Marche, a nove mesi dall'alluvione aiuti bloccati dalla burocrazia e paesi ancora da ricostruire. Cittadini furiosi: "Dobbiamo aspettare una nuova tragedia?"
di Romina MarcecaLa grande paura per l'alluvione del 15 settembre 2022 non è ancora passata, il dolore per le 12 vittime è vivo e brucia. E intanto le scene di morte e disperazione in Emilia Romagna riporta i comuni delle Marche a un passato recentissimo. Tanto recente quanto lontano per quanto riguarda gli aiuti dello Stato ai 16 comuni delle province di Pesaro-Urbino e Ancona. Perché dopo quasi 9 mesi di soldi se ne sono visti troppo pochi per rimettere in piedi territori che restano in ginocchio. Da ponti crollati a argini da riparare a strade da riaprire. Sulla competenza c'è confusione, sono troppe le figure che devono intervenire.
I fondi restano fermi
La struttura commissariale per l'emergenza, con a capo il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli e il vice commissario Stefano Babini, ha in cassa già 97 milioni di euro, che però restano fermi. A fronte dei 400 da distribuire in tre anni. Ma, intanto, a privati, imprese e territ…
La grande paura per l'alluvione del 15 settembre 2022 non è ancora passata, il dolore per le 12 vittime è vivo e brucia. E intanto le scene di morte e disperazione in Emilia Romagna riporta i comuni delle Marche a un passato recentissimo. Tanto recente quanto lontano per quanto riguarda gli aiuti dello Stato ai 16 comuni delle province di Pesaro-Urbino e Ancona. Perché dopo quasi 9 mesi di soldi se ne sono visti troppo pochi per rimettere in piedi territori che restano in ginocchio. Da ponti crollati a argini da riparare a strade da riaprire. Sulla competenza c'è confusione, sono troppe le figure che devono intervenire.
I fondi restano fermi
La struttura commissariale per l'emergenza, con a capo il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli e il vice commissario Stefano Babini, ha in cassa già 97 milioni di euro, che però restano fermi. A fronte dei 400 da distribuire in tre anni. Ma, intanto, a privati, imprese e territori arrivano le briciole. "Non più del 10 per cento", denuncia Alessandro Piccini, il sindaco di Cantiano, comune di Pesaro-Urbino. I fondi per lo stato di calamità arrivati sono le prime somme di 5 mila e 20 mila euro destinati ai privati e alle imprese. Poca cosa rispetto a danni che contano decine di milioni di euro. La burocrazia è rimasta imbrigliata nei rapporti tra amministrazioni locali, Regione e dipartimento ministeriale e questo preoccupa non poco i sindaci che guardano a vista gli argini dei fiumi a ogni pioggia. E che criticano la mancanza di coordinamento a livello centrale.
I paesi dimenticati
Tra gli esempi più lampanti c'è Cantiano, 70milioni di danni tra territorio e privati. Liquidati, ad oggi, 2 i milioni a privati e imprese. Poche ore fa sono arrivati altri 500mila euro per il territorio che serviranno per liquidare le imprese che però attendono incassi per un milione e 600 mila euro. Ci sono ancora 8 mila metri cubi di materiale da rimuovere e il sindaco Piccini chiede 500 camion: "E' un'operazione che costa 3milioni e che il Comune non ha. Gli argini del Burano sono esattamente come il giorno dell'alluvione di settembre quando l'acqua invase il centro devastandolo, nessuno li ha risistemati".
A Serra Sant'Abbondio una strada, che era stata riaperta da poco, con l'alluvione del 15 maggio è stata chiusa di nuovo perché il fiume ha straripato. Il territorio tra frane e smottamenti ha totalizzato 40 episodi. Tre ponti, due a Pedaletti e uno a Montevechietto, sono saltati. Ma su 55milioni di danni totali sono arrivati appena 280mila euro. "Le somme urgenze sono state garantite ma non c'è stato il salto di qualità", è sconfortato il sindaco Ludovico Caverni.
