'I ragazzi delle scorte" di Falcone e Borsellino: in una serie tv la vita degli otto agenti uccisi dalla mafia nel 1992
di Lirio AbbateSulla lastra di marmo all'ingresso del Reparto scorte di Palermo è incisa la frase: "martiri di Capaci e via d'Amelio". Sono gli otto agenti assassinati dai mafiosi nelle stragi del 1992: Emanuela Loi, Antonio Montinaro, Vito Schifani, Rocco Di Cillo, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina.
Tre di questi poliziotti avevano la responsabilità della tutela del giudice Giovanni Falcone e, a maggior ragione, gli altri agenti del dispositivo del procuratore aggiunto Paolo Borsellino, sapevano perfettamente di essere nel mirino di Cosa nostra, una organizzazione criminale sanguinaria guidata da Salvatore Riina.
Il fatto che questi servitori dello Stato abbiano fatto il loro dovere fino in fondo ci lasciano in eredità la passione, il coraggio e l'abnegazione che occorre sempre ricordare, perché sono morti per questo Paese e per tutelare anche noi. L'esplosivo di trentuno anni fa utilizzato a Capaci e vi…
Sulla lastra di marmo all'ingresso del Reparto scorte di Palermo è incisa la frase: "martiri di Capaci e via d'Amelio". Sono gli otto agenti assassinati dai mafiosi nelle stragi del 1992: Emanuela Loi, Antonio Montinaro, Vito Schifani, Rocco Di Cillo, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina.
Tre di questi poliziotti avevano la responsabilità della tutela del giudice Giovanni Falcone e, a maggior ragione, gli altri agenti del dispositivo del procuratore aggiunto Paolo Borsellino, sapevano perfettamente di essere nel mirino di Cosa nostra, una organizzazione criminale sanguinaria guidata da Salvatore Riina.
Il fatto che questi servitori dello Stato abbiano fatto il loro dovere fino in fondo ci lasciano in eredità la passione, il coraggio e l'abnegazione che occorre sempre ricordare, perché sono morti per questo Paese e per tutelare anche noi. L'esplosivo di trentuno anni fa utilizzato a Capaci e via D'Amelio non solo ha lacerato le famiglie e ferito la Polizia di Stato, ma è entrato nelle case delle mogli, delle sorelle, dei figli, dei fratelli, dei genitori di questi ragazzi uccisi solo perché facevano il loro dovere di proteggere la "personalità" a cui erano assegnati.
Gli 'angeli custodi'
La storia degli agenti delle scorte è spesso poco illuminata e raccontata purtroppo in malo modo. E invece sono "angeli custodi", uomini e donne che hanno quotidianamente il compito di proteggere la vita di una persona, metterla al riparo, prevenire ogni situazione di pericolo, anche a costo di mettere la loro vita a tutela di chi gli è stato affidato. Quando penso a questo ruolo rabbrividisco e sono sempre più riconoscente per il lavoro che svolgono nell'ombra. Perché loro sono l'ombra delle persone che devono proteggere, ed è una necessità stare poco evidenti, per discrezione e per passare inosservati. Rita Borsellino ripeteva spesso questo concetto: "La scorta non è un contenitore vuoto ma è fatta da persone con un compito straordinario: proteggere la vita di un altro anteponendola alla loro". Che uomini in divisa straordinari. A cui dico ancora grazie. La storia degli otto agenti uccisi nelle stragi del 1992 adesso è raccontata in una serie: "I ragazzi delle scorte". Andrà in onda giovedì 25 maggio, in prima serata su Rai tre. Il primo episodio, che apre la serie con la storia di Vito Schifani, narrato da Rosaria Costa, la moglie.
Di seguito andrà in onda il secondo episodio "La Quarto Savona 15" in cui il racconto è di Tina Montaro, la moglie di Antonio Montinaro, il caposcorta di Falcone. Ci sono le testimonianze dei colleghi sopravvissuti che con loro hanno condiviso i turni nel reparto scorte della questura di Palermo e il ricordo doloroso e commovente dei familiari si entra nelle loro vite e nei loro sentimenti. Sono i ragazzi delle scorte.