E' uno di quei momenti in cui non è tanto importante capire cosa sia successo - una serata a Jeddah, sul mar Rosso in Arabia Saudita, dove viveva da qualche mese; probabilmente qualche amicizia sbagliata, una leggerezza, forse, ma da quello che sembra non molto di più - ma cosa accadrà ora. "E da questo momento in avanti la sola priorità in questo momento è fare tornare Ilaria a casa".
La visita del console
Ecco perché la Farnesina, insieme con i nostri servizi di sicurezza, sono al lavoro per evitare che la storia di Ilaria De Rosa, la hostess di 23 anni arrestata in Arabia Saudita, non diventi un caso. Perché questo non accada è necessario percorrere, dicono, una strada stretta ma praticabile: una contestazione formale delle imputazioni, visto che al momento la sola cosa che si sa è che Ilaria è accusata di reati che hanno a che fare con il traffico di sostanze stupefacenti. Un atteggiamento collab…
E' uno di quei momenti in cui non è tanto importante capire cosa sia successo - una serata a Jeddah, sul mar Rosso in Arabia Saudita, dove viveva da qualche mese; probabilmente qualche amicizia sbagliata, una leggerezza, forse, ma da quello che sembra non molto di più - ma cosa accadrà ora. "E da questo momento in avanti la sola priorità in questo momento è fare tornare Ilaria a casa".
La visita del console
Ecco perché la Farnesina, insieme con i nostri servizi di sicurezza, sono al lavoro per evitare che la storia di Ilaria De Rosa, la hostess di 23 anni arrestata in Arabia Saudita, non diventi un caso. Perché questo non accada è necessario percorrere, dicono, una strada stretta ma praticabile: una contestazione formale delle imputazioni, visto che al momento la sola cosa che si sa è che Ilaria è accusata di reati che hanno a che fare con il traffico di sostanze stupefacenti. Un atteggiamento collaborativo per spiegare quella "estraneità alle accuse", gridata dalla ragazza italiana. E poi un'espulsione in modo tale da difendersi da quanto le viene contestato. Ma da casa, a Castel Franco Veneto. "La situazione è delicata ma i primi passi ci lasciano ben sperare" spiegano fonti qualificate della Farnesina che sin dalle prime ore dopo l'arresto della ragazza si sono messe in contatto con le autorità saudite per ricostruire l'accaduto. Qualche punto fermo: al momento non ci sono imputazioni. Ma le autorità di Jeddah hanno permesso che il nostro console generale, Leonardo Maria Costa, incontrasse la ragazza in cella. E' stato nominato un legale indicato dall'ambasciata. Questo significa che già nelle prossime ore verrà messo a disposizione il fascicolo giudiziario, in modo da capire cosa e perché le viene contestato.
La strada delle amicizie sbagliate
"L'impressione è che si sia trovata nel momento sbagliato nel posto sbagliato" dicono fonti di intelligence. L'italiana al momento del fermo era con altri ragazzi non sauditi (e nemmeno europei) che le forze di polizia locali probabilmente seguivano da tempo: si è parlato di una festa in spiaggia, di uno spinello trovato in un reggiseno, ma dalle prime informazioni che l'Italia ha le cose sembrerebbero essere andate in maniera diversa. Non si è trattato di un controllo casuale ma invece dell'esito finale di un'operazione antidroga più complessa. La ragazza ha raccontato che si trovava a cena a casa di alcuni amici, in un compound, quando sono arrivati i poliziotti per il blitz. Erano una decina, armati. E accompagnati da altri agenti in borghese. Hanno prelevato tutti i partecipanti alla serata e li hanno portati nel posto di Polizia dove hanno proceduto al fermo. La De Rosa non ha però precedenti. Non è conosciuta dai nostri servizi e, fino a quel momento, anche agli arabi. E' possibile quindi che fosse lì davvero per caso. E' quello che gli avvocati hanno intenzione di dimostrare con tabulati telefonici, movimenti bancari e mettendo a disposizione telefoni e computer della ragazza. "Mia figlia non ha nulla da nascondere" ripetono i genitori, in viaggio verso l'Arabia, che hanno educato la ragazza "alla curiosità, al rispetto e alla conoscenza". La ragazza - abituata a viaggiare per il mondo: ha studiato allo United World College di Maastricht, conosce quattro lingue e molto bene il mondo arabo - lavorava come hostess per la compagnia lituana Avion Express, un mestiere fanno presente alcuni amici di famiglia che la obbliga a sottoporsi a "continui test antidroga". Da tre mesi circa faceva base fissa a Jeddah dove aveva un gruppo di persone che frequentava stabilmente. Le stesse che, probabilmente, l'hanno cacciata in questo guaio.