Condannata a sei mesi Ilaria De Rosa, la hostess arrestata in Arabia Saudita
di Vera MantengoliTREVISO. Sei mesi di carcere per possesso di sostanze stupefacenti. Questa la condanna inflitta dal tribunale saudita a Ilaria De Rosa, la 23enne trevigiana rinchiusa da quasi quaranta giorni in un carcere di Gedda, in Arabia Saudita, con l'accusa di detenzione e spaccio di droga. Il giudice monocratico si è pronunciato dopo oltre due ore di camera di consiglio.
Una volta scontata la pena, la giovane sarà espulsa dal Paese. Gli altri imputati coinvolti - un tunisino, un egiziano e un saudita - sono stati condannati invece a un anno e sei mesi. La ragazza è apparsa in collegamento video dal carcere dove è rinchiusa dallo scorso 5 maggio con l’accusa di spaccio e detenzione di droga. Le sue condizioni di salute sono sembrate buone, ma l’ansia di trovarsi in un Paese straniero, senza avere contatti con la famiglia che sentiva ogni giorno, senza conoscere la lingua del posto e senza sapere che cosa l’aspetta, la stanno mettendo a dur…
TREVISO. Sei mesi di carcere per possesso di sostanze stupefacenti. Questa la condanna inflitta dal tribunale saudita a Ilaria De Rosa, la 23enne trevigiana rinchiusa da quasi quaranta giorni in un carcere di Gedda, in Arabia Saudita, con l'accusa di detenzione e spaccio di droga. Il giudice monocratico si è pronunciato dopo oltre due ore di camera di consiglio.
Una volta scontata la pena, la giovane sarà espulsa dal Paese. Gli altri imputati coinvolti - un tunisino, un egiziano e un saudita - sono stati condannati invece a un anno e sei mesi. La ragazza è apparsa in collegamento video dal carcere dove è rinchiusa dallo scorso 5 maggio con l’accusa di spaccio e detenzione di droga. Le sue condizioni di salute sono sembrate buone, ma l’ansia di trovarsi in un Paese straniero, senza avere contatti con la famiglia che sentiva ogni giorno, senza conoscere la lingua del posto e senza sapere che cosa l’aspetta, la stanno mettendo a dura prova psicologicamente. In tribunale erano presenti la sorella Laura e il console italiano a Gedda Lorenzo Costa, che hanno seguito dal primo giorno di incarcerazione la situazione della connazionale. La sorella ha voluto dimostrarle così la vicinanza, il sostegno e l’affetto della famiglia. In realtà la ragazza si è sempre professata innocente e le confessioni degli altri imputati, avvenute nelle tre udienze che hanno preceduto la sentenza di oggi, martedì 13 giugno, sembravano scagionare la donna. I familiari erano fiduciosi quindi che la giovane sarebbe stata ascoltata e assolta e che il fatto si sarebbe rivelato un incidente, come hanno sempre sostenuto.
Non si sa ancora che cosa abbia spinto il giudice a condannare a sei mesi la giovane, che dovrà scontare la pena nel Paese islamico, nello stesso carcere dove è rinchiusa dallo scorso 5 maggio. Entro cinque giorni la sentenza si dovrà registrare e solo allora si conosceranno le vere motivazioni che hanno portato a questa decisione. "Nel rispetto della decisione della magistratura locale, il Consolato Generale a Gedda e l'Ambasciata d'Italia a Riad, in stretto raccordo con la Farnesina, stanno prestando tutta l'assistenza possibile alla connazionale e ai familiari" ha fatto sapere la Farnesina. "Subito dopo la sentenza abbiamo richiesto altra visita consolare per permettere alla sorella della connazionale di visitarla".
Dopo aver preso visione della sentenza, De Rosa, da qualche mese residente a Gedda dove lavorava per la compagnia lituana Avion Express, deciderà entro 30 giorni con la famiglia e il suo legale saudita se fare ricorso in appello o no. Se lo facesse in quel caso la Corte sarebbe composta da tre giudici. Si attende quindi di capire quali sono le cause che hanno portato alla condanna e come intenderà procedere il legale.
Cosa è successo veramente quel 5 maggio?
Rimane da capire che cosa sia davvero successo quel 5 maggio, domanda che potrebbe trovare una risposta proprio oggi. Stando alle ricostruzioni della giovane, riportate dal console Costa in occasione della prima visita in carcere, avvenuta dopo due settimane dall'arresto, quel giorno lei si trovava nel giardino di una villa di un amico con altre persone. A un certo punto una decina di uomini in borghese, ma armati ha fatto irruzione, li ha fermati e ha iniziato a perquisirla in modo invadente perché probabilmente, come ha raccontato, era l'unica non araba. Ha compreso di essere stata arrestata quando è stata portata in una stazione di polizia e interrogata in inglese dopo cinque giorni. Avrebbe anche firmato un documento in arabo di cui ignora il contenuto.
Leggi durissime
L'Arabia Saudita applica leggi durissime per il reato di cui è stata accusata De Rosa. Mamma Marisa Boin, residente a Resana in provincia di Treviso, e papà Michele, da anni all'estero, sono da sempre convinti che si sia trattato di un incidente, ma hanno sempre mantenuto un assoluto riserbo. Entrambi abituati a sentire la figlia ogni giorno, si sono preoccupati quando il suo telefono squillava a vuoto e di lei non c'erano più tracce tanto che l'8 maggio ne hanno denunciato la scomparsa. Lo stesso giorno la Farnesina li ha chiamati per comunicare che Ilaria De Rosa era detenuta in carcere. Fin dall'inizio, la diplomazia ha giocato un ruolo chiave. Lo stesso ministro degli Esteri Antonio Tajani ha voluto occuparsi di persona della vicenda. I primi risultati delle collaborazioni diplomatiche si sono visti nella concessione della visita in carcere da parte del console Costa e nel protocollo firmato in quell'occasione che dava a De Rosa la possibilità di scegliere un avvocato locale tra quelli consigliati dal consolato italiano in Arabia Saudita.
Amante dei viaggi, De Rosa ha vissuto a lungo all'estero e parla cinque lingue. Dopo aver studiato a Treviso la passione per conoscere posti nuovi l'aveva portata a frequentare l'United World College di Maastricht dove si è diplomata. Poi la decisione di diventare hostess per l'Avion Express e risiedere a Gedda, in un Paese che conosceva molto bene e che oggi deciderà sulla sua vita.