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Strage del Mottarone, due anni dopo: prove di normalità per il piccolo Eitan

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Il bimbo, quasi 8 anni, vive a Travacò Siccomario "collocato" a casa della zia Aya. È seguito da un pool di medici in un complesso percorso di recupero
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TRAVACO' SICCOMARIO (Pavia) - Dove è Eitan? Come sta Eitan? Che cosa fa Eitan? Tutti che vogliono sapere e tutti che vogliono "rispettare il bambino". Il bambino della cabina, quella fotografia che fa il giro di mezzo mondo: lui di spalle, poco prima dello schianto. La mano sul cuore, lo sguardo verso la vallata affacciata sul lago Maggiore. Troppo piccolo Eitan per vedere il bosco del Mottarone là fuori dal guscio di ferro - il numero 3 - , il sole sugli abeti e i larici e poi l'inferno in terra: lui, unico sopravvissuto.

"E' quasi sempre a Pavia, come famiglia vivono poco il paese", dice un vicino di casa qui nella frazione Rotta di Travacò Siccomario. A Pavia c'è la scuola dove vanno anche le due cuginette Eleonora e Emilia, c'è il parco, ci sono gli amici, c'è la sua gelateria preferita, c'è, forse, un "oltre", ammesso esista per un bimbo che il primo luglio spegnerà …

TRAVACO' SICCOMARIO (Pavia) - Dove è Eitan? Come sta Eitan? Che cosa fa Eitan? Tutti che vogliono sapere e tutti che vogliono "rispettare il bambino". Il bambino della cabina, quella fotografia che fa il giro di mezzo mondo: lui di spalle, poco prima dello schianto. La mano sul cuore, lo sguardo verso la vallata affacciata sul lago Maggiore. Troppo piccolo Eitan per vedere il bosco del Mottarone là fuori dal guscio di ferro - il numero 3 - , il sole sugli abeti e i larici e poi l'inferno in terra: lui, unico sopravvissuto.

"E' quasi sempre a Pavia, come famiglia vivono poco il paese", dice un vicino di casa qui nella frazione Rotta di Travacò Siccomario. A Pavia c'è la scuola dove vanno anche le due cuginette Eleonora e Emilia, c'è il parco, ci sono gli amici, c'è la sua gelateria preferita, c'è, forse, un "oltre", ammesso esista per un bimbo che il primo luglio spegnerà l'ottava candelina e due anni fa ha perso mamma, papà e fratellino di 2 anni, si chiamava Tom. "Eitan vive circondato dall'amore di tutti parenti. Sottolineo, tutti...".

Il trauma resta

Andrea Cascio è l'avvocato-tutore di Monza incaricato dal tribunale di occuparsi del futuro sia educativo che economico, almeno fino a quando non si chiuderà la causa per l'adozione (a Milano è in corso la consulenza per valutare le capacità genitoriali dei candidati, a chiedere di adottare Eitan sono sia la zia paterna Aya Biran con cui vive ora sia i nonni israeliani e gli zii, a partire dalla zia materna Gali Peleg) . E qui va detta una cosa: di Eitan Biran, due anni dopo la strage del Mottarone, nessuno vorrebbe parlare. Perché certo, come ripetono un po' tutti, è indispensabile tutelarne la privacy. Che, inevitabilmente, è diventata il suo "primo diritto". Però a 7 anni Eitan è la vita oltre la morte di quattordici persone, tra cui anche i suoi bisnonni, non parlarne è impossibile. Nella villetta di Travacò dove il bambino è venuto ad abitare dopo gli 84 giorni in ospedale c'è Or Nirko, il marito della zia Aya. "Cerchiamo di vivere le nostre vite, ma il trauma resta, è ancora lì. Eitan non era così piccolo per non ricordare, avesse avuto l'età del fratellino non si ricorderebbe niente, e invece...".

Un lungo percorso di recupero

E invece il quotidiano è un percorso di recupero complesso, è un pool di medici al lavoro per "riportare un po' di normalità". Il tema, ovviamente, è psicologico. Cammina bene adesso Eitan, ha ripreso la sua mobilità, nella sua classe - la seconda elementare alle Scuole Canossiane di Pavia - partecipa a tutte le attività. Ecco il genitore di un compagno di scuola: "Ogni tanto penso: ma lui, di tutta questo atroce incubo, che cosa sarà riuscito a rimuovere?". Dopo il disastro a cui è sopravvissuto ventiquattro mesi fa Eitan ha subìto anche un sequestro da parte del nonno Shmuel Peleg che per quella brutta storia ha patteggiato una condanna a un anno e otto mesi. Non ne vuole più parlare zia Aya Biran. Altrimenti chi le rimargina più le ferite. Dice solo che "la tragedia si poteva evitare", chiede "giustizia e verità in tempi rapidi" (con i legali sono Emanuele e Giuseppe Zanalda). Già. Ci sono queste due formule di cui Eitan, preso a giocare in giardino con le cuginette, non ha per fortuna alcuna contezza. A rappresentare il bambino nel procedimento di Verbania sulla strage e in quello di Pavia sul sequestro organizzato e messo in pratica dal nonno c'è l'avvocato Fabrizio Ventimiglia. "Nell'interesse di Eitan spero che anche le successive fasi processuali possano svolgersi con gli stessi tempi rapidi dell'indagine della procura di Verbania. Mi aspetto un adeguato risarcimento in favore del minore per tutti i danni patìti in questa triste e inevitabile tragedia". Un milione di euro. E' la prima tranche dell'indennizzo disposta tramite un accordo con Reale Mutua, l'assicurazione delle Ferrovie del Mottarone, la società che aveva in concessione l'impianto al centro dell'incidente. Chiaro che il danno per Eitan è di certo più alto e la sua valutazione andrà di pari passo con gli accertamenti sull'aspetto psicologico: il fronte risarcimenti è apertissimo.

Nessun evento per ricordare

Travacò Siccomario, oggi. Nel paese dove Eitan è "collocato" a casa della zia Aya - in giudiziarese la definizione pre-adozione è questa - non ci saranno manifestazioni: niente cerimonie, niente ricordi, niente momenti pubblici. Una scelta precisa dell'amministrazione che interpreta la volontà e la sensibilità della comunità (4.400 abitanti). "Per rispettare la volontà dei familiari abbiamo deciso di tenere un profilo basso - spiega la sindaca, Domizia Clensi -. Qualunque evento attiverebbe, più di quanto già sia, la memoria di Eitan". Il silenzio, quindi. Ognuno qui ricorda il giorno della strage e l'odissea di questo bambino rimasto senza la sua famiglia. "E' una vicenda che mi ha condizionato molto anche sul lavoro - ancora la primacittadina -. Sulla sicurezza non devi mai dare niente per scontato. In ogni decisione che devo prendere ho sempre davanti ai miei occhi l'immagine della funivia". Esempio: c'era una tettoia al campo sportivo che richiedeva manutenzione. "Chi diceva la sistemiamo, chi diceva teniamola. No, meglio spendere qualcosa in più e eliminare ogni pericolo. Il Mottarone ci ha insegnato che dire 'ha retto 40 anni, non è mai successo niente' è un azzardo da non correre". Da Travacò a Stresa è un'ora e mezza di strada. Alla messa commemorativa in programma oggi in vetta al Mottarone ci sarà certamente la famiglia paterna di Eitan, zia Aya e zio Or Nirko. Davanti alla piccola stele di pietra posata nel bosco dello schianto chi vuole si ferma per un pensiero o una preghiera. Eitan sarà in classe, seduto al suo banco, come un giorno qualunque. Fo