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Verona, parla l'uomo usato come straccio dai poliziotti violenti: "Niente bagno, l’ho fatta lì. Per punirmi mi hanno spruzzato in faccia lo spray urticante"

Il racconto del senzatetto romeno Nicolae Daju: "Non ho reagito perché avevo paura ed ero in confusione"
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VERONA - Nicolae Daju, 56 anni, romeno, è una delle persone trascinate come stracci sull'urina delle celle della Questura. Vive a Verona da 3 anni, era venuto in Italia per cercare lavoro, ma la strada l'ha risucchiato nel suo gorgo di solitudine ed emarginazione. Ora tira a campare, dorme sulle panchine del parco davanti al cimitero monumentale, e ogni giorno si cimenta nell'impresa di mettere insieme un pranzo e una cena. Nel pesante zaino da trekking che porta con andatura dinoccolata c'è tutta la sua casa: una coperta, un cuscino, due pantaloni di ricambio, tre magliette e un paio di scarpe.

Cos'è successo il 14 ottobre dell'anno scorso?
"Mi trovavo al bar Primo Kilometro, in zona Fiera. Ero con un amico, stavamo bevendo una birra e un caffè. Improvvisamente è arrivata una macchina della polizia, sono scesi due agenti, sono venuti subito da noi. E ci hanno chiesto i documenti".

E lei cos'ha fatto?
"Gli…

VERONA - Nicolae Daju, 56 anni, romeno, è una delle persone trascinate come stracci sull'urina delle celle della Questura. Vive a Verona da 3 anni, era venuto in Italia per cercare lavoro, ma la strada l'ha risucchiato nel suo gorgo di solitudine ed emarginazione. Ora tira a campare, dorme sulle panchine del parco davanti al cimitero monumentale, e ogni giorno si cimenta nell'impresa di mettere insieme un pranzo e una cena. Nel pesante zaino da trekking che porta con andatura dinoccolata c'è tutta la sua casa: una coperta, un cuscino, due pantaloni di ricambio, tre magliette e un paio di scarpe.

Cos'è successo il 14 ottobre dell'anno scorso?
"Mi trovavo al bar Primo Kilometro, in zona Fiera. Ero con un amico, stavamo bevendo una birra e un caffè. Improvvisamente è arrivata una macchina della polizia, sono scesi due agenti, sono venuti subito da noi. E ci hanno chiesto i documenti".

E lei cos'ha fatto?
"Gli ho detto che non stavamo facendo niente di male ma, alla fine, gli ho dato la mia carta d'identità. Non è bastato, mi hanno detto di salire in macchina".



Quindi l'hanno caricata nella volante?
"Sì, ma prima di farmi entrare all'interno mi hanno spruzzato in faccia lo spray urticante".

Si era opposto in qualche modo?
"Ma no, senza motivo. Non avevo fatto niente".

E una volta in Questura?
"Uno dei due poliziotti (dalla descrizione si capisce che parla di Alessandro Migliore, ndr) mi ha afferrato i capelli e trascinato di peso, fino a rinchiudermi dentro una cella con una parete trasparente".

Lei ha reagito in qualche modo?
"No, perché avevo paura. Come si può reagire in quelle condizioni?".

È vero che lei è una delle persone trascinate nell'urina a terra?
"Sì, è vero".

Cos'è accaduto precisamente?
"Avevo bisogno di andare al bagno, con urgenza. Ho cercato di attirare l'attenzione di un poliziotto gesticolando attraverso la parete trasparente".

Cosa chiedeva?
"Di andare alla toilette".

Cosa le hanno risposto?
"Mi hanno detto che non era possibile andare al bagno e che avrei dovuto farla a terra".

Ha fatto così?
"Certo, mi sono messo in un angolo e ho fatto pipì. Purtroppo mi hanno punito per questo".

Cosa intende dire?
"Appena ho finito di urinare un poliziotto (l'assistente capo Loris Colpini, ndr) è entrato dentro come una furia. Mi ha spruzzato in faccia lo spray urticante ancora una volta e poi mi ha trascinato a terra sopra la pozza di urina".

A quel punto ha provato a ribellarsi?
"No, impossibile. Ero in confusione per lo spray e mi faceva male dappertutto".

L'hanno picchiata ancora?
"Quando mi sono rialzato, a un certo punto, il primo poliziotto (Migliore) mi ha colpito con un pugno all'altezza del fegato".

Com'è andata a finire?
"Poco dopo le 21 mi hanno accompagnato alla porta e lasciato andare".