Perché in Cina si aspettano tanti casi?
Spiega Gianni Rezza, infettivologo ed epidemiologo già all'Istituto superiore di sanità e al ministero della Salute, che "non abbiamo grosse informazioni su quello che sta succedendo in Cina. Si tratta sempre di una XBB, cioè un ricombinante di quella Ba2 che da noi aveva circolato nella primavera dell'anno scorso. Mesi fa hanno avuto una epidemia dovuta a una sottovariante di Ba5 perché solo una parte della popolazione era stata vaccinata. Anche se quell'epidemia è stata massiva evidentemente non ha colpito il 100% della popolazione e sono rimaste molte persone suscettibili".
Da noi ci sono rischi?
Secondo Rezza non è detto. "Come nell'altro caso, quello che fermò la dichiarazione di fine pandemia da parte dell'Oms, potrebbe non succedere niente. Qui l'immunità di base è abbastanza elevata, a meno che il virus non faccia grosse mutazioni, creando varianti nuove, che al momento non risultano. Per adesso possiamo dire che grosse conseguenze non dovrebbero esserci".
I vaccini servono ancora?
"Certo - aggiunge Rezza - Come dicevo, è importante avere una forte immunità di base e qui da noi iniziano ad esserci persone vaccinate, magari con tre dosi da tanto tempo. Bisogna iniziare a prevedere, in autunno o pure prima, un aumento della copertura, ovviamente per gli anziani e i fragili. Chi si è vaccinato un anno e mezzo fa a questo punto inizia ad essere un po' scoperto".
Si parla di un virus ormai endemico, bisogna comunque tenerlo sotto stretto controllo?
Per Rezza, anche se giustamente c'è stata la dichiarazione di fine pandemia di Oms, "è chiaro che il monitoraggio della situazione deve continuare e bisogna soprattutto controllare le varianti. E importantissimo è capire se si è assestata una stagionalità del virus, perché in quel caso è più facile ternerlo sotto controllo".
Servono ancora le precauzioni come mascherine e disinfezione delle mani?
"Purtroppo veniamo da una lunga fase di obblighi adottati durante la pandemia, criticata ma dovuta allo stato emergenziale", dice Rezza. "Questo altera un po' il giudizio di qualcuno, ma bisognerebbe aver imparato che ci sono misure che costano poco e possono essere adottate su base volontaria. Servono soprattutto a proteggere fragili e anziani. Anche se il virus è endemico non è che non possa dare guai. Nessuno è contento, a 80 o 90 anni, se prende l'influenza, una virosi oppure anche un banale raffreddore. Quindi adottare certi comportamenti su base volontaria può essere utile. In estremo Oriente lo fanno da molto tempo e infatti la pandemia da Covid ha avuto un impatto minore".
L'Oms ha messo in guardia da nuove pandemie. Quanto è alto il rischio?
Secondo Walter Ricciardi, docente di Igiene della Cattolica di Roma: "Non è questione se ci sarà una nuova pandemia: ma quando ci sarà. Il punto è che non abbiamo cambiato niente rispetto all'era pre pandemica: né stili di vita, né le modalità di gestione". Rezza aggiunge che "l'Oms sembra allarmista ma non è che deve accadere domani. Questo rischio c'è sempre stato e aver avuto una pandemia da coronavirus non è che ti preserva da trovarti ad affrontare una pandemia da virus influenzale o dall'aviaria. Nel 2021 infatti si è aggiornato il piano pandemico e sono state anche opzionate dosi di vaccino influenzale pandemico, che non sappiamo se verranno mai utilizzate. La preparedness, la preparazione, rispetto ad altre minacce pandemiche resta importante ma naturalmente non sappiamo quando avremo a che fare con una nuova epidemia globale. Potrebbe essere tra 10 anni come tra 50".