L'anniversario di Telefono Azzurro, 36 anni dalla prima chiamata dell'8 giugno 1987: "Sentire la voce di un bambino che chiede aiuto ti cambia la vita”
di Valentina Ruggiu"Sentire la voce di un bambino che chiede aiuto ti cambia la vita", dice al telefono lo psichiatra Ernesto Caffo, l'uomo che ha catapultato gli italiani davanti al problema dei maltrattamenti e degli abusi sui minori creando la prima linea telefonica d'ascolto dedicata ai più piccoli: il Telefono Azzurro. Era l'8 giugno 1987 quando a Bologna un gruppo di psicologi, avvocati e attivisti iniziò a rispondere alle prime chiamate da un appartamento preso in affitto. Da quel giorno sono passati 36 anni e il telefono non ha mai smesso di squillare.
"Negli anni le richieste di aiuto sono aumentate", spiega il presidente della Fondazione. "Da un lato perché si sono moltiplicati i problemi legati all'infanzia, dall'altro perché è cresciuto anche il numero di minori che ci contatta". Ma se all'inizio le segnalazioni riguardavano soprattutto situazioni di violenza fisica in ambito familiare, "oggi a prevalere sono le denunce di violenza psicologica e sessuale, i casi di tentato di suicidio e di violenza tra coetanei". Una casistica che riflette l'immagine di una società fortemente mutata, dove i rischi per i giovani sono raddoppiati con la diffusione di internet e l'arrivo dei social network. Cyberbullismo, adescamento online, pedopornografia, revenge porn o gioco d'azzardo online sono infatti solo alcune delle numerose e - ormai nemmeno più - nuove sfide che Fondazione Telefono Azzurro si è ritrovata ad affrontare rispetto agli esordi.
Le orecchie in ascolto si moltiplicano
"Mettere al centro della nostra attività l'ascolto dei bambini è sempre stata la nostra forza", spiega lo psichiatra, "dialogare con loro ci ha indicato la via e ci ha consentito di costruire gli strumenti di prevenzione e di ascolto adatti a ogni problema". Così alla storica linea fissa del 19696 nel tempo si sono aggiunte nuove e diverse modalità di contatto. La prima è stata il 114 Emergenza Infanzia: il numero promosso dal Dipartimento per le Politiche della famiglia che dal 2003 interviene in situazioni di pericolo. Nel 2009 è stata la volta del 116000, il numero dedicato ai bambini scomparsi e a quelli che arrivano in Italia non accompagnati. Più recente è invece la possibilità di comunicare con un operatore anche via chat sul sito della Fondazione o ancora via Whatsapp, TikTok o attraverso piattaforme concepite per il gioco.
Migliaia di vite cambiate
Tante orecchie pronte all'ascolto hanno portato a un numero impressionante di segnalazioni raccolte. "Vite cambiate", sottolinea Caffo, "destini che abbiamo provato a migliorare". Oltre 75 mila le emergenze gestite dall'19696 dal 1987 a oggi. Più di 30 mila quelle giunte al 114. E ancora il numero dedicato ai bambini invisibili, quelli scomparsi, che solo nel 2022 ha registrato 17mila sparizioni, in gran parte di bambini stranieri. "Un fenomeno, quello dei bambini non accompagnati, che si è palesato soprattutto negli ultimi 7 o 8 anni", dice il presidente di Telefono Azzurro, "e se prima i bimbi scappavano dai centri di accoglienza o dalle comunità, oggi scappano in prevalenza da situazioni familiari devastanti".
I bambini ancora inascoltati
Da quando è nato, Telefono Azzurro ha sempre cercato di essere presente lì dove ci sono i ragazzi, cercando di fornire risposte nel mondo che questi frequentano. "Negli anni però questa pratica non si è diffusa in Italia. Ancora oggi i più piccoli rimangono in larga parte inascoltati, trattati come oggetto di diritto più che da soggetti", spiega Caffo prima di dedicare una riflessione sulla figura dei genitori. "Sono quelli che mi hanno deluso di più. Poche presenze nelle assemblee e negli incontri, preferiscono delegare la gestione dei problemi dei giovani alle istituzioni. Forse per il poco tempo a disposizione o forse perché non hanno gli strumenti per stare al passo con dei ragazzi che crescono sempre più velocemente. Fatto sta che pure molti adulti ormai, piuttosto che parlare, preferiscono farsi inghiottire dallo schermo del cellulare".
Le sfide aperte: disagio mentale, ChatGPT e Metaverso
Se il percorso compiuto da Telefono Azzurro sino a oggi è stato costellato di prove e battaglie, quello presente e futuro non è da meno. "Stiamo ricevendo un numero di chiamate per disagi mentali che è ormai diventato complicato da gestire", continua lo psichiatra, "e sono casi sempre più complessi. C'è un bisogno di ascolto che al di fuori di noi non trova risposta perché mancano gli psicologi". E dal punto di vista tecnologico la Onlus è già al lavoro sui temi come ChatGPT e Metaverso "per capire insieme ai ragazzi come questi influiscono sulla loro vita".
"Era un progetto a termine"
Guardando a questi 36 anni di servizio mai interrotto, rimane difficile immaginare che all'inizio era stato concepito come un progetto a termine. Ancor più complesso è capire invece perché non fu accolto da subito con favore. "I primi tempi sono stati difficili", confida Ciaffo, "ci accusarono addirittura di procurare un allarme pubblico sul tema dei bambini abusati e chi gestiva i servizi pubblici screditava le nostre denunce sostenendo che funziona tutto". Ma questa è ormai storia passata e oggi possiamo ancora dire grazie a quel piccolo gruppo di pionieri che non si è lasciato abbattere.