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Due agenti e 2.500 euro per rimpatriare un migrante: il piano Meloni a rischio flop

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I dubbi dopo l’annuncio del governo sui respingimenti. Mauro Palma, garante dei diritti delle persone private della libertà: "Sono risorse a perdere, che l’Italia farebbe meglio ad investire in canali di ingresso legali"  
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"I rimpatri, ancor più con questo obiettivo dei respingimenti alla frontiera che mi desta forti perplessità di principio e legittimità, sono un modello a perdere, che gioca solo sul simbolico e sull'opinione pubblica. Lo dirò giovedì al Parlamento nella mia relazione annuale". Con Mauro Palma, garante dei diritti delle persone private della libertà, facciamo due conti per dimostrare come la strada intrapresa dall'Europa per blindare i suoi confini puntando sui respingimenti persino nei Paesi terzi cosiddetti sicuri sia velleitaria.

Ecco quanto spende l'Italia per i rimpatri

Lo dicono, innanzitutto, i numeri: quelli dei costi altissimi, da 9 a 10 milioni di euro l'anno, serviti per rimpatriare una media di poco più di 5.000 migranti, appena il 20 % di coloro che hanno ricevuto un decreto di espulsione. E lo dicono anche storia ed esperienza: mancano uomini e mezzi per effettuare i rimpatri, sono pochissimi gli accordi bilaterali con i Paesi d'origine necessari per rispedire indietro le persone e, finora, nessun Paese terzo ha mai accettato di riprendersi migranti che non gli appartengono.

Per la prima volta, l'anno scorso, la Corte dei Conti ha quantificato la cifra spesa dall'Italia per i rimpatri: 27,4 milioni di euro nel triennio 2018-2020, quest'ultimo l'anno più dispendioso con 8,3 milioni serviti per riportare a casa 3.351 persone. "Mediamente - spiega Palma - il costo procapite è di 2.500 euro a viaggio a cui aggiungere il costo per i biglietti degli agenti di scorta, due per ogni migrante, del medico a bordo, dell'equipaggio, dello straordinario all'estero per le forze di polizia, del noleggio del charter, del carburante, dei diritti aeroportuali, dei trasferimenti via terra e dei pernottamenti. Anche per questo non si è mai riusciti a rimpatriare più di 6.000 persone l'anno: neanche l'accordo con la Tunisia che è quello più collaudato, con due voli settimanali per complessive 80 persone, viene rispettato. Per questo sono risorse a perdere che l'Italia farebbe meglio ad investire in canali di ingresso legali".

Chi sostiene i costi

Costi sostenuti in parte con il sostegno di Frontex, in parte con il Fondo Asilo e immigrazione, in parte a carico del bilancio nazionale. Adesso, se mai dovessero partire questi respingimenti alla frontiera, l'Italia conta sugli ormai famosi 20.000 euro a migrante che dovrebbero essere versati dai Paesi che non accettano ricollocamenti in un fondo per il rafforzamento delle frontiere. Sempre che si trovino Paesi terzi sicuri disposti ad accettare.


"Paesi comprati più che Paesi sicuri. Che Italia è quella che abdica al valore della fraternità, che -come dice Papa Francesco - è un valore politico? Un Paese infelice che stringe patti turpi con Paesi che non rispettano i diritti umani dove respingere le persone", dice don Mattia Ferrari, cappellano di Mediterranea Saving Humans dal palco di Repidee a Bologna. Da dove arriva forte anche la critica di Marco Impagliazzo, presidente di Sant'Egidio: "L'Europa è naufragata sui migranti, abbiamo costruito un'Unione come comunità di popoli e oggi l'Europa si ritrova una fortezza tanto bella dentro quanto inespugnabile dall'esterno".

Le perplessità sui giuristi, prevedibile pioggia di ricorsi

Rimpatri-miraggio, respingimenti con alti profili di illegittimità, che vanno ad erodere diritti intoccabili. La denuncia è di Filippo Miraglia, di Arci: "È un ulteriore passo avanti verso la cancellazione del divieto di non respingimento e spero che il Parlamento europeo fermerà questo accordo che mina il nucleo centrale della convenzione di Ginevra. E poi l'idea di poter aumentare i pochi rimpatri che si fanno oggi affidandosi ai Paesi di transito è fuori dal mondo, pura propaganda".


Sul piede di guerra anche i giuristi di Asgi che paventano una pioggia di ricorsi: "Si estende il modello Turchia del 2016, con il rischio che la Ue paghi i Paesi terzi senza pretendere garanzie che lì i diritti dei migranti siano tutelati", obietta l'avvocata Nazzarena Zorzella. Mentre Gianfranco Schiavone prospetta vere e proprie deportazioni. "Le domande di asilo verrebbero dichiarate inammissibili senza essere esaminate nel merito, una assurda previsione normativa in contrasto con l'articolo 10 della Costituzione".