Un padre e un figlio che insieme, gridando, scendono a picco nel vuoto. Si potrebbe pensare a un luna park, alle montagne russe di un parco di divertimenti, in uno spensierato giorno di vacanza dal lavoro e dalla scuola. Invece no. Invece era un giorno di lavoro, i due si stavano guadagnando da vivere (o dovremmo dire "da morire?") quando, gridando, sono precipitati dal cestello ribaltato di una piattaforma, insieme a un terzo operaio come loro. Uno dei tanti incidenti sul lavoro, stavolta in località Codigoro, che ci consegna il verdetto di due morti e di un ferito grave.
IL DOSSIER Morire di lavoro
Il figlio è morto, il padre è sopravvissuto. Ed ecco che al funerale, nella chiesa ortodossa di Ferrara, qualcuno scatta la fotografia con la bara del figlio e, accanto, sdraiato su una lettiga da ospedale e gli arti ingessati, il padre in attesa di essere operato.
È un'immagine potentissima, perché sembra provenire dal fronte della matt…
Un padre e un figlio che insieme, gridando, scendono a picco nel vuoto. Si potrebbe pensare a un luna park, alle montagne russe di un parco di divertimenti, in uno spensierato giorno di vacanza dal lavoro e dalla scuola. Invece no. Invece era un giorno di lavoro, i due si stavano guadagnando da vivere (o dovremmo dire "da morire?") quando, gridando, sono precipitati dal cestello ribaltato di una piattaforma, insieme a un terzo operaio come loro. Uno dei tanti incidenti sul lavoro, stavolta in località Codigoro, che ci consegna il verdetto di due morti e di un ferito grave.
IL DOSSIER Morire di lavoro
Il figlio è morto, il padre è sopravvissuto. Ed ecco che al funerale, nella chiesa ortodossa di Ferrara, qualcuno scatta la fotografia con la bara del figlio e, accanto, sdraiato su una lettiga da ospedale e gli arti ingessati, il padre in attesa di essere operato.
È un'immagine potentissima, perché sembra provenire dal fronte della mattanza ucraina, con i pope sullo sfondo e le icone dorate, ma poi realizzi che invece è una guerra tutta nostra, tutta italiana, la guerra del lavoro in cui si muore a migliaia e nessuno ti dà la medaglia al valore, la guerra silenziosa che non prevede trincee e droni, e anzi si mimetizza dietro l'alibi della distrazione o del "maledetto caso".
Vicini ma divisi per sempre
Fanel ha 48 anni, e nella foto allunga la mano come a stringere quella del figlio, Robert, che come tutti i ventenni viveva di progetti, di passioni e di musica (suonava nel complesso degli Sly Kids che in molti hanno applaudito sui palchi della Romagna). Ma nel maggio del 2023 un colpo di forbici, come i latini immaginavano facessero le Parche, ha reciso il filo del suo cantiere esistenziale, e lo ha fatto a pochi metri dal padre con cui condivideva il panino a pranzo e le battute coi colleghi, il freddo della mattina presto e il sudore del sole a picco.
Adesso eccoli qua, ancora insieme, all'apparenza vicinissimi eppure divisi dallo strapiombo fra un "ancora" e un "non più" che demarca il banalissimo confine umano fra sopravvivere e il suo opposto, appesi come siamo alla fragile roulette dell'attimo, affidati al sorteggio agghiacciante che toglie la vita al figlio e la mantiene al padre. Sì, c'è un'asimmetria in questa foto, offerta in modo così netto e spudorato, come a sbatterci in faccia la spudoratezza delle morti bianche. D'altra parte ai bambini di 4 anni si regalano spesso camioncini colorati, ruspe, caterpillar e miniature di mezzi da lavoro, compresi quelli che innalzano bracci meccanici con cestelli più alti degli alberi, e chissà se anche a Robert successe di giocare con "gli operai che salgono lassù e fanno ciao con la mano".
La mancanza di un'educazione alla sicurezza
Esattamente come un camioncino da bambini, il suo si è ribaltato e fine della storia, lasciandoci l'istantanea di questo ritratto di padre-figlio così drammatico e al tempo stesso assurdo, perché ormai la contabilità dei morti durante un turno di lavoro è talmente in ascesa da aver perso addirittura lo scandalo, e ci appare come il dazio inevitabile da pagare al benessere collettivo, al progresso sociale. Poco ci interessa che ogni volta, guarda caso, emergano colpe, lacune, approssimazioni e omissioni, avallate in nome del guadagno e dell'evergreen "ti faccio lavorare nonostante la crisi", cosicché appare sempre più intollerabile che la scuola non preveda un'educazione alla sicurezza, con l'abc delle normative in materia e quel basilare insieme di regole, diritti e prudenze che avrebbero forse salvato Robert e garantito un domani a tutti quei ragazzini in t-shirt bianca che appaiono schierati sulla destra della foto.
I sacrifici agli dèi più cruenti non prevedevano sempre giovani vite? Qui non abbiamo Baal, ma c'è comunque una vittima, e il dio si chiama Lavoro: ha respinto dall'altare la vita del padre, spezzandogli le gambe, ma si è tenuto tutto il sangue del fanciullo.