Abusi sessuali, i gesuiti espellono padre Rupnik
di Iacopo ScaramuzziRoma - I gesuiti hanno espulso padre Marko Rupnik, sacerdote e mosaicista noto in tutto il mondo, a causa degli abusi di potere, abusi di coscienza e abusi sessuali dei quali è stato riconosciuto colpevole su un arco temporale di 30 anni nei confronti di numerose donne.
A quanto apprende Repubblica, lo scorso 9 giugno il superiore generale, padre Arturo Sosa, ha decretato la dimissione del gesuita sloveno dalla Compagnia di Gesù “a causa del suo rifiuto ostinato” di cambiare comunità e di “dare un segnale chiaro alle numerose persone lese che testimoniavano contro di lui”. Il decreto è stato consegnato a Rupnik ieri, 14 giugno, ed egli ha ora 30 giorni per fare ricorso. Se la decisione divenisse definitiva, Rupnik rimarrebbe dunque sacerdote, ma non più gesuita.
Il Papa: “Non sono mai intervenuto”
Giunto a Roma all’epoca di Giovanni Paolo II, padre Rupnik ha creato l’atelier del Centro Aletti, centro…
Roma - I gesuiti hanno espulso padre Marko Rupnik, sacerdote e mosaicista noto in tutto il mondo, a causa degli abusi di potere, abusi di coscienza e abusi sessuali dei quali è stato riconosciuto colpevole su un arco temporale di 30 anni nei confronti di numerose donne.
A quanto apprende Repubblica, lo scorso 9 giugno il superiore generale, padre Arturo Sosa, ha decretato la dimissione del gesuita sloveno dalla Compagnia di Gesù “a causa del suo rifiuto ostinato” di cambiare comunità e di “dare un segnale chiaro alle numerose persone lese che testimoniavano contro di lui”. Il decreto è stato consegnato a Rupnik ieri, 14 giugno, ed egli ha ora 30 giorni per fare ricorso. Se la decisione divenisse definitiva, Rupnik rimarrebbe dunque sacerdote, ma non più gesuita.
Il Papa: “Non sono mai intervenuto”
Giunto a Roma all’epoca di Giovanni Paolo II, padre Rupnik ha creato l’atelier del Centro Aletti, centro di spiritualità orientale e di arte mosaicistica. Per oltre un trentennio è stato un artista molto stimato, e i suoi mosaici sono presenti in Vaticano e in numerose chiese e santuari di tutto il mondo. Papa Francesco, anch’egli proveniente dalla Compagnia di Gesù, gli affidò la predicazione degli esercizi spirituali di Quaresima alla Curia romana a marzo del 2020 e lo ha poi ricevuto a gennaio del 2022. In una intervista dei mesi scorsi all’Associated Press, il Papa ha precisato di non essere mai “intervenuto” sulla vicenda canonica di Rupnik, definendo le rivelazioni nei suoi confronti “una grande sorpresa e una ferita”.
Le denunce su 30 anni
Il caso è esploso quando sono iniziate a circolare le prime notizie circa gli abusi del gesuita. Con una nota del 2 dicembre scorso affissa nelle bacheche il responsabile delle case dei gesuiti a Roma, padre Johan Verschueren, suo superiore gerarchico, rendeva noto che Rupnik era soggetto a “restrizioni”, quali il divieto di confessare e di accompagnare esercizi spirituali, l'ambito nel quale sono avvenuti gli abusi del passato. Il più recente a Roma nel 2015: abuso sessuale e successiva “assoluzione del complice” in confessionale, reato che per il diritto canonico porta alla scomunica. Sanzione accertata dalla congregazione vaticana per la Dottrina della fede con decreto del maggio del 2020 e tolta lo stesso mese dallo stesso dicastero vaticano dopo che Rupnik ha riconosciuto il reato e - lo ha rivelato il Papa nell’intervista all'Associated Press - ha pagato un indennizzo alla vittima. I gesuiti decidono però di mantenere le misure restrittive. Nel frattempo riemergono abusi compiuti da Rupnik quando era ancora in Slovenia, negli anni Novanta, nella comunità di suore Loyola nei pressi di Lubiana. Quando nel 2021 arrivano a Roma le denunce di nove suore o ex suore, la Compagnia di Gesù svolge un'indagine e raccomanda alla Dottrina della fede di svolgere un processo penale, derogando ai termini di prescrizione, ma il dicastero vaticano, guidato da un altro gesuita, il cardinale Luis Ladaria, a ottobre del 2022 decide di non procedere. I gesuiti non ci stanno. Padre Rupnik è all'estero, quando torna a Roma, a inizio dicembre, il superiore lo convoca. E' rottura. Pochi giorni dopo padre Verschueren invita online "chiunque voglia fare una nuova denuncia o che voglia discutere di denunce già fatte" nei confronti del confratello a contattare un "team" di tre professionisti laici istituito presso la Curia generalizia. Si sono fatte avanti quindici persone, quasi tutte donne ma ci sono anche due uomini, che, come ha rivelato Repubblica lo scorso 21 febbraio, hanno confermato gli abusi. "So che la stampa si concentra sugli aspetti sessuali ma, mi creda, l'abuso psicologico e spirituale è di gran lunga più dannoso", ha spiegato in quell’occasione il gesuita belga. I dettagli sono riservati, ma si tratta di manipolazione, plagio, molestie, giustificate spiritualmente e compiute nei confronti di donne con le quali il gesuita sloveno è venuto in contatto nell'ambito dell'accompagnamento spirituale nonché del lavoro artistico: tanto che, come ha spiegato padre Verschueren, oltre alle restrizioni già vigenti gli sono state vietate "attività ministeriali, attività pubbliche, viaggiare fuori dal Lazio, ma anche l'attività artistica".
Restrizioni violate e scuse negate
Restrizioni che padre Rupnik ha tranquillamente violato, come ha riferito nei mesci scorsi il quotidiano Domani. I gesuiti spiegano di avere imposto nei mesi scorsi al gesuita artista “di cambiare di comunità e di accettare una nuova missione” in cui gli è stato offerto “un'ultima possibilità come gesuita di fare i conti con il proprio passato e di dare un segnale chiaro alle numerose persone lese che testimoniavano contro di lui, per poter entrare in un percorso di verità”. Ma “a causa del suo rifiuto ostinato di osservare il voto di obbedienza”, alla Compagnia di Gesù “è rimasta purtroppo una sola soluzione: la dimissione dalla Compagnia di Gesù”.