Le vittime dell'alluvione
Stesso scenario nella provincia di Ancona che nell'alluvione di settembre 2022 ha perso 12 cittadini. A Barbara, dove ancora si cerca il corpo di Brunella Chiù, sono stati spesi 553mila euro e ne sono stati liquidati 237mila. Ai privati e imprese sono stati versati 146mila euro su richieste per 2,6 milioni. Tre ponti restano chiusi ma la gente ci passa comunque. Il Comune li ha sbarrati con pezzi di guardrail "per evitare altre vittime alla prossima pioggia". E nessuno ha ancora spostato un centinaio di alberi che si trovano non lontani dal Nevola. Molti di questi si trovano proprio davanti la casa di Simone, il ragazzo rimasto senza la mamma Brunella e la sorella Noemi. Il sindaco ha fotografato la zona dove i corpi sono stati trascinati dalla furia dell'acqua mista a fango e tutto sembra essere rimasto immutato. "Gli alberi sono stati spostati nei campi vicini al Nevola. Si tratta di almeno cento tronchi", denuncia il sindaco Riccardo Pasqualini.
Imbrigliati nella burocrazia
A Senigallia per cittadini e imprese sono arrivati 12 milioni dei 65 conteggiati dal Comune per 1.800 privati e imprese danneggiati. Il comune, intanto, ha speso 9milioni fuori bilancio. Il Ponte Garibaldi in centro è ancora chiuso. Il sindaco ricorda: "L'iter è questo. Per l'alluvione del 2014 i soldi arrivarono nel 2017".
A Ostra sono stati rimossi ottomila metri cubi di detriti. Un lavoro che ha evitato per due volte che l'acqua uscisse fuori dall'alveo del Misa e del Nevola nei tratti che attraversano la cittadina. La sindaca Federica Fanesi spiega: "Il ponte del Coppetto è stato portato via completamente dall'alluvione. Univa Ostra a Ostra Vetere, un nodo viario importante che sta creando grossi problemi al traffico e alle imprese. "C'è bisogno che si cambi la legge nazionale sulla competenza ordinaria sul fiume. Sono troppi i soggetti che se ne occupano e poi finisce a un grande rimpallo di competenze", è la sua amara riflessione. A Ostra i danni superano i 40milioni tra privati, aziende e lavori di somma urgenza già eseguiti ma da liquidare.
Il pericolo di una nuova tragedia
Infine, a Arcevia c'è il record di ponti chiusi. Ben nove. E tali rimangono. Per la somma urgenza sono stati richiesti circa un milioni e 200mila euro, arrivati 48.500 euro. Privati e aziende hanno richiesto oltre 400mila euro e il Comune sta provvedendo alla distribuzione. "Poi abbiamo - spiega il sindaco Dario Perticaroli - circa 36milioni stimati da Anas per ripristinare strade e ponti comunali. Fiumi e fossi da pulire e ripristinare di competenza del Genio civile e Consorzio di bonifica ma qui non si è visto nessuno".
Mentre si aspettano i soldi c'è anche chi cerca soluzioni definitive in un territorio che lotta contro l'emergenza climatica. Imprenditori e cittadini hanno costituito un comitato della zona industriale di Ostra. Il nome "Tra due fiumi, le imprese per il territorio". Il comitato ha già inviato diffide alla Regione segnalando pericoli e interventi urgenti, esposti alla procura, e aspetta un incontro con Acquaroli. Dice l'avvocata Roberta Alessandrini, legale del comitato: "C'è bisogno di opere di escavazione e di togliere la breccia. Nell'ordinanza per l'emergenza a firma del capo della protezione civile ci sono deroghe alle quali non si sta dando seguito. In nove mesi trascorsi sono stati effettuati interventi a braccio che hanno riguardato solo alcuni piccoli tratti dei due fiumi. E' gravissimo. Dobbiamo per forza aspettare un'altra tragedia? Non si possono accettare più ritardi del genere".