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Jesi, sul cantiere del nuovo hub Amazon. Urso: “Occasione da non perdere per piccole e medie imprese”

Posa della prima pietra del centro di distribuzione del colosso dell'e-commerce. "Mille posti di lavoro e beneficio per indotto". Il ministro del Made in Italy: "Valorizza la filiera corta, modello italiano, nel mondo"
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JESI - Tra i binari dell'Interporto e il letto del fiume Esino, la spianata grande sei ettari e mezzo è il primo segno di una cattedrale del business che nei prossimi anni sorgerà a sovrastare anche la chiesetta rossa della parrocchia del Sacro Cuore, che sorge a due passi e sembra già piccolissima. I silos per il calcestruzzo che serviranno a edificare il nuovo grande hub Amazon sembrano alti quasi quanto la torre campanaria. È alle porte della Vallesina, a Jesi, che il colosso dell'e-commerce ha deciso di stabilire un nuovo centro distribuzione, l'undicesimo in Italia, il quinto nel centro-sud. Qui arriveranno merci da tutto il mondo, stoccate nelle alte scaffalature tra i cui corridoi si orientano i robot, quelli che col codice prodotto vanno a colpo sicuro sul pacchetto, un cd, un trapano o una racchetta da tennis, per essere poi prelevato da un operaio specializzato. Da qui, dalla "filiera corta" marchigiana, partiranno per tutta …

JESI - Tra i binari dell'Interporto e il letto del fiume Esino, la spianata grande sei ettari e mezzo è il primo segno di una cattedrale del business che nei prossimi anni sorgerà a sovrastare anche la chiesetta rossa della parrocchia del Sacro Cuore, che sorge a due passi e sembra già piccolissima. I silos per il calcestruzzo che serviranno a edificare il nuovo grande hub Amazon sembrano alti quasi quanto la torre campanaria. È alle porte della Vallesina, a Jesi, che il colosso dell'e-commerce ha deciso di stabilire un nuovo centro distribuzione, l'undicesimo in Italia, il quinto nel centro-sud. Qui arriveranno merci da tutto il mondo, stoccate nelle alte scaffalature tra i cui corridoi si orientano i robot, quelli che col codice prodotto vanno a colpo sicuro sul pacchetto, un cd, un trapano o una racchetta da tennis, per essere poi prelevato da un operaio specializzato. Da qui, dalla "filiera corta" marchigiana, partiranno per tutta Italia e per l'Europa.

Alla cerimonia della posa della prima pietra è arrivato anche il ministro dell'Impresa e del Made in Italy Adolfo Urso: "Mi sposto raramente da Roma - ha esordito - ma mi sono mosso per l'amico Acquaroli". È un segno di come la Regione Marche, governata da quasi tre anni dalla destra, e Fratelli d'Italia, puntino molto su un progetto che potrebbe portare 1.000 posti di lavoro, secondo Amazon, molti più nell'indotto. In un territorio e in un sito, quello dell'Interporto, bisognoso di investimenti e rilancio.

Milioni di spedizioni ogni anno

Si tratta di un punto privilegiato, in pochi chilometri ci sono un aeroporto, un importante porto e la ferrovia: "Il sito di Jesi è tra i più importanti e innovativi in Europa, simile come dimensioni e capacità a quello di Passo Corese in Abruzzo - spiega a Repubblica Stefano Perego, vice presidente di Amazon customer Fullfillment & Global procurement per il Nord America e l'Europa - la vicinanza della ferrovia ha un peso molto interessante, è una soluzione a basso impatto ambientale e nelle nostre logiche un elemento importante. Difficile ora dare una stima di movimento merci: con un migliaio di persone a tempo indeterminato, parliamo di svariati milioni di prodotti stoccati e milioni spediti ogni anno".

Siamo nella tranquilla provincia marchigiana, dove il tassista che ha "lavorato negli Stati Uniti" ti tiene una lezione sul valore della produttività per gli americani "mentre qui non c'è questa mentalità". Quindi viene percepito come un "evento epocale", secondo Daniele Carnevali, presidente della Provincia di Ancona. A livello economico, è la stima che Perego fa sui dati del sito abruzzese, da un interporto "senza attività siamo passati a un -5% di disoccupazione nella provincia di Rieti, un +16% di fatturato e +26% di profitti. Con un effetto volano che ha portato altre aziende a investire in quel territorio".

