano, poi si è sparsa la voce e adesso solo su Whatsapp siamo a più di mille partecipanti", racconta Luca Battistini, 18 anni, che viene da Cesenatico. "Se avete piacere di dare una mano - si legge nella descrizione del gruppo - basta andare a prendere una scopa o una vanga e andare in una delle tante vie maggiormente colpite". Ma non è che serva poi Whatsapp per ritrovarsi qui: in tanti hanno un amico o un compagno di classe con la casa ferita da queste parti, e dunque è diventato quasi naturale accorrere in massa. "Io abito a San Mauro in Valle, sono venuta a dare una mano a una famiglia di anziani in via Corsica, avevamo lasciato il numero se avevano bisogno di andare a fare la spesa, ma intanto puliamo", spiega Arianna Signani, 18 anni anche lei, che una volta era vestita di nero ma ora ha la terra a incorniciarle il viso. "Abbiamo svuotato una cantina, portato via i mobili e i giochi dei bambini, ma c'è tanta acqua, bisogna aspettare la pompa. Noi poi siamo anche scout alla Parrocchia San Paolo, è un po' nel nostro spirito", continua appoggiandosi alla vanga, anche se ora vanno a mangiare qualcosa.
Il grazie degli alluvionati con pizza e nutella
Si trovano in giro, si dividono in gruppi e riempiono come un fiume benevolo le strade vicine, che lava via la melma dalle strade e dalle case. "Eccoli i mitici", li accoglie un residente di via Savio in San Michele, che fa i conti dei danni nel suo laboratorio. "Ma intervistate loro, non noi", esorta. Qualcuno degli alluvionati arriva con delle pizze nei cartoni, altri portano fette di pane e Nutella per i ragazzi del fango. Luca Bordoni ha 21 anni e viene da Trento, ma studia a Cesena. Spala assieme a Sebastiano Foschi, 19 anni, di Pievesestina, poco lontano. "Ci siamo conosciuti stamattina, ci siamo trovati alle otto per vedere cosa fare", raccontano. Non hanno neanche gli stivali, solo scarpe che ora sono ricoperte ma che "tanto domani bisognerà risporcare di nuovo".
Saraluce, volontaria a 14 anni
C'è anche Saraluce Rodio, solo 14 anni, che qui in zona ha dei locali della famiglia, ha aiutato la zia e spiega che l'acqua arrivava "a una spanna dal soffitto". "Sono dei grandi", spiega un anziano in tuta guardandoli nella via di fianco, mentre un ruspino accumula il fango raccolto dai giovani. Poco più in là ci sono anche Simone Longo, 19 anni, Simone Golinucci e Nicolò Rossi, entrambi 25 anni, che aiutano un amico che abita qui e guarda la sua Alfa nera farcita di grigio. In uno dei viali che sormonta l'argine uno di questi ragazzi trova una carpa: peserà 5-6 chili ed è stata spinta qui dalla piena, poi rimasta isolata in una pozza alta cinque centimetri. "È incinta", si meraviglia, poi la prende in braccio e a grandi falcate sconnesse (qui si corre con gli stivali) la ributta nel fiume.
Il messaggio del sindaco: "Grazie ragazzi"
A metà giornata passa anche il sindaco di Cesena, Enzo Lattuca, che due giorni prima si sbracciava sugli argini per avvertire i propri cittadini della catastrofe imminente e oggi viene a rendere omaggio ai volontari venuti a dare una mano. Il Comune ha anche organizzato un servizio di registrazione, per smistare i tanti che si propongono. "Grazie ragazzi", scrive su Facebook, usando lo scatto con loro come copertina. "Stasera - continua - sono sicuro che un pezzetto di fango del Savio sarà in ogni casa, portato lì dagli stivali e dalle scarpe delle centinaia di cesenati che hanno spalato fango nelle aree colpite dall'alluvione. Ad ognuno di voi dico grazie". Ma non dimentichi questi ragazzi, sindaco. Perché il fango di Cesena, oltre che nelle case di oggi, verrà portato anche in quelle di domani.