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Riforma della giustizia, il costituzionalista Azzariti: "Il bavaglio alle intercettazioni svilisce il ruolo del giornalismo investigativo"

Gaetano Azzariti, costituzionalista, è ordinario alla Sapienza 
"È un sistema che rende indiretta, e forse anche più incerta, la cronaca giudiziaria. Non potendo attingere direttamente alla fonte, cioè al testo dell’intercettazione, il giornalista sarà costretto a riportare fonti indirette, magari quelle delle parti interessate, con meno garanzie di trasparenza e certezza"
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Professor Azzariti, ha letto il ddl Nordio? Qual è la sua prima impressione?

“Anche quest’atto dimostra una continuità di indirizzo politico. L’attuale governo si rivela sempre ostile alla necessità dei controlli, sia quando questi sono rivolti ai suoi atti, vedi la polemica sulla Corte dei conti, sia nei confronti delle garanzie processuali e del controllo dei giudici”. 

Stavolta Nordio se la prende con la stampa e vieta di pubblicare le intercettazioni se non sono citate negli atti. 

“Mi sembra che vengano sottovalutati due profili. Da un lato, si presuppone che la verità processuale e le garanzie nei confronti di terze persone finite nell’inchiesta possano essere ascritte solo a monopolio dei giudici, dall’altro si sottovaluta fortemente il ruolo del giornalismo investigativo tanto a tutela degli imputati, quanto a garanzia della ricerca della verità processuale”. 

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Professor Azzariti, ha letto il ddl Nordio? Qual è la sua prima impressione?

“Anche quest’atto dimostra una continuità di indirizzo politico. L’attuale governo si rivela sempre ostile alla necessità dei controlli, sia quando questi sono rivolti ai suoi atti, vedi la polemica sulla Corte dei conti, sia nei confronti delle garanzie processuali e del controllo dei giudici”. 

Stavolta Nordio se la prende con la stampa e vieta di pubblicare le intercettazioni se non sono citate negli atti. 

“Mi sembra che vengano sottovalutati due profili. Da un lato, si presuppone che la verità processuale e le garanzie nei confronti di terze persone finite nell’inchiesta possano essere ascritte solo a monopolio dei giudici, dall’altro si sottovaluta fortemente il ruolo del giornalismo investigativo tanto a tutela degli imputati, quanto a garanzia della ricerca della verità processuale”. 

Nordio procede per progressivi divieti. E il suo nemico, da sempre, sono le intercettazioni, quasi fossero una prova “sporca” da nascondere. 

“La sua è una posizione troppo condizionata da un preconcetto formale. Bisognerebbe andare invece alla sostanza delle intercettazioni effettuate e valutare la loro rilevanza processuale. Il punto critico è se questa rilevanza può essere determinata soltanto dal giudice oppure se la dialettica processuale non presupponga anche altri soggetti che intervengono, cioè le parti, ma anche un controllo sociale effettuato dall’esterno attraverso la stampa”. 

Il cane da guardia della democrazia…

“Ciò che veramente dovrebbe essere escluso è la pubblicazione di fatti del tutto estranei al processo, cosa che in passato certamente è avvenuta, e su cui bisognerebbe cominciare a riflettere sia con regole deontologiche più stringate da parte della stampa stessa, sia con regole più puntuali che non ritrovo però in questo disegno di legge”. 

Nordio va esattamente nella direzione opposta. Per noi giornalisti questo è un bavaglio. 

“Più che un bavaglio è un sistema che rende indiretta, e forse anche più incerta, la cronaca giudiziaria. Non potendo attingere direttamente alla fonte, cioè al testo dell’intercettazione, il giornalista sarà costretto a riportare fonti indirette, magari quelle delle parti interessate, con meno garanzie di trasparenza e certezza”.

Sta dicendo che, non potendo citare il testo stesso della telefonata, il cronista dovrà ricorrere a chi conosce gli atti facendoseli raccontare con il rischio di equivoci, ma anche di riassunti erronei?

“Le parti, dal loro punto di vista, legittimamente faranno una selezione delle informazioni ricevute ed esterneranno solo quelle a loro favore, con scarsa possibilità per il giornalista di verificare l’esattezza e completezza della testimonianza. Tutto questo con il rischio di travisare le carte stesse del processo, anche perché né il pm, né i giudici potranno farsi carico di riequilibrare i fatti raccontati, pena, per i giudici, di veder venir meno la loro terzietà, e per i pm, con il rischio di compromettere le stesse indagini”. 

Tutto questo rischia di danneggiare non solo la libertà di stampa, ma anche la veridicità di una cronaca giudiziaria? 

“Negli Stati Uniti, culla della stampa come contrappeso e strumento di difesa dei cittadini, si punta tutto sulla responsabilizzazione e la deontologia dei giornalisti. In Italia invece abbiamo, da un lato, una stampa a volte troppo disinvolta, e dall’altro, delle norme che tendono a chiudere nelle buie stanze dei palazzi di giustizia lo svolgimento dei processi”. 

Vietare, con due righe, la possibilità di riportare intercettazioni che magari contengono una prova importante oppure anche un errore commesso dai giudici non viola la libertà di stampa?

“Guardi, qui ci sono due principi costituzionali in gioco, da un lato la libertà di stampa, dall’altro la tutela della privacy. Tutta la giurisprudenza costituzionale è tesa a proporre un delicatissimo e complesso bilanciamento. Quel che può escludersi è che si possa far prevalere in modo assoluto uno dei due principi. Un’incontrollata pubblicazione di fonti, atti e fatti irrilevanti per il processo. Dall’altro impedire che fonti, atti e fatti verificati e rilevanti per il processo siano pubblicati”. 

L’obiettivo dichiarato dell’ex pm Nordio è quello di silenziare i magistrati e i giornalisti. 

“La sordità di Nordio alle sollecitazioni provenienti dalla magistratura dimostrano una ritrosia alla leale collaborazione istituzionale. È certo che le leggi non le fanno i magistrati e che governo e Parlamento se ne assumono l’autonoma responsabilità, ma ciò non può comportare il divieto per i giudici di valutare le riforme giudiziarie che una volta approvate saranno tenuti ad applicare”.