La spinta del sinodo su gay, donne diacono e preti sposati: “La crisi degli abusi chiede alla Chiesa una riforma”
di Iacopo ScaramuzziCITTA’ DEL VATICANO – Sotto forma di “domande”, e non di “asserzioni o prese di posizione”, la segreteria del Sinodo apre alla possibilità del diaconato per le donne, del sacerdozio per gli uomini sposati, di un maggiore coinvolgimento dei fedeli nelle decisioni prese da preti e vescovi, nonché di una migliore inclusione delle persone omosessuali. Le proposte sono contenute nel documento di lavoro (“instrumentum laboris”, in latino) destinato ai padri e alle madri sinodali che si riuniranno in assemblea a ottobre prossimo con papa Francesco. E muove dalla considerazione che la “crisi degli abusi” – “sessuali, di potere e di “coscienza, economici e istituzionali” – emersa un po’ ovunque nella Chiesa cattolica le impone un “impegno di conversione e di riforma”.
Jorge Mario Bergoglio ha convocato a ottobre del 2021 un sinodo globale per indurre i cattolici di tutto il mondo, chierici e laici, orientali e occidentali, progressisti e conservatori, a riflettere insieme sul presente e s…
CITTA’ DEL VATICANO – Sotto forma di “domande”, e non di “asserzioni o prese di posizione”, la segreteria del Sinodo apre alla possibilità del diaconato per le donne, del sacerdozio per gli uomini sposati, di un maggiore coinvolgimento dei fedeli nelle decisioni prese da preti e vescovi, nonché di una migliore inclusione delle persone omosessuali. Le proposte sono contenute nel documento di lavoro (“instrumentum laboris”, in latino) destinato ai padri e alle madri sinodali che si riuniranno in assemblea a ottobre prossimo con papa Francesco. E muove dalla considerazione che la “crisi degli abusi” – “sessuali, di potere e di “coscienza, economici e istituzionali” – emersa un po’ ovunque nella Chiesa cattolica le impone un “impegno di conversione e di riforma”.
Jorge Mario Bergoglio ha convocato a ottobre del 2021 un sinodo globale per indurre i cattolici di tutto il mondo, chierici e laici, orientali e occidentali, progressisti e conservatori, a riflettere insieme sul presente e sul futuro della Chiesa. Una mossa che si radica nell’esperienza del Concilio vaticano II (1962-1965) e intende ripensare la presenza della Chiesa in un contesto di secolarizzazione ben più accentuata rispetto a quel frangente storico. Il processo ha un ruolo sostanzialmente consultivo e si concluderà con una seconda assemblea fissata ad ottobre del 2024. E, prevedibilmente, con la “esortazione apostolica” che il Pontefice ne trarrà.
Il nodo degli abusi
“In molte regioni”, si legge nell’instrumentum laboris di una cinquantina di cartelle presentato oggi dal Vaticano, “le Chiese sono profondamente colpite dalla crisi degli abusi: sessuali, di potere e di coscienza, economici e istituzionali. Si tratta di ferite aperte, le cui conseguenze non sono ancora state affrontate fino in fondo. Alla richiesta di perdono rivolta alle vittime delle sofferenze che ha causato, la Chiesa deve unire il crescente impegno di conversione e di riforma per evitare che situazioni analoghe possano ripetersi in futuro”. La parola “abuso” ricorre, nel documento, ben 13 volte.
Per arrivare all’appuntamento del prossimo ottobre si sono già svolte diverse tappe: una consultazione, svolta con alterne fortune, del “popolo di Dio”, un primo documento di sintesi, che ha già sollevato perplessità negli ambienti più conservatori del cattolicesimo. E poi una grande assemblea in ogni continente, nei mesi scorsi, e, ora, la pubblicazione di un nuovo documento di sintesi, elaborato da un team di teologi ed esperti, che non rappresenta “una prima bozza del Documento finale dell’assemblea sinodale”, si legge, ma “un sussidio pratico a servizio dello svolgimento dell’Assemblea sinodale di ottobre 2023”. Da qui le questioni espresse per lo più sotto forma di domande alle quali i membri dell’assemblea dovranno iniziare a trovare risposte, che saranno poi precisate all’assemblea dell’anno prossimo. Già a ottobre, per decisione di Francesco, le donne potranno votare come i vescovi nella prima volta della storia del sinodo.
La componente femminile discriminata
Un tema ricorrente, nelle diverse “schede di lavoro” in cui è ripartito il documento, è la redistribuzione del ruolo decisionale all’interno della Chiesa e il ripensamento dei “ministeri”.
