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Cantone: “Con la sentenza su Palamara si afferma un principio. L'abuso d’ufficio? Eliminarlo ostacolerebbe la lotta alla corruzione”

Intervista all'ex presidente dell'Anac, oggi procuratore di Perugia, nel giorno del patteggiamento dell'ex pm radiato dalla magistratura "Fu giusto contestargli la corruzione e mettere quindi il Trojan. Ma in quelle intercettazioni non c’erano secondi fini"
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Procuratore Cantone, per Luca Palamara una condanna a un anno con la sospensione della pena. Sembrava il processo del secolo, la madre di tutte le corruzioni...

"Prima di tutto non è una condanna ma un patteggiamento, e con questa procedura ognuna delle parti rinuncia a qualcosa. Io non ho mai pensato fosse il processo del secolo; riguardava fatti specifici, e io e i pm abbiamo ritenuto importante chiudere una stagione con una sentenza in cui non conta la pena ma il principio. Palamara da parte sua ha voluto evitare un processo lungo accettando un'imputazione diversa, pur continuando a dirsi innocente".

Perché passare dal grave reato di corruzione a quello più blando di traffico d'influenze?

"È stata una scelta molto meditata. La lettura dei fatti è in linea con la nuova giurisprudenza della Cassazione e in particolare con la sentenza del caso Alemanno. Noi contestavamo a Palamara situazioni in cui avrebbe fatto da intermedi…

Procuratore Cantone, per Luca Palamara una condanna a un anno con la sospensione della pena. Sembrava il processo del secolo, la madre di tutte le corruzioni...

"Prima di tutto non è una condanna ma un patteggiamento, e con questa procedura ognuna delle parti rinuncia a qualcosa. Io non ho mai pensato fosse il processo del secolo; riguardava fatti specifici, e io e i pm abbiamo ritenuto importante chiudere una stagione con una sentenza in cui non conta la pena ma il principio. Palamara da parte sua ha voluto evitare un processo lungo accettando un'imputazione diversa, pur continuando a dirsi innocente".

Perché passare dal grave reato di corruzione a quello più blando di traffico d'influenze?

"È stata una scelta molto meditata. La lettura dei fatti è in linea con la nuova giurisprudenza della Cassazione e in particolare con la sentenza del caso Alemanno. Noi contestavamo a Palamara situazioni in cui avrebbe fatto da intermediario senza mettere in campo le sue funzioni di magistrato. Era una situazione simile, e il tribunale di Perugia ha condiviso la nostra lettura".

Palamara ha sempre minimizzato i suoi comportamenti. Aveva ragione lui?

"Dipende dai punti di vista; senza voler polemizzare con lui, per me l'imputazione attuale ha solo qualificato diversamente i fatti".

Dice: "Ho deciso di liberarmi dal peso dei processi senza con questo ammettere alcuna responsabilità".

"Quando ha accettato l'idea del patteggiamento, abbiamo dovuto trovare una sintesi, e ci siamo arrivati anche grazie al clima collaborativo creatosi con i suoi avvocati".

Se nel 2019 gli fosse stato contestato il traffico d'influenze e non la corruzione, nel suo cellulare non sarebbe stata inoculato il Trojan e non sarebbero emerse la cena all'hotel Champagne e le trattative tra le correnti per la procura di Roma...

"Non ero a Perugia, ma condivido la scelta. In quella fase era corretta l'imputazione di corruzione. È nella fisiologia del processo che ci sia un'ipotesi investigativa e poi una decisione diversa del giudice. Le richieste dei pm furono vagliate dal gip che autorizzò le intercettazioni. Quegli ascolti, lo ribadisco, non avevano fini reconditi".

In che senso?

"Le intercettazioni non miravano affatto a occuparsi delle nomine in corso, ma solo a individuare elementi di conferma all'ipotesi investigativa che all'epoca era corretta".

Perché ha accelerato il processo?

"Non è affatto così. Il processo era partito in modo tutt'altro che accelerato. Se siamo a oggi è perché lo stesso Palamara aveva davanti la prospettiva di un processo che avrebbe impegnato accusa, difesa e tribunale per anni con il rischio dello stesso risultato".

Le chat, anche per Mattarella, sono un esempio di malcostume...

"Questo tema non ha nulla a che vedere con le indagini. E le chat non hanno nulla a che vedere con le intercettazioni. Sono state estrapolate dal cellulare di Palamara con la perquisizione. E noi le abbiamo usate solo se avevano rilevanza penale. Le valutazioni deontologiche e disciplinari spettavano ad altri. La procura ritenne corretto depositarle tutte proprio per evitare che si pensasse che si voleva nascondere qualcosa".

È un caso, ma il Guardasigilli Carlo Nordio vuole riformare i reati di corruzione tra cui anche il traffico d'influenze, un reato che, dice lui, "non si capisce cosa descriva". Condivide la stroncatura?

"Condivido l'idea che il reato possa essere definito meglio, ma resta un presidio indispensabile per la lotta alla corruzione. E non è certo un caso se sia stato introdotto perché l'Italia ha aderito alle convenzioni internazionali in materia".

Se Nordio attenua il reato che succede al suo processo e a quelli simili? Salta tutto?

"Non sono più di tanto preoccupato. Bisognerà leggere il testo, ma dalle parole di Nordio deduco che non ci dovrebbero essere conseguenze".

Cambiando i reati di corruzione si rischia il colpo di spugna? Lei è un esperto dopo il lavoro al Massimario della Cassazione e all'Anac.

"Mi auguro di no, sarebbe un passo indietro che appannerebbe l'immagine internazionale che l'Italia ha fatto fatica a recuperare".

La battaglia sull'abuso d'ufficio. Dopo il no del procuratore antimafia Melillo e di tanti suoi colleghi lei che dice?

"Condivido la loro opinione e aggiungo che l'abuso è un tipico reato "spia", da esso si parte per cominciare le indagini sulla corruzione. Bisogna sapere che abolirlo le renderebbe molto più difficili, se non impossibili".

E l'altolà del governo alla Corte dei conti per eliminare il "controllo concorrente" e confermare lo scudo erariale?

"I giudici contabili hanno un ruolo di verifica importante, e sarei molto cauto nel ridurre i loro poteri soprattutto quando parte la stagione dei grandi appalti".

Le intercettazioni. Non trascrivere più quelle dei cosiddetti terzi finiti nella conversazione per caso. Si butta via una prova?

"Nelle parole del ministro voglio vedere il bicchiere mezzo pieno: ha assicurato che lo strumento non sarà indebolito. E questa è una garanzia. Mi lascia perplesso l'idea di limitare le trascrizioni perché la rilevanza di un colloquio non si può valutare nel momento in cui s'intercetta, ma alla fine dell'attività investigativa".

L'obbligo dell'interrogatorio prima dell'arresto e un collegio di toghe per autorizzarlo, la sua vita da pm diventerà difficile...

"Quest'idea desta molte perplessità, renderebbe più complesso il nostro intervento, soprattutto per i crimini comuni che più intessano i cittadini, proprio mentre si chiede più sicurezza. Il via libera di tre giudici per l'arresto avrebbe un impatto rilevantissimo sugli uffici giudiziari e paralizzerebbe quelli piccoli e medi".