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Il Mur pubblica il decreto per specializzare gli insegnanti di sostegno. Al Nord la situazione è drammatica per gli alunni disabili: ma la maggior parte dei posti va al Sud

Nelle regioni settentrionali il fabbisogno è enorme: ma qui i docenti saranno il 13 per cento del totale nazionale, mentre al sud saranno il 56 per cento
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Il ministero dell'Università specializza docenti di sostegno dove c'è meno bisogno: al Sud. Mentre al Nord per il prossimo settembre la situazione si preannuncia drammatica per gli alunni disabili e per le loro famiglie. Qualche giorno fa, il Mur ha pubblicato il decreto che lancia il cosiddetto Tfa (Tirocinio formativo attivo) VIII ciclo: la procedura per specializzare 29.061 nuovi insegnanti di sostegno entro l'anno scolastico 2024/2025. Ma la loro distribuzione nelle diverse regioni italiane è assolutamente incoerente, perché nelle aree del settentrione d'Italia, dove il fabbisogno è maggiore, i nuovi specializzati saranno pochissimi mentre abbonderanno al Sud.

La specializzazione a numero chiuso

È bene precisare che sono le singole università a organizzare i percorsi di specializzazione a numero chiuso. E alcuni mesi prima che venga pubblicato il decreto si candidano per organizzare un certo numero di corsi di spe…

Il ministero dell'Università specializza docenti di sostegno dove c'è meno bisogno: al Sud. Mentre al Nord per il prossimo settembre la situazione si preannuncia drammatica per gli alunni disabili e per le loro famiglie. Qualche giorno fa, il Mur ha pubblicato il decreto che lancia il cosiddetto Tfa (Tirocinio formativo attivo) VIII ciclo: la procedura per specializzare 29.061 nuovi insegnanti di sostegno entro l'anno scolastico 2024/2025. Ma la loro distribuzione nelle diverse regioni italiane è assolutamente incoerente, perché nelle aree del settentrione d'Italia, dove il fabbisogno è maggiore, i nuovi specializzati saranno pochissimi mentre abbonderanno al Sud.

La specializzazione a numero chiuso

È bene precisare che sono le singole università a organizzare i percorsi di specializzazione a numero chiuso. E alcuni mesi prima che venga pubblicato il decreto si candidano per organizzare un certo numero di corsi di specializzazione. Dalla tabella allegata al provvedimento dello scorso 31 maggio emerge che nelle regioni settentrionali, dove il fabbisogno è enorme, verranno organizzati corsi per un totale di 3.875 nuovi docenti specializzati: il 13% del totale nazionale che ammonta a 29.061 posti. Nelle regioni meridionali se ne specializzeranno invece 16.256, il 56%. La restante parte, 8.930 docenti, si specializzeranno nelle regioni del centro Italia.

L'incoerente distribuzione

La distribuzione che scaturisce dal decreto appena pubblicato appare assolutamente difforme dalle esigenze dei diversi territori. Per rendersene conto, basta citare la situazione di Lombardia e Piemonte. Nel primo caso, dopo i trasferimenti di alcune settimane fa, sono rimasti liberi ben 9.250 posti di sostegno. A settembre, l'organico stabile (di diritto) ammonterà a poco meno di 19mila cattedre e la speranza che si possano superare le mille e 500 immissioni in ruolo ad agosto è ridotta, spiega Massimiliano De Conca, a capo della Flc Cgil Lombardia. A questi numeri occorre sommare circa 13mila cattedre (in deroga) provvisorie per raggiungere un organico complessivo di 30/32mila cattedre. Mentre la quota di specializzazioni riservata alla regione con la popolazione scolastica più alta del Paese è di soli 1.170 unità. Meno di un quarto di quelli che sfornerà la Sicilia, con 5mila specializzandi, e parecchio meno dei posti messi a concorso dal Lazio, con quasi 7mila aspiranti ai nastri di partenza.

La caccia ai nuovi specializzati

"La risposta di previsione di Tfa per il sostegno", spiega De Conca, "di soli 1.170 posti è evidentemente insoddisfacente, perché permetterebbe di coprire soltanto il 13% dei posti attualmente presenti in organico di diritto. E teniamo presente che si tratta di un'operazione che avverrà soltanto a partire dal 2024/25, quando presumibilmente il numero dei posti disponibili e vacanti sarà sensibilmente aumentato". La previsione del sindacato è che a settembre in Lombardia un posto di sostegno su tre verrà affidato a un docente precario. E che parecchi dei supplenti non saranno in possesso di specializzazione. "Per questo", conclude il sindacalista, "è fondamentale che i ministeri coinvolti, dell'Istruzione e dell'Università, chiedano ed ottengano finanziamenti specifici indirizzati alle università statali per l'attivazione dei corsi di specializzazione e, in generale, dei percorsi formativi funzionali all'accesso nella professione docente". In Piemonte, dove l'organico stabile (di diritto) sarà di 7.838 cattedre, si preannuncia la caccia a 3.488 nuovi specializzati (il 45% del totale) da assumere, con pochissime speranze di coprire anche solo metà dei posti vacanti. Mentre in Sicilia, con un organico di diritto che sfiorerà le 14mila unità le cattedre vacanti saranno meno di 700 (il 5% del totale) e quasi certamente l'intero fabbisogno verrà coperto da altrettanti specializzati. In altre parole, fra tre mesi al nord lavoreranno migliaia di precari senza titolo di specializzazione a sostegno degli alunni disabili.

Gli introiti degli atenei

Per le università italiane, i corsi per specializzare i docenti di sostegno rappresentano un'occasione per accrescere gli introiti. Tra contributo per partecipare al test di ammissione, che arriva anche a 150 euro, e tassa di immatricolazione gli atenei italiani incassano cifre considerevoli che rappresentano in alcuni casi voci non secondarie delle entrate complessive versate dagli studenti. Nel 2021, l'università Bicocca di Milano organizzò corsi di specializzazione per 420 nuovi insegnanti di sostegno. E nello stesso anno incassò complessivamente quasi un milione e 350mila euro: pari al 2,6% del gettito complessivo di quell'anno. Mentre l'ateneo di Messina, che organizzò corsi per mille e 400 aspiranti docenti di sostegno incassò 7 milioni e 238mila euro, pari al 24% dell'intera contribuzione studentesca dell'anno in questione.