“Tutte le Assemblee continentali chiedono di affrontare la questione della partecipazione delle donne al governo, ai processi decisionali, alla missione e ai ministeri a tutti i livelli della Chiesa, con il sostegno di adeguate strutture in modo che questo non resti solo un’aspirazione generale”, si legge nell’“instrumentum laboris”, che sottolinea la necessità lottare contro “tutte le forme di discriminazione ed esclusione di cui esse sono vittime”, evitando peraltro “di trattare le donne come un gruppo omogeneo o un argomento di discussione astratto o ideologico”. Concretamente, “la maggior parte delle Assemblee continentali e le sintesi di numerose Conferenze episcopali chiedono di considerare nuovamente la questione dell’accesso delle donne al Diaconato. E’ possibile prevederlo – è la domanda che ne consegue – e in che modo?”.
Vescovi, preti, Papi e laici
Quanto ai cosiddetti “viri probati”, ossia uomini di provata fede che vengono ordinati sacerdoti, “è possibile, come propongono alcuni continenti, aprire una riflessione sulla possibilità di rivedere, almeno in alcune aree, la disciplina sull’accesso al Presbiterato di uomini sposati?”. Più in generale, “è possibile che, in particolare in luoghi in cui il numero di Ministri ordinati è molto scarso, i Laici possano assumere il ruolo di responsabili della comunità?”.
Dai contributi continentali “appare con evidenza la richiesta di superare una visione che riserva ai soli Ministri ordinati (Vescovi, Presbiteri, Diaconi) ogni funzione attiva nella Chiesa, riducendo la partecipazione dei Battezzati a una collaborazione subordinata”, si legge ancora nel documento di lavoro, che denuncia il rischio di “clericalismo”, ragione ultima delle “diverse forme di abuso (sessuale, finanziario, spirituale e di potere)”, ma registra altresì il fatto che “se alcuni chiedono un maggiore coinvolgimento di tutti i fedeli e quindi un esercizio “meno esclusivo” del ruolo dei Vescovi, altri esprimono dubbi e paventano il rischio di una deriva ispirata ai meccanismi della democrazia politica”. Tuttavia, vengono evocate “procedure di selezione più partecipative, in particolare per i Vescovi”. La figura stessa del Papa non è esente da un possibile aggiornamento: “Come sono chiamati a evolvere, in una Chiesa sinodale, il ruolo del Vescovo di Roma e l’esercizio del primato?”.
La questione Lgbtq+
Guardando oltre il perimetro ministeriale, “quali passi concreti sono necessari – domanda la segreteria del Sinodo – per andare incontro alle persone che si sentono escluse dalla Chiesa in ragione della loro affettività e sessualità (ad esempio divorziati risposati, persone in matrimonio poligamico, persone Lgbtq+, ecc.)?”.
Diverse proposte sono già state sollevate nel corso dei numerosi sinodi che si sono svolti nel corso del pontificato di Francesco, ma, sinora, non hanno raggiunto il consenso necessario (ad esempio, la benedizione delle coppie gay) o, nel caso dell’assemblea amazzonica, non sono state fatte proprie dal Papa. Ora tornano sul tavolo dell’assemblea di ottobre.
Una questione di vita o di morte
Il documento base del sinodo non nasconde le difficoltà, a partire dal fatto che la grande diversità che c’è all’interno della Chiesa sia sì una “ricchezza” ma “non è sempre semplice da vivere e può diventare fonte di divisioni e conflitti”. Una “Chiesa sinodale”, in questo senso, deve essere in grado di “gestire le tensioni senza esserne schiacciata”, confidando nello Spirito, “maestro di armonia” che “aiuterà a passare dalla confusione alla sinfonia”.
L’assemblea di ottobre è chiamata a interrogarsi sulle decisioni prese da una singola Chiesa, come sta avvenendo in questi mesi in Germania, dove il “percorso sinodale” ha formulato proposte che fanno venire il mal di testa a Roma: “Che valore possono avere per le altre Chiese – domanda infatti l’“instrumentum laboris” – le deliberazioni di un Concilio plenario, di un Concilio particolare, di un Sinodo diocesano?”. Una questione che investe inevitabilmente addirittura la figura del Papa: “In che modo va esercitato il servizio dell’unità affidato al Vescovo di Roma – è l’interrogativo – quando istanze locali dovessero assumere orientamenti tra loro difformi? Quali spazi vi sono per una varietà di orientamenti tra regioni diverse?”.
Questioni dirimenti per il futuro del papato e della Chiesa. Una questione, si direbbe, di vita o di morte, se il documento di lavoro del sinodo sottolinea che “l’ascolto autentico e la capacità di trovare modi per continuare a camminare insieme al di là della frammentazione e della polarizzazione sono indispensabili perché la Chiesa rimanga viva e vitale e possa essere un segno potente per le culture del nostro tempo”.