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Nuova allerta rossa per le piogge e i canali gonfi. E adesso è Ravenna ad aspettare la grande piena: trincee di terra e pronti alla fuga sui tetti

Corsa contro il tempo per proteggere le vite e il centro della città. Il sindaco: "È il giorno peggiore, non sappiamo se riusciremo a fermare l'acqua". E per farsi coraggio cantano "Romagna mia"
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RAVENNA - Per le strade allagate di Fornace Zarattini, barriera estrema che lotta per salvare il centro di Ravenna dalla catastrofe, spuntano anche ragazzi armati di pattini e sup gonfiabili. Aiutano la protezione civile a salvare anziani e malati, isolati nelle case che ormai galleggiano nella piena rovesciata adesso verso il mare dai fiumi Senio, Santerno, Sillaro e Lamone, che fanno saltare il reticolo dei centinaia di fossi collegati al canale emiliano-romagnolo.

Qualcuno, per farsi coraggio, intona "Romagna mia" e in poche ore il brano diventa l'inno di resistenza alla furia dell'acqua. Dopo Forlì, Faenza, Cesena e Lugo tocca ora a Ravenna essere l'epicentro della disastrosa alluvione che da tre giorni sconvolge i nove Comuni della Bassa Romagna. La città dal pomeriggio è totalmente circondata dall'acqua. Molti i quartieri sommersi, oltre 20 mila le persone sfollate, o barricate nei piani alti degli edifici. La statale Adriatica &eg…

RAVENNA - Per le strade allagate di Fornace Zarattini, barriera estrema che lotta per salvare il centro di Ravenna dalla catastrofe, spuntano anche ragazzi armati di pattini e sup gonfiabili. Aiutano la protezione civile a salvare anziani e malati, isolati nelle case che ormai galleggiano nella piena rovesciata adesso verso il mare dai fiumi Senio, Santerno, Sillaro e Lamone, che fanno saltare il reticolo dei centinaia di fossi collegati al canale emiliano-romagnolo.

Qualcuno, per farsi coraggio, intona "Romagna mia" e in poche ore il brano diventa l'inno di resistenza alla furia dell'acqua. Dopo Forlì, Faenza, Cesena e Lugo tocca ora a Ravenna essere l'epicentro della disastrosa alluvione che da tre giorni sconvolge i nove Comuni della Bassa Romagna. La città dal pomeriggio è totalmente circondata dall'acqua. Molti i quartieri sommersi, oltre 20 mila le persone sfollate, o barricate nei piani alti degli edifici. La statale Adriatica è ridotta a un fiume: il traffico paralizzato stenta a contrastare la corrente. Mutata in laguna la zona dei centri commerciali.


È il giorno peggiore

"È il giorno peggiore - il grido del sindaco Michele De Pascale - non sappiamo se e dove riusciremo a fermare l'acqua. Per tutti è obbligatorio abbandonare le proprie case fino al termine dell'emergenza". Migliaia di abitanti, a bordo di gommoni, trattori e fino a dove possibile in pullman, raggiungono i centri d'accoglienza aperti nel PalaCosta e al museo Classis. Venti le strade interrotte attorno alla città. Evacuate le frazioni di Piangipane, Santerno, Borgo Faina, Fornace Zarattini e Case Sparse, oltre al paese di Russi.

Allarme rosso

"È un'emergenza unica nel suo genere - dice il prefetto Castrese De Rosa - e senza precedenti. Nel fine settimana resta l'allarme rosso, chiediamo alla popolazione di restare ai piani alti delle case, di non muoversi e specie di non usare l'auto". Appello vano: migliaia le persone che si mettono al volante per portare in salvo i propri mezzi sui viadotti. Nel quartiere Serraglio, tra via Canalazzo, via Canali e il sottopasso Sant'Antonio, il livello più alto della piena, superiore al metro. Per salvarsi Ravenna prova anche ad alzare un muro tra sé e la piena che precipita dall'entroterra verso l'Adriatico.

Una corsa contro il tempo

I soccorritori ammassano una montagna di terra e di pietre a ridosso di Via Faentina. Per rallentare la corsa dei fiumi esondati arrivano tre idrovore e decine di volontari pompano acqua per dirottare parte della piena nelle campagne alle porte della città. "È una corsa contro il tempo - dice Andrea Montanari, responsabile tecnico del consorzio di bonifica - per salvare prima di tutto la vita delle persone. Per riuscirci ci servono più mezzi, più idrovore e più uomini. Speriamo che gli aiuti non arrivino troppo tardi".

Terre e spiagge divorate

A Ravenna e nella Bassa Romagna, 100 chilometri quadrati di terre sommerse tra l'80 e il 90 per cento, cominciano a scarseggiare anche acqua e cibo. Gli approvvigionamenti tardano ad arrivare, rallentati anche dalle strade interrotte. Un paradosso: nel cuore della produzione alimentare nazionale che affonda nell'alluvione, la popolazione fatica a trovare qualcosa da bere e i prodotti con cui sfama mezzo Paese. Sfollata anche Cervia, sul litorale mangiato da alte maree e vento, ulteriore ostacolo al deflusso dei corsi d'acqua. "Gli evacuati sono 1.500 - dice il sindaco Massimo Medri - l'ospedale San Giorgio è chiuso, le persone alloggiate nel palazzetto dello sport, abitazioni private e alberghi sono 900. Per cercare eventuali dispersi sono arrivati anche i sommozzatori dei vigili del fuoco". Nel Ravennate si moltiplicano gli appelli a non intasare le linee telefoniche. Centinaia gli abitati isolati senza luce, acqua e gas. Prese d'assalto le poche farmacie e tabaccherie aperte, semivuoti gli scaffali dei rari supermercati rimasti attivi. Quattro per ora le vittime identificate nella provincia, a cui si aggiunge una donna ancora senza nome. Circa 100 mila le persone sfollate o tappate in casa. "Come essere ripiombati nel lockdown causa Covid - dice Agnese Diversi, insegnante nell'istituto tecnico chiuso a Lugo - con la differenza che dalla piena nessuno si salva".

Analoghi disastri, allagamenti ed evacuazioni a Sant'Agata sul Santerno, simbolo della doppia alluvione in due settimane del maggio più nero nella storia della Romagna. "Per giorni - dice il sindaco di Ravenna - abbiamo lavorato e lottato per mettere la gente al sicuro. Questo travolgente deflusso di un oceano d'acqua ci investe adesso, a causa di decine di fratture negli argini. La priorità è salvare le vite, subito dopo penseremo alla ricostruzione".

Per farsi coraggio nel fango si canta 'Romagna mia'

In allarme per la città anche il presidente della Regione Stefano Bonaccini e il capo della Protezione civile. "Sono terre di bonifica - dice Fabrizio Curcio, accorso in serata a Ravenna - la rete di drenaggio è stata cancellata. Grazie alla solidarietà tra Comuni, stiamo perfino cercando di invertire con le chiuse il corso del canale emiliano-romagnolo". In una notte vegliata con il fiato sospeso, la gente resta attaccata a social e app della protezione civile. Si chiede se le difese di Ravenna riusciranno a resistere e a tenere sotto il metro il livello dell'acqua: oltre questo limite anche i danni al patrimonio artistico sarebbero incalcolabili. È buio quando affacciato alle finestre aperte, a Borgo Faina, pure un gruppo di studenti canta "Romagna mia". Da tre giorni vivono nell'acqua e nel fango. La gente si commuove e si unisce a un coro che fa bene.