✕

"Scusa, papà, ero in call". A quell'età sono sempre in ritardo

Linus e il figlio, Filippo Di Molfetta, parlano in chat delle vacanze e di molto altro. Ad esempio, di come vivono diversamente tempo e lavoro. L'intervista doppia nello speciale di Repubblica "A proposito di estate"
4 minuti di lettura

Dal suo ufficio milanese a Radio Deejay, il padre attende di collegarsi con il figlio. Tema della videochiamata sarà, o almeno dovrebbe essere, l'organizzazione delle vacanze. Filippo è (un po') in ritardo e Linus (un po') si spazientisce. Ne approfitto per chiedergli che cosa faccia, suo figlio Filippo. "Non saprei bene", dice Linus, "chiedilo a lui: adesso usano tutti quei termini inglesi". E non come ai nostri tempi, quando i mestieri erano pochi e facilmente definibili: l'operaio, l'impiegato, l'industriale, il medico, l'avvocato, il farmacista. Ma ecco che sullo smartphone di Linus appare Filippo, bel ragazzo, faccia molto positiva. "Scusatemi", dice subito, "ero in call". Ecco, appunto: l'inglese.
Filippo, ci chiedevamo quale fosse il tuo mestiere.
"Mi occupo di public affairs".
Che sarebbe?
"Relazioni istituzionali".
Sempre difficile da capire.
FILIPPO "C'è anche il lobbing".
LINUS "Lobby in Italia ha un brutto significato...".
F. "Lo so, ma all'estero non è così. I lobbisti sono porta…

Dal suo ufficio milanese a Radio Deejay, il padre attende di collegarsi con il figlio. Tema della videochiamata sarà, o almeno dovrebbe essere, l'organizzazione delle vacanze. Filippo è (un po') in ritardo e Linus (un po') si spazientisce. Ne approfitto per chiedergli che cosa faccia, suo figlio Filippo. "Non saprei bene", dice Linus, "chiedilo a lui: adesso usano tutti quei termini inglesi". E non come ai nostri tempi, quando i mestieri erano pochi e facilmente definibili: l'operaio, l'impiegato, l'industriale, il medico, l'avvocato, il farmacista. Ma ecco che sullo smartphone di Linus appare Filippo, bel ragazzo, faccia molto positiva. "Scusatemi", dice subito, "ero in call". Ecco, appunto: l'inglese.
Filippo, ci chiedevamo quale fosse il tuo mestiere.
"Mi occupo di public affairs".
Che sarebbe?
"Relazioni istituzionali".
Sempre difficile da capire.
FILIPPO "C'è anche il lobbing".
LINUS "Lobby in Italia ha un brutto significato...".
F. "Lo so, ma all'estero non è così. I lobbisti sono portatori di interessi. Io sono consulente e mi occupo di rapporti fra il mondo del lavoro e il pubblico, anche la politica".

Dovevamo parlare di vacanze.
L. "Io starò un po' a Riccione. E poi una settimana in montagna, in Val Badia, a San Cassiano".
Vacanze tranquille, da boomer?
L. "Sì. Arrivo che sono sempre stremato. Poi, a fine agosto, faremo una settimana con i figli. Ma non so né dove né quando perché con i figli non sai mai che cosa faranno, quando lo faranno e dove saranno".
È vero, Filippo?
F. "Sì, è vero. Non so ancora cosa, quando e dove. Una settimana la trascorrerò in Sicilia con due miei amici in barca a vela. Poi, non so".
L. "Questa è una cosa che mi fa impazzire. Noi siamo cresciuti con l'ansia delle scadenze e degli orari. Per dire: quando vado a correre con gli amici, ci diamo un appuntamento e se l'appuntamento è per le 5 e mezza, alle 5 e mezza chi c'è c'è e chi non c'è non c'è: si parte. Loro invece sono fatalisti. Se hanno un treno alle 14,10, alle 14 sono ancora in casa".
Qualcosa di certo ci sarà, però, nella vacanza di famiglia a fine agosto.
F. "Di certo c'è che siamo una famiglia molto unita e ci piace fare le vacanze insieme. L'anno scorso siamo stati negli Usa ed è stato bellissimo".
L. "Sì, bellissima vacanza. Tutti e quattro insieme - io, Filippo, mia moglie Carlotta e il secondogenito, Michele - abbiamo fatto tutta la Route 66, da Chicago a Santa Monica, sempre in auto, 5500 chilometri in 17 giorni, cambiando albergo ogni notte".
In auto sentite la radio?
F. "No".
L. "Spotify ha messo a tutti la voglia di diventare deejay".