Un'occasione da non perdere

C'è stato il rischio che tutto si arenasse e che Amazon decidesse per un altro sito: "Un anno la possibilità di attivare infrastrutture in difficoltà, dare forza e credibilità a un territorio sembrava tramontata - ha detto Acquaroli - ma c'è stato uno stimolo a dialogare insieme come non era mai accaduto prima. Un'occasione per la piccola e media impresa all'internazionalizzazione". La situazione, impantanata tra burocrazia e, forse, poca fiducia nel progetto, si è sbloccata dopo la nomina del nuovo Consiglio di amministrazione di Interporto Marche: "La Regione ha spinto per un cambio e il Comune ha approvato le delibere - ricorda Massimo Stronati presidente di Interporto Marche SpA da aprile 2022 - non è stato facile per niente, altre località come Ravenna e Roncale a Treviso. Ma noi abbiamo porto, aeroporto e interporto vicini".

L'Interporto oggi è sottoutilizzato, fa notare Stronati "serviranno piazzali e la piattaforma per la digitalizzazione logistica. Nel nuovo piano di sviluppo ci saranno nuovi capannoni, stiamo colloquiando con Mercitalia per quattro binari nuovi, paralleli alla linea ferroviaria". Amazon potrebbe quindi ricevere le merci direttamente da ferrovia e da aeroporto, oltre che, ovviamente, dal porto di Ancona. L'idea è chiudere in un anno e mezzo il cantiere, che porterà centinaia di operai a lavorare qui. Mentre la maggior parte dei dipendenti del nuovo polo saranno assunti dal territorio, mille, è la previsione, entro tre anni dall'avvio del centro.

L'occasione, è il mantra, è quello di valorizzare il business delle piccole e medie imprese. Che poi sono la parte più importante del tessuto imprenditoriale italiano. E soprattutto marchigiano. "Amazon ha investito in Italia 12 miliardi di euro - c'è scritto sulle slide illustrate da Perego - e conta 18.000 dipendenti, 3.000 posti di lavoro creati nel 2022. I posti di lavoro indiretti, l'indotto, sono 108.000. Sono 20 mila le piccole aziende che usano Amazon per un fatturato di 800 milioni".

Urso: "Filiera corta internazionalizzata"

Urso, nonostante le critiche rivolte in passato alla globalizzazione e all'espansionismo cinese, qui vede opportunità: "Sono le nuove regole della globalizzazione - dice - accorciando la filiera produttiva che lockdown ha imposto, e anche la guerra in Ucraina, si è creata un'anomalia. E quello italiano e marchigiano, la filiera corta, è diventata un modello. Oltre metà della crescita di questi mesi è dovuto all'aumento delle esportazioni, ricordiamoci che secondo le previsioni avremmo dovuto essere in recessione, invece cresciamo più di Germania, Usa, Francia e Giappone. Abbiamo smentito i profeti di sventura, intercettato meglio il trend globale con piccole e micro imprese, mentre mercati si aprivano e altri guardavano alla Cina".

Filiera corta che però si protende verso tutto il mondo. Partendo da Jesi. Una sorta di globalizzazione "buona", contrapposta alla crisi, per esempio, dei materiali per i prodotti tecnologici: "Io sono sempre stato per l'internazionalizzazione e non per la delocalizzazione, l'espansione anche nei mercati stranieri mantenendo salda la presenza nel nostro paese - chiarisce Urso a Repubblica - oggi non c'è più l'economia globale, perché abbiamo visto cosa è successo in pandemia, con la mancanza di prodotti di mascherine ed enzimi per i vaccini, o di chip per l'automotive. Dobbiamo puntare a filiere più corte come quelle del nostro Paese, che reagiscono meglio di chi ha catene di approvvigionamento più lunghe".

Ma è tema proprio di questi giorni, la Via della seta: "Io credo che ben conoscendo la Cina e il mercato cinese, al di là delle scelte che il governo farà nei prossimi mesi riguardo alla Via della seta, la Cina è e resterà comunque un grande mercato e un partner con cui fare accordi commerciali e produttivi tenendo ben presente il ruolo dell'Italia nell'economia occidentale. Questo governo ha dato l'esempio, ha applicato in modo preciso e puntuale di Golden power".

Un colosso nella valle

L'impatto di un centro del genere sarà importante, innanzi tutto da far immaginare un adeguamento delle infrastrutture, stradali e ferroviarie. C'è persino l'ipotesi di una stazione ferroviaria dedicata, per far scendere i dipendenti (e i lavoratori dell'indotto) direttamente dal treno sul posto di lavoro. Amazon sottolinea comunque lo sforzo per contenere l'impatto ambientale, con aree verdi a circondare il sito, pannelli solari sul tetto a sviluppare 4 Megawatt di potenza. Una gestione intelligente del consumo di magazzino per gestire riscaldamento e condizionamento dell'aria, illuminazione al led intelligente, posti auto con ricariche elettriche e spazi per le bici. Tutto l'edificio sarà alimentato senza l'uso di combustibili fossili.