Silvio Berlusconi in bilico tra pin-up e macho: con la chirurgia estetica sdoganò la transessualità culturale
di Marco BelpolitiGiorgio Lotti, il fotografo del back stage della discesa in campo, ritrattista famoso di Zhou Enlai, ha fissato in un suo scatto il momento trionfale della campagna elettorale del 1994: braccia alzate in aria coi polsi rivolti all'indietro, il leader di Forza Italia sorride e compie alcuni passi di danza sul palco per rispondere ai suoi sostenitori festanti. Lotti ha colto qualcosa di indiscutibilmente femminile nella postura di Berlusconi: un gesto di civetteria, ma anche un chiaro messaggio di natura sessuale. Nei suoi anni migliori in Silvio convivevano la natura femminile della pin-up e l'aspetto dell'avventuriero tipicamente maschile, il macho.
In bilico tra maschile e femminile
È forse esistito un Berlusconi in bilico tra il maschile e il femminile? Senza dubbio Silvio è stato un antesignano nell'uso della chirurgia estetica attraverso il trapianto dei capelli, cancellando nel contempo dal viso, dalle palpebre, dal collo, le rughe. Come ha s…
Giorgio Lotti, il fotografo del back stage della discesa in campo, ritrattista famoso di Zhou Enlai, ha fissato in un suo scatto il momento trionfale della campagna elettorale del 1994: braccia alzate in aria coi polsi rivolti all'indietro, il leader di Forza Italia sorride e compie alcuni passi di danza sul palco per rispondere ai suoi sostenitori festanti. Lotti ha colto qualcosa di indiscutibilmente femminile nella postura di Berlusconi: un gesto di civetteria, ma anche un chiaro messaggio di natura sessuale. Nei suoi anni migliori in Silvio convivevano la natura femminile della pin-up e l'aspetto dell'avventuriero tipicamente maschile, il macho.
In bilico tra maschile e femminile
È forse esistito un Berlusconi in bilico tra il maschile e il femminile? Senza dubbio Silvio è stato un antesignano nell'uso della chirurgia estetica attraverso il trapianto dei capelli, cancellando nel contempo dal viso, dalle palpebre, dal collo, le rughe. Come ha spiegato Rosella Ghigi in Per piacere. Storia della chirurgia estetica (il Mulino) queste tecniche di modificazione del corpo non sono più da tempo un "artificio fisico" quanto piuttosto una pratica di inclusione sociale: il culto del corpo-vetrina come strumento d'ascesa sociale. Se un tempo questo poteva essere utilizzato in prevalenza dal mondo femminile, negli anni Novanta è diventata una pratica usuale del mondo maschile. L'elemento transessuale è presente in Berlusconi non in termini sessuali, ma sotto forma d'identità culturale. Oggi abbiamo un aggettivo per definire questo atteggiamento: "fluido".
"Siamo tutti transessuali"
Nei suoi comportamenti pubblici - in lui il privato è pubblico - il proprietario di Mediaset ha utilizzato la commutazione dei segni del sesso secondo una modalità impostasi nel corso degli anni Ottanta a partire dallo star system. Se la sessualità degli anni Sessanta e Settanta ubbidiva alla "logica del godimento", quella degli anni Ottanta è fondata piuttosto sull'artificio. Parlando del destino del corpo postmoderno Jean Baudrillard ha scritto in modo icastico: "Siamo tutti transessuali. Così come siamo tutti dei mutanti biologici potenziali, siamo dei potenziali transessuali. E non è questione di biologia. Siamo tutti simbolicamente dei transessuali". Nel corso degli anni Ottanta il travestitismo di alcune star musicali - Michael Jackson, David Bowie, Boy George, o Dee Snider eletto nel 1984 la donna più elegante dell'anno - ha imposto il tema del gender come un elemento estetico praticabile all'interno della società dello spettacolo. Quello che è stato un aspetto di costume che connotava piccoli gruppi ed élite culturali, è diventato progressivamente un elemento possibile nella rappresentazione delle singole identità personali. Baudrillard all'inizio degli anni Novanta, cercando di fare un bilancio del decennio precedente, periodo che in Italia ha visto l'avvento in politica di Sua Emittenza, ha definito quel decennio "il dopo orgia".
Il 'dopo-orgia'
Dopo il periodo dei movimenti di liberazione (politica, sessuale, femminile, omosessuale, eccetera) s'era posto un interrogativo: "che fare dopo l'orgia?". Secondo il sociologo francese l'unica strada era quella di simulare l'orgia e la stessa liberazione, far finta di accelerare restando nella medesima zona della presunta liberazione; in realtà in quel decennio si stava "accelerando nel vuoto", una definizione perfetta per descrivere la stessa televisione commerciale berlusconiana. Sotto l'aspetto del maschilismo imperante, della fallocrazia erotica e politica, l'estetica di Berlusconi spingeva verso una forma di trans-sessualità analoga alla trans-politica, ovvero al superamento delle definizioni politiche fissate dalle ideologie tradizionali: socialismo, comunismo, fascismo, fino alla democrazia rappresentativa. Sorrentino nel suo film Lui ha cercato di mettere in scena il "dopo orgia" intuendo che la mutazione antropologica avvenuta negli anni Novanta fosse ben più radicale di quella paleocapitalista dei consumi descritta da Pasolini negli Scritti corsari (1975). In un passo di un suo romanzo, Il Duca di Mantova, Franco Cordelli ha messo in scena Berlusconi e ha illuminato con un colpo di teatro la sua trasformazione: "il mondo è stato conquistato dalle donne, siamo tutti donne, le donne riducono donne; anche il Duca è un travestito". In un libro oggi introvabile, ma fondamentale, Berlusconi in concert, costruito sulle frasi e i detti memorabili di Silvio si ricorda l'episodio d'un tifoso del Milan subito dopo la vittoria dello scudetto del 1988, il quale si getta sul cofano della sua automobile e grida: "Silvioooo, Silvioooo: sei una gran bella figa!". Il più bel complimento ricevuto nella mia vita, dice il Presidente. L'estrema ambiguità di Berlusconi è stato un enigma non tanto e non solo politico - Silvio non ha fatto letteralmente nulla come Presidente del Consiglio, nessuna riforma o cambiamento, se non quelli necessari a salvaguardare i suoi interessi economici - quanto un enigma antropologico ed estetico. La fluidità che oggi domina non più solo tra le élite musicali e artistiche, bensì tra gli adolescenti delle scuole medie superiori, è un retaggio dell'epoca berlusconiana, una delle sue innumerevoli e inattese eredità estetiche e culturali.