Filippo, ho letto questa frase di tuo padre: "La radio ha un'immersione nella quotidianità nella vita reale superiore a tutti gli altri media... Se penso alle nuove generazioni, hanno una sensibilità diversa". Discorsi da vecchi?
F. "No, papà ha ragione. Come aveva ragione Finardi quando cantava che con la radio si può scrivere, leggere o cucinare. Con la radio si è liberi veramente. Ma in macchina preferisco Spotify perché ho il controllo di quello che sento".
L. "Io non ho mai visto né Filippo né Michele, che ha 19 anni, ascoltare la radio".
F. "Diciamo così: Spotify sta alla radio come Netflix sta alla tv".
L. "Ma la forza della radio è che è diretta. Ti parla dell'attualità, te la commenta. Netflix e i podcast li puoi ascoltare anche due anni dopo".
Chi sceglie da Spotify? Linus o Filippo?
L. "O Michele? Guarda, ci sono più affinità musicali tra me e Filippo che tra Filippo e Michele. Quella è un'altra generazione ancora".
F. "È vero. Io sono millennial, Michele è generazione Z. E noi millennial siamo molto più vicini alla generazione dei nostri genitori, ai boomer. Michele è un nativo digitale. È cresciuto con l'iPad. Ha anche un modo diverso di usare Instagram".
Diverso come?
F. "Io sono cresciuto su Facebook e continuo a usare Instagram allo stesso modo: racconto la mia vita. Per immagini, ma sempre la mia vita. Michele e la generazione Z, invece, su Instagram non mettono foto. Lo usano come un whatsapp aggiuntivo".
L. "Esatto. Se devo scrivere un messaggio a Michele, lo faccio sul direct di Instagram, così sono sicuro che mi risponde velocemente. Prima che legga un whatsapp, passano ore".
Filippo, tuo padre ha detto che in voi giovani vede "una gran confusione", che "mancano valori di riferimento, è un mondo difficile, del tutto subito, dell'insegui le tue passioni come fosse obbligatorio...".
F. "Sono abbastanza d'accordo".
Ma aspetta, senti queste: "La nostra gioventù ama il lusso, è maleducata, si burla dell'autorità e non ha rispetto degli anziani". "Non c'è speranza per il nostro Paese se la gioventù di oggi prenderà il potere, perché questa gioventù è insopportabile". La prima è di Socrate: 470 avanti Cristo, la seconda è di Esiodo, 720 avanti Cristo. Non sono discorsi che i vecchi ripetono da sempre?
F. "Quelli di mio padre non sono discorsi da vecchi. È così. E penso che gran parte della responsabilità stia, ancora, nei social. Noi vendiamo un sacco di bugie e, al tempo stesso, crediamo a un sacco di bugie. Esempio. Io metto foto di me sorridente, che sto bene, che faccio o che vedo una cosa bella. Anche se in quel momento sono triste o arrabbiato, devo comunque dare di me un'immagine di successo. Insomma mostro la mia vita agli altri attraverso un filtro. Poi, quando guardo le foto che hanno messo gli altri, mi sento in difetto. Perché penso: ma guarda, loro sì che stanno bene, come sono felici, che vita di successo. Non rifletto sul fatto che anche loro hanno messo un filtro, anche loro hanno mentito".
L. "Mia moglie dice che i ragazzi di oggi sono pigri".
F. "Dice che sono pigri perché non vogliono più fare quei lavori manuali che poi sono la forza del made in Italy".
L. "Ed è vero. Ma bisognerebbe farli diventare attraenti, quei lavori: intanto, cominciando a retribuirli bene. Troppi lavori sono sottopagati, e questa è un'abitudine solo italiana".
I ragazzi di oggi partono svantaggiati?                                                                                                           L. "I nostri figli fanno più fatica di noi. E sono in un mondo che li bombarda di messaggi tipo: devi essere felice, devi essere di successo. C'è pure l'ipocrisia della New Economy. Certi colossi sbandierano grandi ricchezze e poi licenziano diecimila persone".
F. "Io non mi posso lamentare, sono pagato bene. Ma, vivendo a Milano, se non avessi una famiglia che mi sostiene farei fatica".
L. "Ed è un controsenso di Milano. Fa vedere che è avanti su tutto, ma poi i ragazzi che ci lavorano non potrebbero mai comprarsi una casa".

Torniamo alle vacanze. Voi siete legati alla Romagna. Non è un po' fuori moda?
F. "La Romagna non è una vacanza per vecchi. Molti hanno in mente le spiagge affollate. Ma in Romagna non ci vai per il mare. L'entroterra è straordinario".
È ancora un divertimentificio?
L. "Oggi Riccione è più un posto per famiglie. Negli anni 80 io facevo il dj e lavoravo soprattutto il sabato sera e la domenica pomeriggio. Adesso le domeniche pomeriggio le discoteche sono chiuse".
Gli amori? Si va ancora in vacanza per incontrare qualcuno?
F. "Quando hai 16-17 anni".
L. "A Riccione questo c'è ancora: a 16-17 anni ci vai a cercare la ragazza".
Una volta a fine vacanza si facevano i propositi per l'anno nuovo, che comincia a settembre, con la scuola e il campionato di calcio. È ancora così?
F. "Non saprei, Sinceramente no".
L. "Ho la sensazione che loro non abbiano l'ansia di programmare il futuro".
F. "Sì, siamo molto più programmati sul presente. Forse è figlio del tutto subito che dice mio padre. Abbiamo una visione del mondo a breve termine".

Leggi i commenti