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Alle vele, in cucina o in sala macchine, l'avventura di 11 ragazzi Asperger a bordo di Nave Italia: "Finalmente usciamo dall'angolo"

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La traversata da Livorno a Genova, insieme agli uomini della Marina militare, sul brigantino armato a goletta più grande del mondo: "Non vogliamo più restare isole ai margini dell'umanità"
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LIVORNO - L'equipaggio più straordinario del mondo salpa dal porto di Livorno, a bordo del brigantino armato a goletta più grande tra quelli che oggi navigano sui mari della terra. Undici ragazzi che ogni giorno si misurano con le fragilità della sindrome di Asperger, forma di autismo che non pregiudica la mente e la parola, si mettono al lavoro alle vele, in cucina, nella pulizia dei ponti, nella sala macchine e in quella dove si servono i pasti: "Non vogliamo più - dicono - restare isole ai margini dell'umanità". Approdo il 2 giugno nel porto di Genova: il loro contributo serve agli uomini della Marina militare per governare Nave Italia, gioiello che offre l'opportunità di confrontarsi con l'avventura di un viaggio a chi soffre per disabilità, emarginazione, povertà, malattie, solitudine, o vecchiaia.

Il vascello, acquistato dallo Yach…

LIVORNO - L'equipaggio più straordinario del mondo salpa dal porto di Livorno, a bordo del brigantino armato a goletta più grande tra quelli che oggi navigano sui mari della terra. Undici ragazzi che ogni giorno si misurano con le fragilità della sindrome di Asperger, forma di autismo che non pregiudica la mente e la parola, si mettono al lavoro alle vele, in cucina, nella pulizia dei ponti, nella sala macchine e in quella dove si servono i pasti: "Non vogliamo più - dicono - restare isole ai margini dell'umanità". Approdo il 2 giugno nel porto di Genova: il loro contributo serve agli uomini della Marina militare per governare Nave Italia, gioiello che offre l'opportunità di confrontarsi con l'avventura di un viaggio a chi soffre per disabilità, emarginazione, povertà, malattie, solitudine, o vecchiaia.

Il vascello, acquistato dallo Yacht Club italiano, il più antico del Mediterraneo fondato nel 1879, è stato varato nei cantieri di Danzica trent'anni fa. E' tra i primi messi in mare dopo la rivolta guidata da Lech Walesa, all'indomani dell'implosione dell'Urss e della caduta del muro di Berlino. La Fondazione "Tender to Nave Italia" di Genova lo mette al servizio dei più fragili per combattere l'invisibile pregiudizio e l'evidente indifferenza che isola chi ha un handicap, o è vittima di disagio in famiglia e nella società. Fino ad oggi quello che un tempo si chiamava "Cigno di Makkun" ha compiuto 336 missioni e imbarcato 7 mila persone. Quest'anno sono in programma 23 viaggi, con equipaggi ospiti di tutta Italia, a cui s'aggiunge il team dei discriminati razziali e degli abbandonati nelle periferie sudafricane di Città del Capo: e in più pazienti che causa terapie hanno perso l'opportunità di concepire figli, adolescenti con la leucemia o in cura contro il cancro, gruppi di diabetici dipendenti dall'insulina, ragazzi incapaci di parlare o di stare con gli altri, bambini in lotta contro malattie genetiche, anziani isolati dalla demenza. "In mare - dice Anna Ballarino, assistente della fondazione milanese "Un futuro per l'Asperger" - non si incontrano muri e non ci sono vie di fuga. Su una barca tutti sono indispensabili per la vita a bordo e la forza del gruppo colma i limiti individuali. Il fascino di questa navigazione è portare il senso del mare nell'esistenza quotidiana a terra, tenendo il timone sempre orientato verso la costruzione di inclusione e attenzione".

La crociera non si limita a invitare gli ospiti a superare gli ostacoli alzati dalla natura. Promuove anche progetti di ricerca, educazione, terapia e formazione. "Compiuti i 18 anni - dice Paola Ricciardelli, docente di psicologia all'università Bicocca di Milano - chi è limitato dalla sindrome di Asperger esce dal welfare pubblico. C'è bisogno di posti di lavoro adatti per le loro qualità, di alloggi per non dipendere dalle famiglie, di operatori e di accompagnatori per gli adulti. Grazie a Nave Italia proviamo a costruire un master post laurea per colmare una dolorosa lacuna dello Stato".

I ragazzi che hanno accettato questa sfida tengono un diario personale, compilano test che permettono di esprimere le loro emozioni, imparano a costruire le rotte, a distinguere le stelle e a stringere i nodi: girano un video che in autunno verrà presentato nella "Scuola Futuro Lavoro". Fondata a Milano da Massimo Montini, è il primo istituto professionale d'Italia specializzato in sostegno e inserimento di giovani che grazie a un mestiere possono fuggire dalla dipendenza famigliare, dalla solitudine e dalla depressione. Ad essere imbarcati sono Vittorio, Flavia, Pietro, Hermann, Fabio, Victor, Luigi, Tommaso, Javier, Daniel e Giacomo. Dietro di loro, nel nostro Paese, vivono però 1,5 milioni di persone colpite da deficit dell'attenzione e iperattività, inserite tra i pazienti con disturbi dello spettro autistico: oltre 300 mila i casi diagnosticati e in cura. "Un vascello come Nave Italia - dice il comandante Massimo Nava - stimola in chiunque nuove autonomie e attitudine alla collaborazione".

Ci sono 1301 metri quadrati di vele da governare, superficie seconda solo a quella della nave scuola Amerigo Vespucci, 61 metri di scafo da timonare a 5 nodi all'ora, un albero maestro di 45 metri da salire. Concentrarsi sulle cose da fare insieme è una salvezza per tutti: restituisce fiducia e conferma che i limiti esistono per essere superati". Lasciata Livorno, la rotta porta a Viareggio, Rapallo, Genova Nervi e infine all'attracco nel porto della Laterna. La sfida più attesa è quella con il bagno in mare, nuotando nell'acqua a 18 gradi. "Sono stracarico - dice Pietro, tra i ragazzi del gruppo - mi sono preparato e spero che le onde mi portino una prospettiva per la vita, o un'offerta di lavoro come marinaio. Quando sono solo, sogno sempre di andare lontano con qualcuno". A bordo nessuna tristezza: c'è felicità, grande attesa, concentrazione sugli incarichi ricevuti, lo stupore di sentirsi vivi e decisivi come gli altri, finalmente via dall'angolo. Per questo Nave Italia è diventata, prima di tutto, un metodo: "A me serve per andare avanti - dice Daniel -: per quattro giorni voglio stare a prua e smettere di scappare se solo si alza un refolo di vento".