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Un mese dall'alluvione: “Ma la mia casa è sospesa e non ho visto un euro”

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Marco Billi, uno degli abitanti di Modigliana, il paese delle mille frane. “L’ho costruita con mia moglie. Ora viviamo da sfollati, non so se riusciremo a tornarci”
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FAENZA - La sua casa rosa sembra sospesa nel vuoto, lassù in cima al monte che sovrasta il borgo di Modigliana. La frana ha lambito il muretto del giardino, un'agave esita sull'orlo del precipizio. "Tra pochi mesi io e mia moglie dovevamo andare in pensione, abbiamo lavorato una vita per costruirci quella casa. E adesso...". E la frase resta sospesa anche lei. Marco Billi è un abitante di Modigliana, borgo sull'appennino forlivese che con l'alluvione si è guadagnato il soprannome di borgo "dalle mille frane". A distanza di un mese la situazione è un po' migliorata, la provinciale che collega il paese a Faenza è stata riaperta, anche se rimane in bilico il costone della montagna che la sovrasta, mentre il ponte sull'altra strada di collegamento sul fiume dev'essere ancora ricostruito.

FAENZA - La sua casa rosa sembra sospesa nel vuoto, lassù in cima al monte che sovrasta il borgo di Modigliana. La frana ha lambito il muretto del giardino, un'agave esita sull'orlo del precipizio. "Tra pochi mesi io e mia moglie dovevamo andare in pensione, abbiamo lavorato una vita per costruirci quella casa. E adesso...". E la frase resta sospesa anche lei. Marco Billi è un abitante di Modigliana, borgo sull'appennino forlivese che con l'alluvione si è guadagnato il soprannome di borgo "dalle mille frane". A distanza di un mese la situazione è un po' migliorata, la provinciale che collega il paese a Faenza è stata riaperta, anche se rimane in bilico il costone della montagna che la sovrasta, mentre il ponte sull'altra strada di collegamento sul fiume dev'essere ancora ricostruito.

Un mese fa arrivare in paese era un'impresa, oggi i telefoni funzionano, anche i bancomat, e i ristoranti non offrono più solo due piatti come allora, perché non arrivava la merce. Ma lontano dalle pianure della Romagna allagate però, se possibile, la situazione è ancora più complicata. Perché sistemare una frana o ricostruire una strada ha tempi più lunghi rispetto alla pulizia di una cantina, ci sono intere frazioni ancora isolate e molti vigneti di sangiovese di questi colli sono spezzati in due, così come i campi di kiwi che si arrampicano sui versanti.

Per Billi, 61 anni, elettricista in un'azienda del paese, l'alluvione del 16 e 17 maggio non è ancora terminata. Sfollato due volte, prima dalla sua casa e poi da quella della sorella, è stato ospite nel convento del paese fino a questi giorni. "Ora abbiamo trovato un appartamentino da una signora, con altre due famiglie, ma è una sistemazione provvisoria", spiega, visto che assieme a lui ci sono la moglie e la figlia minore, oltre a Gea, il loro cane. La voce è ancora tremante, come in quei giorni maledetti. "Dopo un mese c'è rassegnazione - ammette - perché il verdetto dei tecnici del Comune è stato peggiore di quel che pensavo: casa inagibile, non so nemmeno se riuscirò mai a rientrarci. E poi credevo mi arrivassero degli aiuti per mettere a posto il terreno, perché mi è crollata addosso la montagna di sopra. E invece ho dovuto chiamare io dei tecnici ma non riuscirò mai a fare i lavori da solo. Sempre ammesso che si possano fare".

Sotto alla loggia di casa sua la montagna è scivolata giù a valle, il fango è arrivato fino alla porta d'ingresso mentre il piazzale era diventato una sabbia mobile. Le radici degli ulivi restano sospese a mezz'aria e si guarda al cielo con apprensione appena ricomincia a piovere, come per i temporali che hanno colpito nuovamente l'area in queste settimane. Il timore è che la montagna ricominci a camminare.

Da quassù sembrano lontanissimi gli incontri a Palazzo Chigi tra governo ed enti locali, così come i sorvoli in elicottero che la premier Meloni e Ursula von der Leyen hanno fatto anche in queste zone. Il presidente Mattarella è invece sceso nella piazza, ha incontrato gli abitanti di Modigliana e il suo sindaco. Ma, appunto, un mese dopo la botta di metà maggio l'atmosfera è tutt'altro che serena. "Capisco benissimo che non ci sono solo io, ma qui ancora non si sa bene che aiuti arriveranno, c'è un po' di rassegnazione perché non so se riuscirò ad affrontare questa cosa da solo - continua Billi - Adesso sarebbe il momento giusto per fare dei lavori perché siamo in estate, ma non sapendo nulla non posso muovermi. E poi quanto costerebbero?". Cosa chiede alle istituzioni, che hanno assicurato che gli indennizzi copriranno il 100% dei danni? "In maniera molto pratica - risponde - servirebbe che almeno parte di queste pratiche venissero prese in carico dal Comune. E poi gli aiuti: ci sono gli aiuti? Il presidente Mattarella ha detto che non ci lasceranno soli, ma poi vai a chiedere e nessuno sa più niente".

Totalmente d'accordo il sindaco di Modigliana, Jader Dardi, che ieri ha seguito una seduta della Commissione Ambiente della Camera e ha un diavolo per capello. "Qui la situazione è drammatica, perfino peggio della pianura alluvionata - spiega - Ci sono intere strade che sono franate e sento dire in Commissione che noi sindaci abbiamo speso troppo in urgenza? Modigliana ci ha messo 1,8 milioni solo per garantire gli accessi ma abbiamo 150 milioni di danni". Il timore va ai prossimi mesi. "Se torna a piovere? - si chiede - Io sono assolutamente allarmato, il territorio è completamente abbandonato a se stesso. E non è ancora stato nominato il commissario per l'emergenza. Ma scherziamo davvero?".