Novelli: "Un embrione umano su due muore subito. Ecco perché gli esperimenti con le staminali"
Come nasce un uomo? Siamo nell’era della tecnologia, ma ancora non lo abbiamo capito fino in fondo. Le prime fasi del nostro sviluppo embrionale sono per diversi aspetti avvolte nel mistero. Questo ha spinto un gruppo di scienziati inglesi e americani a creare un embrione sintetico allo scopo di osservarne lo sviluppo in laboratorio.
Del primo passo – la creazione dell’embrione sintetico – abbiamo notizia perché Magdalena Zernicka-Goetz, biologa dell’università di Cambridge, in Gran Bretagna, lo ha annunciato in un congresso a Boston (il raduno annuale dell’International Society for Stem Cell Research) e il quotidiano inglese Guardian ha riportato la notizia.
Per i risultati dobbiamo invece aspettare che l’articolo scientifico venga pubblicato su una rivista, con tutti i dettagli. E già questo scarto di tempi dà all’esperimento il colore di una fantasmagorica impresa di cui per ora si faticano a coglie…
Come nasce un uomo? Siamo nell’era della tecnologia, ma ancora non lo abbiamo capito fino in fondo. Le prime fasi del nostro sviluppo embrionale sono per diversi aspetti avvolte nel mistero. Questo ha spinto un gruppo di scienziati inglesi e americani a creare un embrione sintetico allo scopo di osservarne lo sviluppo in laboratorio.
Del primo passo – la creazione dell’embrione sintetico – abbiamo notizia perché Magdalena Zernicka-Goetz, biologa dell’università di Cambridge, in Gran Bretagna, lo ha annunciato in un congresso a Boston (il raduno annuale dell’International Society for Stem Cell Research) e il quotidiano inglese Guardian ha riportato la notizia.
Per i risultati dobbiamo invece aspettare che l’articolo scientifico venga pubblicato su una rivista, con tutti i dettagli. E già questo scarto di tempi dà all’esperimento il colore di una fantasmagorica impresa di cui per ora si faticano a cogliere i contorni e i ritorni pratici, come ammette lo stesso Giuseppe Novelli, professore di genetica medica all’università di Roma Tor Vergata.
Cos’è esattamente l’embrione sintetico creato a Cambridge?
“Si è partiti da una cellula di un organismo adulto e la si è fatta regredire allo stadio di staminale: cioè di cellule che sono in grado di maturare trasformandosi in qualunque tipo di tessuto. A quel punto si è trattato di usare i terreni di coltura opportuni, di attivare o disattivare i geni giusti al momento giusto. Noi nel nostro laboratorio trasformiamo le staminali in organoidi di polmone, ma conoscendo le regole della biologia la staminale può essere indirizzata verso qualsiasi destino, incluso quello di embrione (anche se preferirei definirlo pseudoembrione). Basta applicare il giusto protocollo. Gli scienziati di Cambridge e del Caltech sono riusciti a mettere a punto ed eseguire tutti i passi di questo percorso. E qui sta sicuramente la loro abilità tecnica”.
Cosa si fa con un embrione figlio del laboratorio?
“Sicuramente non un bambino. Non è così che nasceranno mai i nostri figli. Prima di tutto c’è la legge, che in Gran Bretagna, come quasi ovunque, vieta a un embrione in provetta di proseguire nel suo sviluppo oltre ai 14 giorni. Zernicka-Goetz, che nel nostro campo gode di buona reputazione scientifica, vi si è ovviamente adeguata. In quelle due settimane si è dedicata probabilmente a studiare i vari aspetti dello sviluppo, ma conosceremo i suoi risultati solo quando lo studio sarà pubblicato da una rivista scientifica”.
Queste notizie date a metà fanno bene al rapporto fra la scienza e i cittadini?
“Rappresentano un po’ delle fughe in avanti, come l’annuncio qualche giorno fa di un topolino nato da due padri. Mi ricordano per certi aspetti il dibattito sulla clonazione. Ne discutemmo a lungo, ricercatori e cittadini, un paio di decenni fa. Per la scienza però da quei controversi studi non arrivò alcun passo avanti decisivo. Uno dei frutti di quei dibattiti, e del timore che i bambini potessero nascere in laboratorio, fu invece la legge 40 sulla procreazione assistita. Si trattò di una reazione inappropriata, perché mai potremo cullare fra le braccia i frutti di queste ricerche. Non è quello il punto”.
Perché è sicuro di questo?
“C’è qualcosa nello sviluppo di un embrione che non sembra riproducibile in laboratorio. Manca ad esempio l’imprinting che il Dna maschile fornisce a quello femminile al momento della fecondazione. Non è chiaro esattamente il perché, ma in sua assenza lo sviluppo fatica ad andare avanti. Anche gli embrioni nati dalla clonazione tendevano quasi sempre a morire prematuramente”.
Gli pseudoembrioni di Cambridge sarebbero potuti diventare bambini?
“Propenderei per il no. Ci sono troppe cose che ci sfuggono delle prime fasi dello sviluppo embrionale. Le cellule staminali, quando sono in provetta, tendono tra l’altro a riprodursi più rapidamente del normale. Noi con i nostri organoidi di polmone vediamo ad esempio formarsi dei tumori. Prima di creare uno pseudoembrione umano, Zernicka-Goetz era riuscita a farlo con un topo. Aveva raggiunto uno stadio dello sviluppo in cui i primi organi avevano iniziato a differenziarsi, ma non era riuscita ad andare oltre”.
La stessa Zernicka-Goetz parla di “scatola nera” della vita. Perché è così difficile capire come nasciamo?
“Perché ci sono molte giuste regole che la scienza deve rispettare, sull’uomo ma non solo. Si è lavorato sullo sviluppo embrionale dei pesci, qualcosa si è visto nei topi, ma già passare ai primati è complicato. Figuriamoci l’essere umano. Sappiamo solo che la nostra specie è assai poco efficiente dal punto di vista riproduttivo. Un embrione fecondato su due muore senza svilupparsi. Molti di quelli che ci sembrano ritardi mestruali sono in realtà aborti prematuri, di cui non abbiamo modo nemmeno di accorgerci”.