I nonni? Meglio il nido. E i divieti fanno bene
di Maria Novella De LucaLe domande, lo sappiamo, non finiscono mai. Fino alla soglie dell’età adulta i genitori continuano ad interrogarsi sulla felicità o infelicità dei figli, sul proprio ruolo di educatori, con quell’interrogativo che resta sempre lì: avrò fatto bene? Avrò fatto male? C’è però un momento della vita, quello iniziale, nei primi mesi di vita di un bambino in cui tutto è stupore, scoperta, smarrimento. In cui gli interrogativi (e le ansie) sono infiniti. A molti di questi prova a rispondere il libro, Fuori dal nido. Cento domande e mille risposte possibili per genitori e bambini che crescono (in uscita oggi per Mondadori), una raccolta, curata da “Reggio Children”, delle domande che madri e padri rivolgono ogni giorno agli educatori nei nidi e nelle scuole dell’infanzia comunali di Reggio Emilia. Dalle emozioni alle punizioni, dal cibo alla socialità, dal pianto alla fame, dalle punizioni…
Le domande, lo sappiamo, non finiscono mai. Fino alla soglie dell’età adulta i genitori continuano ad interrogarsi sulla felicità o infelicità dei figli, sul proprio ruolo di educatori, con quell’interrogativo che resta sempre lì: avrò fatto bene? Avrò fatto male? C’è però un momento della vita, quello iniziale, nei primi mesi di vita di un bambino in cui tutto è stupore, scoperta, smarrimento. In cui gli interrogativi (e le ansie) sono infiniti. A molti di questi prova a rispondere il libro, Fuori dal nido. Cento domande e mille risposte possibili per genitori e bambini che crescono (in uscita oggi per Mondadori), una raccolta, curata da “Reggio Children”, delle domande che madri e padri rivolgono ogni giorno agli educatori nei nidi e nelle scuole dell’infanzia comunali di Reggio Emilia. Dalle emozioni alle punizioni, dal cibo alla socialità, dal pianto alla fame, dalle punizioni alla libertà. Risposta dopo risposta, il libro guida i neo genitori in quel viaggio misterioso e meraviglioso che è la nascita di un figlio.
Ho 4 nonni disponibili a tenere il mio bambino. Perché dovrei mandarlo al nido?
Il nido è un’esperienza di collettività, in un ambiente a misura di bambino, pensato e organizzato senza la costante condivisione con l’adulto, che è presente ma lascia spazio ai bambini perché possano con libertà prendere l’iniziativa. La maggiore differenza rispetto ai contesti familiari è la presenza di altri bambini, soggetto privilegiato di osservazione, di ricerca e di apprendimenti. Nasce così la conoscenza dell’altro da sé, che offre la possibilità di fare vita di gruppo, socializzare, collaborare. Per questo i bimbi che frequentano un nido hanno di solito maggiori capacità di stare con i coetanei, di condividere i giochi. Sono spesso più autonomi e indipendenti.
Soltanto una settimana per stare con mio figlio al nido. Non ci vorrebbe più tempo?
Condividere i primi giorni di frequenza al nido è importante. Il bambino grazie alla presenza di un adulto familiare sarà nella condizione di affrontare la nuova situazione sicuro di poter sempre contare su una figura affettivamente significativa. Se possibile alternatevi, mamma e papà. L’importante è non avere fretta, ma neanche prolungare eccessivamente la vostra presenza al nido. Quando lo lascerete senza di voi, salutatelo. Non capirà tutto quello che direte ma il tono della voce gli comunicherà che può stare tranquillo. Andarsene di nascosto invece comunicherà a lui insicurezza e l’ansia di vedervi sparire.
Mio figlio ha tre anni: perché non mi racconta mai cosa cosa ha fatto a scuola?
Quando all’uscita da scuola ci “riappropriamo” del nostro bambino è desiderio di ogni genitore riempire con immagini e parole il tempo che abbiamo passato lontani. Un desiderio legittimo ma proviamo però ad assumere il punto di vista del bimbo. La giornata a scuola è fatta di tante cose che succedono. Costruirne un racconto sintetico o selezionare gli avvenimenti più salienti è un’impresa difficile a 3 anni. Ma allora che fare? Dobbiamo accontentarci di non sapere niente? Noi crediamo che sia rispettoso accettare il suo silenzio o le risposte liquidatorie. Se ci sono cose importanti che vuole dirvi, lo farà quando ne avrà desiderio.
Dare regole ai bambini è giusto?
Le regole sono necessarie per i bambini. Offrono loro riferimenti sicuri, che li tutelano dal dover prendere decisioni troppo al di sopra delle loro possibilità. I bambini cercano di capire qual è il confine che hanno le loro azioni, cercano di definirlo attraverso, anche, provocazioni, trasgressioni o disubbidienze, e attraverso la risposta che noi adulti diamo ai loro tentativi di superare il limite. Lo fanno per capire come funziona il mondo, per mettere alla prova la nostra autorevolezza, per trovare un punto di appoggio sicuro. Hanno bisogno delle regole anche per trasgredirle, sperimentando così il le conseguenze che derivano dal loro superamento.
Nei primi mesi di vita i bimbi provano emozioni? Come riconoscerle?
I bambini provano emozioni fin dalla nascita. Possiamo riconoscere la rabbia, che spesso si esprime con un pianto sonoro e strillato quando hanno fame perdono il ciuccio o non vogliono essere messi nel lettino. Provano gioia quando sono puliti, sazi, riposati, quando la mamma o un altro familiare parla e li culla. Provano anche paura o tristezza quando si svegliano da soli nel loro lettino, o sentono un rumore troppo forte, stupore quando alcuni oggetti colorati in movimento entrano nel loro campo visivo. Piano piano gliadulti che passano molto tempo con un bambino di pochi mesi imparano a riconoscere ciò che gli fa piacere o ciò che lo disturba.
Oggi che è stata vietata la “sculacciata educativa” perchè i nostri figli dovrebbero fare cose che richiedono impegno e fatica?
Si possono ottenere rispetto, collaborazione, comportamenti adeguati da parte dei bambini senza punizioni? La risposta è sì. I bambini possono valutare ciò che è buono, giusto, senza un atteggiamento fermo, rigoroso, coerente da parte degli adulti? La risposta è no. I bambini hanno diritto di avere di fianco adulti che con autorevolezza forniscano loro criteri di valutazione delle azioni che compiono o non compiono. I bambini non vanno premiati o puniti, ma confermati e disconfermati, lodati se fanno una cosa buona o, di contro, fermamente ripresi. L’importante però è motivare sempre le ragioni delle nostre reazioni.