Tre orsi morti in Trentino, l'esperto De Guelmi: "Difficile individuare le cause ma potrebbero essere stati avvelenati"
di Gianfranco Piccoli"Questo è un periodo di grande nervosismo per gli orsi, sono i mesi degli amori, dei conflitti per le femmine, delle uccisioni dei cuccioli da parte dei maschi che vogliono accoppiarsi. Certo, il ritrovamento di tre carcasse, soprattutto alla luce dei casi di avvelenamento da anticrittogamici del passato, fa riflettere". Ad affermarlo è Alessandro De Guelmi, veterinario, profondo conoscitore dei plantigradi e voce non di rado critica nei confronti della gestione dei grandi carnivori da parte della Provincia. Da inizio maggio ad oggi sono tre le carcasse di orso ritrovate in Trentino. La prima tra il lago di Molveno e San Lorenzo in Banale: allora l'animale, individuato in stato di decomposizione da alcuni escursionisti, è stato identificato come M62. Il secondo ritrovamento, sul monte Peller (lo stesso dove è stato ucciso Andrea Papi), risale ad inizio giugno. Nei giorni scorsi un'altra carcassa ritrovata da un escursionista nei boschi di …
"Questo è un periodo di grande nervosismo per gli orsi, sono i mesi degli amori, dei conflitti per le femmine, delle uccisioni dei cuccioli da parte dei maschi che vogliono accoppiarsi. Certo, il ritrovamento di tre carcasse, soprattutto alla luce dei casi di avvelenamento da anticrittogamici del passato, fa riflettere". Ad affermarlo è Alessandro De Guelmi, veterinario, profondo conoscitore dei plantigradi e voce non di rado critica nei confronti della gestione dei grandi carnivori da parte della Provincia. Da inizio maggio ad oggi sono tre le carcasse di orso ritrovate in Trentino. La prima tra il lago di Molveno e San Lorenzo in Banale: allora l'animale, individuato in stato di decomposizione da alcuni escursionisti, è stato identificato come M62. Il secondo ritrovamento, sul monte Peller (lo stesso dove è stato ucciso Andrea Papi), risale ad inizio giugno. Nei giorni scorsi un'altra carcassa ritrovata da un escursionista nei boschi di Cavedago. Una situazione che ha fatto scattare l'allarme nell'Enpa, che ha annunciato un esposto per uccisione di animale, temendo che le morti siano state provocate dall'uomo dopo la morte del giovane di Caldes, avvenuta ad inizio aprile. Anche Oipa (Organizzazione internazionale protezione animali) ha chiesto l'accesso agli atti alla Provincia autonoma di Trento e all'Istituto zooprofilattico ed ha annunciato una possibile denuncia.
Le cause della morte ancora sconosciute
Sino ad oggi le cause della morte dei tre orsi non sono note: ad occuparsene è l'Istituto zooprofilattico delle Venezie cui sono stati affidati gli esami. Pur in assenza dell'esito dell'autopsia, qualche dubbio sui decessi De Guelmi lo solleva: "È molto difficile stabilire un indice di mortalità su una popolazione così poco controllata e monitorata - esordisce De Guelmi - negli ultimi anni il campionamento genetico viene fatto ogni due anni invece che uno. E lasciamo stare il tema del radiocollare, che permetterebbe di monitorare gli esemplari confidenti. Studi scientifici qui non se ne fanno, ma sappiamo, ad esempio, che in Svezia la mortalità dei cuccioli, uccisi dai maschi adulti, raggiunge il 40 per cento". "Questo - prosegue il veterinario - è un periodo di grande nervosismo, maggio e giugno sono i mesi degli amori. I maschi non sono territoriali, ma sul proprio territorio non vogliono avere altri maschi giovani che possono "coprire" le femmine. C'è poi il tema dell'infanticidio: i maschi adulti, come in tante altre specie carnivore, uccidono i cuccioli dell'anno, quelli nati a gennaio, per fare in modo che le femmine tornino in calore. Non solo - spiega ancora De Guelmi - in questa fase le femmine, per evitare il contatto, scelgono le zone poco appetibili per i maschi: oltre il limite della vegetazione, sopra i duemila metri di quota, o le aree vicine ai centri abitati".
In attesa dell'autopsia
Un periodo, dunque, di conflittualità, che può portare non solo alla morte dei cuccioli, ma a scontri mortali tra maschi adulti. "È verosimile che siano queste le cause della morte. Solo l'autopsia può dare una risposta certa, ma è altrettanto verosimile che i decessi siano stati provocati da avvelenamento da anticrittogamici: in passato ci sono stati tre casi in val di Non, tra l'altro vicino a Cavedago. Dubito inoltre, considerando la vastità dell'area in questione e quanto poco siano frequentati certi posti del Brenta, che siano stati trovati tutti gli orsi morti: non penso che siamo stati così fortunati da individuare tutte le carcasse. Per questo dico che il numero di ritrovamenti deve far riflettere".