L'urlo del Pride: "Siamo un milione. Da qui comincia la nuova resistenza"
di Viola GiannoliROMA - Un milione di corpi danzanti sotto il sole. "Furore, furore", cantano dal carro le madrine Paola e Chiara. "Sudore, sudore", risponde da sotto il coro del Roma Pride. Si può (quasi) tutto nella festa dei diritti conquistati e da conquistare, delle famiglie possibili che non intendono arretrare, dell'orgoglio esibito, della libertà di essere, normali, provocatori, eccessivi. Volare con ali di plastica color arcobaleno, indossare piume nere, corone-lampadario, abitini metallici e sotto il vestito niente, passeggiare con i figli avuti all'estero che una maggioranza rumorosa vorrebbe criminalizzare, baciarsi a più non posso con gli amici, veder ballare Elly Schlein e un bel pezzo di segreteria Pd, far arrampicare il sindaco di Roma Roberto Gualtieri sul carro di apertura accanto a due magliette rosa di Sdi, le Sorelle d'Italia, le drag queen Karma B.
La Queeresistenza
Ecco la "Queeresistenza", slogan del corteo. Perch…
ROMA - Un milione di corpi danzanti sotto il sole. "Furore, furore", cantano dal carro le madrine Paola e Chiara. "Sudore, sudore", risponde da sotto il coro del Roma Pride. Si può (quasi) tutto nella festa dei diritti conquistati e da conquistare, delle famiglie possibili che non intendono arretrare, dell'orgoglio esibito, della libertà di essere, normali, provocatori, eccessivi. Volare con ali di plastica color arcobaleno, indossare piume nere, corone-lampadario, abitini metallici e sotto il vestito niente, passeggiare con i figli avuti all'estero che una maggioranza rumorosa vorrebbe criminalizzare, baciarsi a più non posso con gli amici, veder ballare Elly Schlein e un bel pezzo di segreteria Pd, far arrampicare il sindaco di Roma Roberto Gualtieri sul carro di apertura accanto a due magliette rosa di Sdi, le Sorelle d'Italia, le drag queen Karma B.
La Queeresistenza
Ecco la "Queeresistenza", slogan del corteo. Perché "da oggi - grida il portavoce Mario Colamarino - parte la resistenza della nostra comunità a questa destra, a questo governo e a Meloni. Il pasticcio del mancato patrocinio della Regione Lazio è solo l'ennesima prova di quanto siano omofobi e cialtroni. Una vergogna". E giù i nomi: "Adinolfi? Buu. Roccella? Buu. La Russa? Buu". Quando il corteo incontra la sede dei conservatorissimi Pro Vita, contro l'aborto, contro la carriera alias a scuola, contro le trascrizione dei figli delle coppie gay , è un coro di insulti.
"Mai vista così tanta gente, siamo un milione", si urla davanti al Colosseo. Poco importa se sia vero o meno - la Questura parla assai ingenerosamente di 45mila partecipanti - l'importante è esserci. E quest'anno ci sono soprattutto famiglie. Omogenitoriali e non. "Arrivano da tutta Italia, un segnale forte di visibilità davanti a un attacco violento alle coppie Lgbtq+", spiega Alessia Crocini, presidente Famiglie arcobaleno.
Paolo e Marco si sono messi insieme 15 anni fa, da 5 spingono un passeggino e un altro è in arrivo, se tutto andrà bene: "I bambini nascono dal cuore, non è una legge che fermerà i cuori dei papà e delle mamme". Questo è il loro primo Pride, come singoli, come coppia, come famiglia: "Esistiamo ed esisteremo. Siamo timorosi ma non sfiduciati. Pronti ad andar via se l'orizzonte peggiore ancora. Una politica così ostile alimenta comportamenti e discorsi omofobi e noi vogliamo che i nostri figli crescano sereni". A Pordenone, ad esempio, al passaggio del Pride friuliano sono piovute uova e immondizia da una finestra.
"Siamo boh"
Genitori e figli, dicevamo. Rosa e Anna sono venute insieme, "convinte dagli attacchi della destra alle coppie omosessuali nascosti dietro la maternità surrogata. E oggi - dice Rosa - ho detto a mamma che sto con una. E io - dice Anna - l'ho abbracciata e le ho detto embè, sii felice, qui è la festa di tutti". Anche di Valentina, Robin e Giorgia che hanno 17 anni e vengono da Milano. Se gli chiedi se sono gay o etero ti rispondono "siamo boh". Se gli domandi perché sono qui dicono sicure che "è un bel giorno per stare insieme in un posto libero e sicuro. Ché se usciamo con questa - e indicano la borsa arcobaleno - nessuno ci insulta o ci mena". Altrove gi è già successo. Ma di mezzo c'è pure il governo: "Siamo qui per esistere e resistere. Questo è un luogo pieno di amore, chi lo odia è pieno d'odio".
Sfilano anche i poliziotti, contro i pregiudizi
Da Palermo arriva Raffaele Brusca che è ispettore capo della polizia di Stato. Sfila con i suoi colleghi dietro lo striscione Polis Aperta: "A Novara ci avevano contestato per le violenze dentro la polizia che offendono noi per primi, qui solo applausi, sono commosso. Io - racconta - mi sono arruolato nell''87, lavoravo fino a notte per nascondermi da me stesso, poi ho smesso e sono stato il primo poliziotto sposato in uniforme. Ci sono ancora pregiudizi e manca la formazione in servizio. All'estero fanno corsi per spiegare come comportarsi nel fermo di un trans. Da noi ha visto cosa è successo a Milano? Ma sono certo: cambierà. Non si può fermare tutto questo".
Il corteo è un fiume in piena, passano i Lupi Roma, associazione sportiva di calcio a 5, "un ambiente dove pensano che sei forte solo se virile, noi lottiamo invece contro le discriminazioni, per l'inclusione e l'uguaglianza dei diritti". Scende il sole sui Fori Imperiali e pure sui carri. Su quello di +Europa c'è la Venere di Botticelli della sfortunata campagna turistica del governo. Sul petto ha scritto "Open to love".