Alluvione Emilia-Romagna, la battaglia per liberare il Molino Spadoni dal fango: "Produce farina dal 1445"
dal nostro inviato Rosario Di RaimondoCoccolia (Ravenna) - La sua costruzione risale al 1445. E da centodue anni appartiene alla stessa famiglia, ora arrivata alla quarta generazione. Che forse si trova anche davanti alla prova più dura. Perché qui in mezzo al fango che arriva alle caviglie e gli operai che spalano, i danni si contano in milioni di euro e la merce da buttare, dal grano alla farina già impacchettata, si misura in centinaia di tonnellate. Chi conserva la memoria del Molino Spadoni, un'istituzione nel Ravennate, dice che un'alluvione così grave c'era stata soltanto nel 1939.
"È un disastro. Stiamo correndo per ripartire, ma speriamo che arrivino gli aiuti del Governo", racconta Federico Fabbri, rappresentante della famiglia. Si prende una pausa, si guarda intorno, il sole è alto, l'umore meno. Indossa una maglietta e degli stivali gialli - l'unico modo per poter camminare senza sprofondare nella palude - e spiega in poche parole q…
Coccolia (Ravenna) - La sua costruzione risale al 1445. E da centodue anni appartiene alla stessa famiglia, ora arrivata alla quarta generazione. Che forse si trova anche davanti alla prova più dura. Perché qui in mezzo al fango che arriva alle caviglie e gli operai che spalano, i danni si contano in milioni di euro e la merce da buttare, dal grano alla farina già impacchettata, si misura in centinaia di tonnellate. Chi conserva la memoria del Molino Spadoni, un'istituzione nel Ravennate, dice che un'alluvione così grave c'era stata soltanto nel 1939.
"È un disastro. Stiamo correndo per ripartire, ma speriamo che arrivino gli aiuti del Governo", racconta Federico Fabbri, rappresentante della famiglia. Si prende una pausa, si guarda intorno, il sole è alto, l'umore meno. Indossa una maglietta e degli stivali gialli - l'unico modo per poter camminare senza sprofondare nella palude - e spiega in poche parole qual è il vero dramma che si sta vivendo: "I locali sotterranei sono stati invasi dall'acqua fino a quattro metri. Al piano terra è arrivata a 70 centimetri".
L'alluvione ha danneggiato i macchinari, gli impianti: un sistema di motori di trasmissione, cinghie e ingranaggi, "tutto ciò che dà forza al molino". Che ora è fermo.
Danni per milioni di euro
Il Molino Spadoni ha un fatturato di decine di milioni di euro, 200 dipendenti dislocati in più stabilimenti e questo è l'unico impianto produttivo danneggiato. Vende le sue farine alla grande distribuzione, quindi ai supermercati, e poi ai ristoranti e alle pizzerie, "il nostro mercato di riferimento". In Italia e all'estero. Pasta fresca e pizza si fanno anche grazie a questi silos che svettano sulla frazione di Coccolia.
Adesso, passeggiando all'interno, l'impianto è tutto un brulicare di gente con la schiena piegata, le vanghe in mano, le carriole. Una pompa aspira l'acqua dal piano di sotto per sputarla fuori, un trattorino sposta macerie da una parte all'altra mentre Fabbri spiega che l'acqua "ha danneggiato gli uffici, gli archivi, i server. Ma il danno più grosso riguarda i macchinari", ripete. Perché costano milioni. "Anche parte della farina e del grano sono da buttare. Quanto? È difficile fare una stima precisa adesso, stiamo cercando di quantificare i danni. Ma parliamo di tonnellate". E chissà se si riuscirà a salvare qualcosa.
Una corsa contro il tempo
Adesso si corre, senza retorica. "Le idrovore sono al lavoro, i gruppi elettrogeni danno corrente, anche perché noi siamo ancora isolati - ricorda il rappresentante della famiglia - stiamo correndo per ripartire. Dobbiamo svuotare subito i locali tecnici, poi sanificare tutto. Stiamo cercando di tamponare ma dobbiamo recuperare, ci stiamo organizzando con tutta la nostra forza". E mentre parla, a centinaia di chilometri da qui il Governo si prepara a varare le misure economiche da destinare all'Emilia-Romagna alluvionata. "Speriamo che gli aiuti arrivino, ci servono sia per la mancata produzione sia per i danni", cioè per gli impianti in tilt dopo essere finiti sott'acqua.
Un tornado sembra passato anche al piano di sopra, dove sorge un piccolo negozio che vende i prodotti con il marchio della famiglia. Corridoi inondati di fango, pacchetti a terra, due dipendenti che puliscono, sacchi neri che si riempiono e vengono portati fuori. Basta uscire dal molino e fare due passi per capire che anche la frazione - che conta qualche centinaio di abitanti - non è stata risparmiata.
Tutto intorno, nel Ravennate ma non solo, ci sono paesaggi e storie che ormai si susseguono: campi coltivati pieni di fango che ora si trasforma in cemento, cumuli di macerie davanti alle case, escavatori e camion che lavorano sugli argini, interi campi che sembrano laghi, strade sconquassate o del tutto interrotte.