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Rimpatri impossibili, e l'idea dei maxi-centri fa già insorgere il Sud

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Ora il governo punta sul"modello Lesbo": spazi chiusi nei primi porti di sbarco, da Lampedusa a Crotone. Dove trattenere fino a tre mesi migliaia di persone, bambini compresi, per provare a rispedirli indietro verso gli Stati d'origine o di transito inclusi nella lista dei "Paesi sicuri"
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A Lampedusa sono già in allarme e non senza ragione. Perché la prima "area di trattenimento" dove rinchiudere i migranti appena sbarcati candidati ad essere rimandati a casa, o nel Paese da cui sono arrivati, con procedure di fontiera accelerate, potrebbe sorgere proprio sull'isola. Hotspot e centri chiusi nello stesso luogo di approdo, è questo il progetto che il governo immagina (come ha confermato lo stesso commissario straordinario per l'immigrazione Valerio Valenti) per i rimpatri-miraggio.

Un "modello Lesbo", con centri chiusi dove detenere fino a tre mesi migliaia di persone, famiglie con bambini compresi, per provare a rispedirli indietro, negli Stati d'origine o di transito inclusi nella lista dei cosiddetti Paesi sicuri. Sono 25 quelli che l'Italia considera tali, ma tra questi quelli d'interesse per le rotte dei flussi migratori sono di fatto solo Tunisia, Egitto, Costa d'Avorio, Algeria: qui, dunque, co…

A Lampedusa sono già in allarme e non senza ragione. Perché la prima "area di trattenimento" dove rinchiudere i migranti appena sbarcati candidati ad essere rimandati a casa, o nel Paese da cui sono arrivati, con procedure di fontiera accelerate, potrebbe sorgere proprio sull'isola. Hotspot e centri chiusi nello stesso luogo di approdo, è questo il progetto che il governo immagina (come ha confermato lo stesso commissario straordinario per l'immigrazione Valerio Valenti) per i rimpatri-miraggio.

Un "modello Lesbo", con centri chiusi dove detenere fino a tre mesi migliaia di persone, famiglie con bambini compresi, per provare a rispedirli indietro, negli Stati d'origine o di transito inclusi nella lista dei cosiddetti Paesi sicuri. Sono 25 quelli che l'Italia considera tali, ma tra questi quelli d'interesse per le rotte dei flussi migratori sono di fatto solo Tunisia, Egitto, Costa d'Avorio, Algeria: qui, dunque, come già prevede il decreto Cutro, potrebbero essere rimpatriati con procedura accelerata 17.000 dei 56.000 sbarcati nel 2023, uno su tre. Numeri improponibili, non fosse altro che per i costi. 

Procedure a rilento e spesso il rientro resta solo sulla carta

La richiesta di asilo, l'istruttoria e l'audizione davanti alla commissione asilo. E, nel frattempo, una lunga attesa in un centro di accoglienza. Solo dopo, in caso di esito negativo, l'espulsione, il più delle volte con foglio di via e relativo ordine ( ovviamente inevaso) di lasciare autonomamente l'Italia entro sette giorni.
Pochissimi, nell'ordine del 5%, i migranti effettivamente rimandati a casa. Così fino ad ora ha funzionato il meccanismo dei rimpatri, possibili soltanto a conclusione di questa procedura, e nei pochissimi Paesi con i quali l'Italia ha stretto negli anni accordi bilaterali. 

Solo 5mila all’anno le partenze effettive pari al 5% degli arrivi

La media dei rimpatri fatti dall'Italia negli ultimi dieci anni, secondo uno studio della fondazione Leone Moressa su dati Eurostat, si aggira intorno ai 5.300, numeri da cui finora (con scarti non rilevanti) non ci si è mai discostati. 
Negli anni del Covid, il 2020 e il 2021, ma anche il 2022, per cause evidenti, si è addirittura scesi sotto quota 4.000. Ma dall'ultimo trimestre dell'anno scorso il trend è di nuovo in aumento. E, nei primi cinque mesi dell'anno, il Viminale ha ulteriormente incrementato il ritmo. All'8 giugno, secondo dati del Viminale, sono 1.894 le persone rimpatriate, contro le 1.395 dello stesso periodo del 2022. La maggior parte, 836, sono i tunisini.

Con il decreto Cutro subito via chi viene dalle nazioni “sicure

Ora l'obiettivo è provare a rispedire a casa rapidamente, senza neanche immetterli nel circuito dell'accoglienza, i migranti che arrivano dai cosiddetti "Paesi sicuri" e che, dunque (a meno di particolari situazioni personali di rischio) non presentano i requisiti per ottenere lo status di rifugiato. Per questo, nel decreto - ormai convertito in legge - partorito dal governo dopo il naufragio di Cutro, è stato previsto che chi arriva da questi Paesi (ossia i cosiddetti migranti economici) possa veder valutata la propria richiesta d'asilo direttamente alla frontiera, con procedure accelerate, entro tre mesi nei quali viene trattenuto. E poi in caso di diniego direttamente rimpatriato. 

Il Patto europeo, i migranti rimandati nei Paesi di transito

Paesi d'origine sicuri. Ma ora, se il Parlamento europeo approverà l'accordo sul nuovo Patto asilo e immigrazione firmato giovedì scorso in Lussemburgo dai ministri dell'Interno della Ue, anche Paesi terzi sicuri. Si amplia, almeno sulla carta, la possibilità di rispedire indietro i migranti, direttamente alla frontiera, non solo verso i loro Paesi di origine ma anche verso quelli di transito. Sempre che questi siano considerati "sicuri" e che venga dimostrata una "connessione" con la persona da rispedire indietro: un legame familiare o anche un periodo in cui, prima di partire per l'Europa, il migrante ha vissuto e ha lavorato in quel Paese. Che deve però volerselo riprendere. 

La lista è nazionale, nella nostra Tunisia e Costa d’Avorio

Non esiste una lista di Paesi sicuri europea. Ogni Stato ha la sua e il nuovo accordo firmato a Lussemburgo prevede che ogni Stato sia libero di valutare la connessione necessaria tra migrante da rimpatriare e eventuale Paese di transito. L'Italia, dopo quattro anni, ha aggiornato a marzo la sua, consultabile sul sito della Farnesina. Dai 13 iniziali si è passati a 16, con l'eliminazione dell'Ucraina e l'ingresso di Paesi dai quali provengono molti richiedenti asilo: su tutti la Costa d'Avorio, al momento primo Paese d'origine dei migranti, poi Gambia, Nigeria e Georgia. Tra i Paesi di transito considerati sicuri Tunisia e Algeria.

Aree di detenzione, accanto agli hotspot in Sicilia e Calabria

L'alto numero di migranti potenzialmente interessati ai rimpatri accelerati (almeno 17.000, uno su tre di quelli arrivati quest'anno) impone la realizzazione di strutture ad hoc in cui ospitarli nel periodo massimo di 3 mesi nei quali può essere portata a termine la procedura. Centri chiusi che dovrebbero sorgere negli stessi luoghi di frontiera. Aree di trattenimento adiacenti agli hotspot le ha definite il commissario per l'immigrazione, Valerio Valente, che ha indicato in Lampedusa e Crotone, principali porti di approdo per Sicilia e Calabria, le prime due località dove realizzae questi centri. Al momento ferma la lista dei centri per il rimpatrio