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"Cutro, svolta vicina". La promessa del procuratore a tre mesi dal naufragio

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I magistrati di Crotone si accingono a formulare ipotesi di reato per individuare responsabilità nella catena di comando che la notte del 25 febbraio ritenne di non intervenire in soccorso del caicco avvistato da Frontex. E i familiari delle vittime chiedono alla Corte europea dei diritti dell'uomo di condannare l'Italia.
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Tre mesi dopo l'inchiesta sui mancati soccorsi al caicco naufragato a Cutro ( 94 i morti accertati, 7 dei quali mai identificati, 54 superstiti, una trentina i dispersi), non è affatto finita su un binario morto. Anzi. Alle viste c'è una svolta imminente nell'accertamento di eventuali responsabilità a carico di chi, la notte del 25 febbraio, applicando pedissequamente le ultime regole scritte dal governo Conte I con Salvini al Viminale, valutò che si dovesse avviare un'operazione di polizia e non un evento di ricerca e soccorso senza far uscire in mare mezzi adeguati alla ricerca del barcone che era stato fotografato e segnalato da un aereo di Frontex e che poi sarebbe naufragato sei ore dopo su una secca a poche centinaia di metri dalla spiaggia di Steccato di Cutro.

Il procuratore di Crotone Giuseppe Capoccia e il sostituto Pasquale Festa, insieme al filone che riguarda i cinque scafisti arrestati, hanno lavorato sodo da qu…

Tre mesi dopo l'inchiesta sui mancati soccorsi al caicco naufragato a Cutro ( 94 i morti accertati, 7 dei quali mai identificati, 54 superstiti, una trentina i dispersi), non è affatto finita su un binario morto. Anzi. Alle viste c'è una svolta imminente nell'accertamento di eventuali responsabilità a carico di chi, la notte del 25 febbraio, applicando pedissequamente le ultime regole scritte dal governo Conte I con Salvini al Viminale, valutò che si dovesse avviare un'operazione di polizia e non un evento di ricerca e soccorso senza far uscire in mare mezzi adeguati alla ricerca del barcone che era stato fotografato e segnalato da un aereo di Frontex e che poi sarebbe naufragato sei ore dopo su una secca a poche centinaia di metri dalla spiaggia di Steccato di Cutro.

Il procuratore di Crotone Giuseppe Capoccia e il sostituto Pasquale Festa, insieme al filone che riguarda i cinque scafisti arrestati, hanno lavorato sodo da quando i riflettori si sono spenti su Cutro, acquisendo una montagna di carte in tutti i comandi allertati quella notte da Frontex e che - in tutta evidenza - dimostrano come qualcosa non abbia funzionato nella catena che in eventi del tutto simili, prima e dopo il 25 febbraio, ha sempre portato ad avviare operazioni di soccorso anche nei confronti di imbarcazioni che non avevano lanciato alcun allarme e in condizioni meteo molto più tranquille di quanto non fossero quella notte.

"Non ho archiviato il fascicolo, ho promesso che saremmo andati fino in fondo nell'accertamento di eventuali responsabilità e lo stiamo facendo. Il fascicolo al momento è ancora contro ignoti ma presto ci saranno novità", dice il procuratore Capoccia raggiunto al telefono rispondendo alla richiesta di fare il punto sull'inchiesta in corso che dunque potrebbe in tempi brevi fare un salto di qualità con l'individuazione di un'ipotesi di reato e iscritti nel registro degli indagati. Di più il procuratore Capoccia non aggiunge ma le sue parole lasciano intendere che dalle relazioni di servizio di Guardia costiera, Guardia di finanza e carabinieri di quella notte, nella documentazione di Frontex acquisite nei giorni successivi alla tragedia e dalle testimonianze delle persone sentite a sommarie informazioni sono venuti fuori elementi tali da consentire l'accertamento di responsabilità e responsabili di soccorsi mai avviati a mare e ritardati pure a terra. 

Un soccorso finito male nel 2020, chiesto processo per 4 finanzieri

D'altra parte la Procura di Crotone ancora pochi giorni fa ha dato ampia dimostrazione di non guardare in faccia a nessuno nell'accertamento di responsabilità che possono coinvolgere settori delle istituzioni, chiedendo il rinvio a giudizio di quattro finanzieri della sezione operativa navale accusati del naufragio di un'imbarcazione di migranti avvenuto nell'agosto del 2020 al largo di Isola Capo Rizzuto in cui persero la vita quattro migranti. I finanzieri sono chiamati a rispondere di naufragio colposo e omicidio colposo per l'imperizia durante le manovre di soccorso dell'imbarcazione di migranti in cui all'improvviso dal vano motore si levò una fiammata che provocò un incendio a bordo. I quattro migranti morirono per annegamento dopo essersi lanciati in mare per salvarsi dal fuoco. "Gli imputati devono andare a processo", la conclusione della richiesta di rinvio a giudizio rivolta dalla Procura al gip di Crotone.

I familiari delle vittime di Cutro chiedono giustizia a Strasburgo

Nell'attesa che l'inchiesta della Procura di Crotone approdi all'accertamento di eventuali responsabilità sui mancati soccorsi del caicco in cui hanno perso la vita i loro cari, alcuni dei familiari delle 94 vittime recuperate ( ma i dispersi potrebbero essere una trentina) hanno deciso di rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo per chiedere la condanna del governo italiano, che a loro avviso non avrebbe rispettato quanto prescritto dalle convenzioni internazionali.

"Insieme ai colleghi impegnati nella difesa dei familiari dei migranti e ad altri avvocati che, come me, studiano al Global Campus for Human Rights di Venezia, pensiamo che l’Italia abbia violato la Convenzione europea dei diritti umani. E che le conoscenze che abbiamo siano sufficienti per rivolgerci direttamente alla Corte di Strasburgo - dice l'avvocato Francesco Verri -. L’Italia ha leso il diritto alla vita di cento donne e uomini e si tratta di una violazione irrimediabile. Del resto, la Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa nel 2019 ha diffuso una raccomandazione specifica a proposito del diritto del mare. Dice che una barca che trasporta migranti va considerata in pericolo per definizione non solo se sta affondando ma dal momento in cui lascia le coste del paese da cui parte. Si sa che sono barche sovraffollate, scassate e condotte da persone inadeguate. E la situazione peggiora se, come quella notte, ci sono vento e mare grosso, d’inverno".