✕

Lavoro minorile, in Italia riguarda 340mila bambini. "Più scuola e aiuti alle famiglie, solo così riusciremo a sconfiggerlo"

Oggi ricorre la Giornata mondiale. Abbiamo chiesto alla Garante per l'infanzia e alle ong più attive sul tema dei diritti dei bambini, da Unicef a Save the children, quali azioni mettere in campo contro una piaga che riguarda anche l'Occidente più di quanto si pensi. Mattarella: il futuro dell'umanità è legato alla prorezione dei bambini
4 minuti di lettura

Chi immagina il lavoro minorile solo come un problema dei paesi in via di sviluppo sbaglia. È una realtà che riguarda anche l’Occidente del mondo più di quanto pensiamo. Per sensibilizzare sul tema, l’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) ha istituito nel 2002 una giornata mondiale dedicata. Per il rapporto di Save the Children "Non è un gioco", in Italia sono 336mila i bambini e adolescenti tra i 7 e i 15 anni che hanno già alle spalle esperienze lavorative. Più comunemente impiegati nella ristorazione (25,9%) e nella vendita al dettaglio in negozi e attività commerciali (16,2%), si dedicano anche a nuove forme di lavoro online (5,7%), come la creazione di contenuti per i social. Altri trovano impiego in campagna (9,1%), in cantiere (7,6%).

Anche a dieci anni in campagna sotto il sole

Tra le voci raccolte da Save the Children, emerge la denuncia di un ventitreenne: “Qui in Sicilia ci sono alcune i…

Chi immagina il lavoro minorile solo come un problema dei paesi in via di sviluppo sbaglia. È una realtà che riguarda anche l’Occidente del mondo più di quanto pensiamo. Per sensibilizzare sul tema, l’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) ha istituito nel 2002 una giornata mondiale dedicata. Per il rapporto di Save the Children "Non è un gioco", in Italia sono 336mila i bambini e adolescenti tra i 7 e i 15 anni che hanno già alle spalle esperienze lavorative. Più comunemente impiegati nella ristorazione (25,9%) e nella vendita al dettaglio in negozi e attività commerciali (16,2%), si dedicano anche a nuove forme di lavoro online (5,7%), come la creazione di contenuti per i social. Altri trovano impiego in campagna (9,1%), in cantiere (7,6%).

Anche a dieci anni in campagna sotto il sole

Tra le voci raccolte da Save the Children, emerge la denuncia di un ventitreenne: “Qui in Sicilia ci sono alcune imprese agricole che fanno lavorare ragazzini anche a 10 anni. Raccolgono le arance, l’uva. Vanno a lavorare alle 5 del mattino e li fanno stare anche 11, 12 ore sotto il sole (...) ti gira la testa, si abbassa la pressione. Secondo me lavorare sotto al sole 11, 12 ore per 50 euro è sfruttamento (...) Ti devi arrampicare e puoi cadere”.  E c’è chi dichiara di essersi occupato di mansioni rischiose in giovane età, “a volte ti mettono a fare i palazzi all’esterno, salire sull’impalcatura a fare l’esterno, 5-10 metri. Io avevo paura assai perché soffro di vertigini…mi capitava molto spesso di dover salire, perché lì si facevano aziende, case, palazzi e mi capitava di doverlo fare. Io però non guardavo sotto perché ho paura, lo facevo soffrendo sempre”.

La Garante: contrasto all’abbandono scolastico

Per Carla Garlatti, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, il contrasto all’abbandono scolastico è “uno strumento importante per prevenire il lavoro minorile irregolare – e prosegue - Purtroppo, nel nostro Paese sono ancora tanti i ragazzi che escono prematuramente dal percorso di istruzione”. Il ministero dell’Istruzione nel 2021 contava quasi 11mila abbandoni nelle scuole medie e poco meno di 99mila alle superiori. La Garante individua come antidoti “un forte rinnovamento della didattica e degli stili di insegnamento, aumentare il numero delle scuole a tempo pieno, promuovere ambienti informali di apprendimento e di aggregazione all’interno delle scuole e istituire un servizio di psicologia scolastica per bambini e adolescenti nelle scuole di ogni grado”. Il mondo dei social ha permesso anche ai più giovani di accedere a nuovi modi per guadagnare. Sui baby influencer l’Autorità ha espresso “la necessità di introdurre una disciplina, ispirata a una legge francese di recente approvazione, che prevede una verifica sui profitti generati online dai minori e il diritto all’oblio (cancellazione) per i contenuti pubblicati”, spiega Garlatti. Al momento l’organo indipendente è impegnato anche in un’indagine per verificare i livelli culturale, di sicurezza e formazione tra i minorenni in età lavorativa (dai 16 anni). “Al termine della ricerca sarà formulata una serie di raccomandazioni alle istituzioni”, conclude la Garante.

