✕

Violenze in questura a Verona, tolti gli arresti all'agente che ha deciso di parlare coi pm

(ansa)
"Ho reagito a una provocazione, ho sbagliato ma non sono un torturatore" aveva detto Roberto Da Rold. L'uomo è stato sospeso per dodici mesi. Gli altri cinque colleghi si erano invece avvalsi della facoltà di non rispondere. Le sette vittime, tutte senza fissa dimora, saranno presto ascoltate di nuovo
2 minuti di lettura

Fine degli arresti domiciliari per Roberto Da Rold, il poliziotto quarantacinquenne di Belluno coinvolto nei pestaggi in Questura a Verona. La gip Livia Magri ha revocato la misura detentiva, convertendola con la sospensione dal servizio per 12 mesi. Dunque non potrà indossare la divisa per un anno, ma almeno sarà formalmente un uomo libero. È stata premiata, dunque, la linea tenuta durante l’interrogatorio di garanzia mercoledì mattina.

Una scelta premiante

Da Rold è stato l’unico a parlare dei cinque poliziotti arrestati, a raccontare la sua verità. Tutti gli altri si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. “Ho reagito a una provocazione, c’era una persona incontenibile. Sono stato messo sotto pressione e ho reagito in modo non consono al mio ruolo. Ma non sono un torturatore”, aveva detto l’agente, vuotando il sacco per oltre un’ora e mezza.

Soddisfazione per l’avvocato Massimo…

Fine degli arresti domiciliari per Roberto Da Rold, il poliziotto quarantacinquenne di Belluno coinvolto nei pestaggi in Questura a Verona. La gip Livia Magri ha revocato la misura detentiva, convertendola con la sospensione dal servizio per 12 mesi. Dunque non potrà indossare la divisa per un anno, ma almeno sarà formalmente un uomo libero. È stata premiata, dunque, la linea tenuta durante l’interrogatorio di garanzia mercoledì mattina.

Una scelta premiante

Da Rold è stato l’unico a parlare dei cinque poliziotti arrestati, a raccontare la sua verità. Tutti gli altri si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. “Ho reagito a una provocazione, c’era una persona incontenibile. Sono stato messo sotto pressione e ho reagito in modo non consono al mio ruolo. Ma non sono un torturatore”, aveva detto l’agente, vuotando il sacco per oltre un’ora e mezza.

Soddisfazione per l’avvocato Massimo Dal Ben, che fin da subito l’aveva consigliato di tenere una linea trasparente. “Il mio assistito ha voluto parlare, in ragione di un principio molto semplice”, ha spiegato il legale del foro di Verona. “Fino a qualche giorno fa lavorava in sinergia con i giudici che ora devono valutare la sua condotta. Il fatto che abbia sbagliato non lo trasforma in un criminale, ecco perché ha voluto raccontare la sua verità”.

I colleghi sotto inchiesta

Il destino processuale del bellunese, con 22 anni di volante alle spalle, si divide quindi da quello degli altri colleghi: Alessandro Migliore, 24 anni; l’ispettore milanese Filippo Failla Rifici, 35 anni; Loris Colpini, 51 anni; Federico Tomaselli, 31 anni. Sono tutti accusati, a vario titolo, di reati gravissimi come lesioni, tortura, falso, omissioni di atti d’ufficio, peculato e abuso d’ufficio. Ma il capo del gruppo, il trascinatore, secondo quanto ricostruito dai pm Carlo Boranga e Chiara Bisso, era Migliore. È lui che avrebbe fatto carte false in un verbale di perquisizione, per salvare l’amico albanese che faceva il buttafuori nella discoteca Piper, sulle colline delle Torricelle. Sempre lui, si vantava con la fidanzata delle violenze commesse nella cella acquario della Squadra volante.

Vittime senza fissa dimora

Per cristallizzare questi fatti l’autorità giudiziaria ha deciso di interrogare le sette  vittime con lo strumento  dell’incidente probatorio. Visto che si tratta nella maggior parte dei casi di persone senza fissa dimora, c’è il rischio che possano sparire e che le loro testimonianze si perdano.

Altri 17 agenti indagati: sapevano ma hanno taciuto

In questi giorni sono stati convocati anche altri 17 poliziotti, tutti indagati nell’ambito dell’inchiesta. Si tratta di Francesco Fabio Bonvissuto, Massimiliano Miniello, Giuseppe Tortora, Michele Tubaldo, Marco Mainieri, Vincenzo Pennino, Gioele Vitale, Marco De Angelis, Andrea Provolo, Giuseppe Orazio Polito, Alberto Reolon, Gabriele Ciaffoni, Ottaviano Drusilla, Angelo Domenico Matraxia, Alessia Pirrello, Elisa Balzamo e Deborah Allegra. Per tutti loro è stata chiesta la misura della “sospensione dell’esercizio del pubblico ufficio di agente della Polizia di Stato” per 12 mesi. Per quale motivo? Perché sapevano e non hanno denunciato, oppure vedevano e non hanno fatto niente perché non accadesse. Un’indifferenza che non può essere accettata da parte di chi indossa una divisa. Del loro destino si saprà solo verso fine mese, alla conclusione di tutti gli interrogatori.