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Inondazione Emilia-Romagna, nelle strade sott’acqua a bordo del trattore: “Portiamo cibo e farmaci, dobbiamo resistere”

A Russi, nel Ravennate, Mirko e altri agricoltori, con tutti i mezzi a disposizione, vanno per le frazioni a portare soccorso. "Manca tutto, qui è un disastro"
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RUSSI (Ravenna) - La strada è una distesa d'acqua, non si vede nemmeno l'asfalto. Mirko Bucci, 54 anni, guida il trattore lungo la campagna allagata e solo il navigatore che ha in testa non lo fa finire in un fosso. L'obiettivo è trovare un generatore di corrente per suo padre, rimasto senza luce. Di prima mattina ha già portato da mangiare ai vicini chiusi in casa, giovedì ha aiutato due anziani a lasciare il loro appartamento, il cellulare squilla ogni due minuti. Dei sommozzatori in macchina impegnati nei soccorsi gli fanno un segno. Hanno bisogno di indicazioni. "Sempre dritto. No, non di là perché il ponte è crollato". Si rimette in marcia e accende un'altra sigaretta: "È un disastro".

In mezzo secolo di vita non aveva mai visto nulla di simile. Ma non c'è tempo per pensare a questo. "Qua nel momento del bisogno ci facciamo in quattro". L'aiuto parte anche dal bas…

RUSSI (Ravenna) - La strada è una distesa d'acqua, non si vede nemmeno l'asfalto. Mirko Bucci, 54 anni, guida il trattore lungo la campagna allagata e solo il navigatore che ha in testa non lo fa finire in un fosso. L'obiettivo è trovare un generatore di corrente per suo padre, rimasto senza luce. Di prima mattina ha già portato da mangiare ai vicini chiusi in casa, giovedì ha aiutato due anziani a lasciare il loro appartamento, il cellulare squilla ogni due minuti. Dei sommozzatori in macchina impegnati nei soccorsi gli fanno un segno. Hanno bisogno di indicazioni. "Sempre dritto. No, non di là perché il ponte è crollato". Si rimette in marcia e accende un'altra sigaretta: "È un disastro".

In mezzo secolo di vita non aveva mai visto nulla di simile. Ma non c'è tempo per pensare a questo. "Qua nel momento del bisogno ci facciamo in quattro". L'aiuto parte anche dal basso a Russi, venticinque chilometri da Ravenna, uno dei comuni più colpiti dall'alluvione. Si resiste anche così, guidando un trattore. Stamattina a tutti è arrivato un avviso: "Lasciate i piani bassi, state in alto".

L'apocalisse

L'acqua è inarrestabile, arriva dal canale emiliano romagnolo e dal Lamone troppo pieno, invade cortili e portoni, spazza via mobili e ricordi, spinge lontano chi abita tra le vigne e le coltivazioni. Un camion è piegato di lato, una macchina quasi capovolta, in alcuni punti il fango arriva alle ginocchia.

Mirko gestisce un ristorante, si chiama "La Miseria" "perché cinquant'anni fa, quando la mia famiglia l'ha aperto, la miseria qui c'era davvero e non abbiamo più cambiato il nome". Ha un allevamento di 1.400 maiali, "una parte sono morti", racconta mentre la gente lo ferma per strada: "Ha rotto l'argine?". Passiamo davanti a una casa: "Qui è dove hanno trovato morta la coppia di anziani. Il figlio non aveva più loro notizie e mi aveva chiesto: "Puoi andare a vedere?". Poi mi ha richiamato, era già andato lui: sono rimasti folgorati".

L'acqua che divora tutto

Anche laggiù, alla Fornace Zarattini, l'onda nera s'infila ovunque. Sul cavalcavia le auto sono parcheggiate una dopo l'altra: i proprietari le hanno lasciate lì sperando che l'altezza le risparmi. Un sottopasso è completamente allagato, pieno come una bottiglia di minerale.

La gente è stremata

Anche Massimiliano Lotti, 55 anni, ha molto da fare. Agricoltore, ha passato queste giornate portando da mangiare a chi era bloccato in casa e aiutando la Protezione civile a evacuare famiglie trainando i gommoni, "anche un bimbo di due anni". È ora di risalire sul trattore perché Matteo, nemmeno trent'anni e una vita sui campi, lunga barba e occhi azzurri, deve correre in farmacia per comprare le medicine ai vicini: "Uno di loro dovrebbe prendere gli anticoagulanti due volte al giorno ma da tre giorni è rimasto senza. Non sono un medico ma non penso vada bene". Chiama al telefono il farmacista, "stiamo arrivando", e si parte sulle grandi ruote traballanti. In alcuni punti la forza della corrente fa impressione, il relitto di una macchina è in mezzo alla strada e se non fosse per le strisce bianche ai margini sembrerebbe di guidare lungo un fiume. Dalla frazione di San Michele a Villanova fino a Godo, "da lì si potrà passare?", "stai attento". Le vie sono vuote, chi può sta chiuso in casa.

Uniti nella disperazione

Il farmacista si chiama Domenico Savini. Il negozio è al piano terra, lui vive al primo. Per entrare bisogna scavalcare una piccola barriera anti fango. Non serve che Matteo chieda quali medicine servono. Gli basta dire: "Il pacchetto per Romano, quello per Luca". Il farmacista prepara, anche lui a suo modo è un punto di riferimento: "Faccio solo il mio mestiere. Oggi avevo aperto, poi ci hanno detto di andare ai piani alti e alle 11 sono salito di sopra". Ma basta una chiamata per farlo tornare.



Le medicine ci sono, si torna indietro. "Ho cementato l'ingresso, abbiamo paura", racconta Matteo, che intanto pensa a che fine faranno i suoi pomodori, i piselli, il radicchio. Quest'anno il raccolto andrà male. Massimiliano gli strappa una risata mentre naviga e sterza: "In teoria io e lui nel lavoro siamo rivali, tra noi dovremmo essere come l'Inter e la Juve".

Non adesso, non oggi, non in mezzo a questa marea che ogni tanto ammutolisce e fa reggere più forte alle maniglie: "Se non ci aiutassimo oggi, tanto varrebbe darsi un cazzotto in faccia quando ci si incontra". Il più giovane saluta: "A settembre facciamo la festa del paese. Si ricordi, qui in Romagna un posto dove stare e un bicchiere di vino non si negano mai".

All'imbrunire apre un bar lungo la strada per Russi. C'è una ragazza che si chiama Sofia, ha 18 anni, è china a spazzare melma. "Il bar è di mia mamma, io studio. Due giorni fa l'acqua arrivava alle ginocchia, oggi si è abbassata e ho iniziato a pulire". Non è sola. Francesco e Alessandro, i suoi amici, operai di vent'anni, si danno da fare.

"Abbiamo girato per Sant'Agata e Lugo per vedere chi aveva bisogno di una mano, ma le strade sono chiuse e quindi ci siamo fermati qui". Dal cielo sembra arrivare un po' di tregua ma l'allarme è ancora rosso e quaggiù i posti di sempre sembrano ormai irriconoscibili. Da Ravenna a Cervia gli albergatori ospitano gli sfollati. E qui, a bordo di un trattore o con una scopa in mano, si resiste aspettando che il mondo torni come prima.