Unicef: investire nella protezione sociale

Secondo Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, è importante rafforzare la protezione sociale per arginare il lavoro minorile, che non solo viola il diritto del bambino “a crescere libero da sfruttamento, abuso e violenza” ma ne “compromette l’istruzione e limita le loro libertà future, rafforzando i cicli di povertà”. “I bambini che non hanno accesso a un sistema adeguato di protezione sociale sono vulnerabili alla povertà, alle malattie, all'istruzione mancata e alla cattiva alimentazione, e aumenta il rischio di matrimonio precoce e lavoro minorile”, dice Iacomini. Quindi, è necessario investire in assegni familiari e individuare una rosa di sussidi più ampia, erogabili da sistemi di protezione sociale inclusivi e attenti alle esigenze di genere, che colleghino famiglie a servizi sanitari e sociali. Inoltre, lavoro dignitoso e welfare adeguato rimangono elementi da garantire in sostegno dei genitori. “Per supportare i bambini e le famiglie abbiamo bisogno di attuare un approccio integrato – precisa il portavoce - Per esempio, quando le famiglie ricevono sussidi in denaro, possono anche ricevere informazioni sull’importanza di continuare a fare andare i bambini a scuola e farli rimanere lontani dal lavoro – e permettere ai bambini che lavorano di tornare a scuola”. In occasione della giornata dedicata, Unicef Italia presenterà il report Lavoro minorile in Italia: rischi, infortuni e sicurezza sui luoghi di lavoro.

Record di infortuni fra gli under 14

In occasione della giornata dedicata, Unicef Italia ha pubblicato il report Lavoro minorile in Italia: rischi, infortuni e sicurezza sui luoghi di lavoro. Tra 2017 e 2021 l’Inail ha raccolto 352.140 denunce di infortunio per lavoratori sotto i 19 anni: 223.262 riguardano la fascia fino a 14 anni (nel 2020 erano 18.534, l’anno dopo 31.857), 7 con esito mortale, mentre le restanti 128.878 provengono dal gruppo tra i 15 e i 19 anni (18.923 nel 2021 e 11.707 nel 2020) e in 67 casi l’infortunio ha portato al decesso.

Al Sud si denuncia meno

I tassi (denunce/lavoratori) più elevati si registrano in Piemonte e Umbria (39,2%) seguite da Friuli-Venezia Giulia (33,1%), Lombardia (32%), Liguria (30,7%) ed Emilia Romagna (29,7%). Escludendo la Valle D’Aosta (12%), sono Campania (14,9%), Puglia (15,6%), Calabria (15,8%), Lazio (16,6%) e Sardegna (17,1%) a registrare le percentuali più basse, a fronte di una media nazionale del 24,8%. Il rapporto sottolinea però che questi dati non indichino una maggiore sicurezza nel Meridione rispetto al Nord ma che i giovani in quelle aree siano meno inclini a denunciare l’infortunio. L’invito è a interrogarsi sui motivi di questa tendenza, suggerendo che “si potrebbe pensare ad un lavoro sommerso e minori opportunità di lavoro”. Le Regioni con i numeri assoluti più alti sono invece Lombardia (76.942), Emilia-Romagna (40.000), Veneto (39.810) e Piemonte (31.997), che da sole raggiungono più della metà del totale nazionale. Il Veneto è primo per denunce di infortunio con esito mortale (16) seguito da Lombardia (12), Emilia-Romagna e Piemonte (entrambe a 8).

Il rapporto è stato realizzato da Unicef Italia in collaborazione con l’Università di Salerno, nell’ambito delle iniziative dell’Osservatorio Unicef per la prevenzione dei danni alla salute da lavoro minorile, istituito nel 2022. Il desiderio espresso dalla presidente Carmela Pace è di promuovere una “riflessione pubblica sui dati”. Il report è una nuova manifestazione di impegno dell’organizzazione dopo la firma a febbraio di un Protocollo con il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali “al fine di garantire un'attenzione particolare ai minorenni che lavorano, favorendo la diffusione di una cultura della prevenzione”, conclude Pace.

Mattarella: futuro dell'umanità legato alla protezione dei bambini

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha salutato la Giornata mondiale contro il lavoro minorile, sottolineando la "pericolosità dell'ingresso in età precoce nel mondo del lavoro di bambini e ragazzi che, senza alcuna tutela, vedono compromettere irrimediabilmente il proprio futuro e del danno che questo reca all'intera societa". In questo tutte le istituzioni e gli attori sociali devono essere attivi. Infatti, per il capo dello Stato "la realizzazione delle ambizioni delle bambine e dei bambini deve essere una delle preoccupazioni primarie". "Il futuro dell'umanità è legato alla capacità di proteggere i bambini", afferma Mattarella ma la protezione sociale di cui dovrebbero godere "è ben lungi dal'essere una realtà". I numeri del fenomeno in Italia "sono espressione del disagio sociale presente in troppe aree del Paese e trovano connessione anche con manifestazioni della criminalità organizzata", sostiene il presidente.