Il ministero dei beni culturali stanzia 3,3 milioni per salvare i mosaici della basilica di San Marco dai danni del sale. Presto l’inizio del restauro
di Vera MantengoliLo stato dei mosaici all'altare del Santissimo Sacramento della Basilica di San Marco
In quei frammenti di pietra c’erano i semi di quella che sarebbe diventata la Serenissima, ma la memoria che custodivano rischiava di essere inghiottita dal sale, portato dalla marea e dalle acque alte. Parliamo di 100 metri quadrati di marmo, tra tasselli e colonne, della Basilica di San Marco provenienti dall’Italia, dal Mediterraneo e dalla Turchia che, attorno al dodicesimo secolo, vennero assemblati per realizzare il tappeto di mosaico dell’Altare del Santissimo e del nartece.
Perdita di superficie musiva all'altare del Santissimo Sacramento
Il megafinanziamento da 3,3 milioni
Oggi, grazie a un mega finanziamento del ministero della Cultura, parte del Piano Strategico 2021-2023 Grandi Progetti Beni Culturali, tre milioni e 300 mila euro sono stati assegnati alla Soprintendenza di Venezia che, a condizione che diventasse stazione appaltante, li ha affidati alla Procuratoria di San …
In quei frammenti di pietra c’erano i semi di quella che sarebbe diventata la Serenissima, ma la memoria che custodivano rischiava di essere inghiottita dal sale, portato dalla marea e dalle acque alte. Parliamo di 100 metri quadrati di marmo, tra tasselli e colonne, della Basilica di San Marco provenienti dall’Italia, dal Mediterraneo e dalla Turchia che, attorno al dodicesimo secolo, vennero assemblati per realizzare il tappeto di mosaico dell’Altare del Santissimo e del nartece.
Perdita di superficie musiva all'altare del Santissimo Sacramento
Il megafinanziamento da 3,3 milioni
Oggi, grazie a un mega finanziamento del ministero della Cultura, parte del Piano Strategico 2021-2023 Grandi Progetti Beni Culturali, tre milioni e 300 mila euro sono stati assegnati alla Soprintendenza di Venezia che, a condizione che diventasse stazione appaltante, li ha affidati alla Procuratoria di San Marco, ente di diritto privato, per un restauro storico che riporterà a splendere il cuore di Venezia, interamente ricoperto di una superficie sottilissima di oltre un centinaio di tipologie di marmo.
Grazie a questa ingente somma il proto Maria Piana ha potuto realizzare il progetto per desalinizzare buona parte del corpo della chiesa, mangiato dal sale, con l’obiettivo di restituire alla Basilica la vivacità di colori che stava perdendo. Consacrata nel 1094 e soggetta ogni volta alla minima alta marea, la Basilica da anni chiedeva disperatamente aiuto. I continui fenomeni di acqua alta – una media di 110 eventi all’anno dal 2010 in poi – e l’acqua alta eccezionale del 12 novembre 2019, arrivata a 187 centimetri, avevano segnato infatti un punto di non ritorno per la quantità di sale che si era incastonato in ogni intercapedine.
Rigonfiamenti e perdita di materiale musivo all'altare del Santissimo Sacramento
I danni del sale
Negli ultimi decenni, a causa di un fenomeno fisico chiamato risalita capillare, il sale portato dalle maree e dall’acqua alta si è fatto strada nelle colonne erodendole fino a otto metri, mentre i tasselli di mosaico ne sono stati letteralmente divorati, causando danni alle opere raffiguranti animali o girali vegetali.
"L’importanza di questi marmi sta nel fatto che è come se attraverso questi tasselli venisse riprodotta una sorta di geografia dei territori veneziani che avrebbero formato la Repubblica di Venezia” spiega il soprintendente Fabrizio Magani, intervenuto martedì mattina nella presentazione dei lavori che finiranno nel 2025. “La bellezza di queste opere fa girare la testa. Attraverso le pietre, lo scheletro più importante dell’architettura, possiamo già vedere l’idea civile e religiosa della Serenissima”.
Danni riportati ai mosaici nella basilica di San Marco
Mosaici salvi entro il 2025
I marmi provengono dai luoghi più disparati, raggiunti dai veneziani per fini commerciali: nella Basilica si trova il marmo Proconesio, la Pietra d’Istria e d’Aurisina, il marmo di Chio, il Bigio antico (marmo di Lesbo), il marmo Verde antico di Tessaglia, il marmo statuario Lunense e il Cipollino rosso (marmo Iassense), solo per citarne una piccolissima parte. Gli interventi verranno eseguita dalla ditta veneziana Lares e da Carla Tomasi Restauri che, dopo una selezione partita prima da 27 aziende e poi da 7, si sono aggiudicate la gara pubblica per l’offerta più vantaggiosa. Il lavoro consisterà anche nel rimettere mano a dei restauri fatti nella seconda metà dell’Ottocento che hanno causato parecchi danni per l’uso del cemento che ha favorito la risalita capillare. Oggi, entrando nella Basilica, si rimane accecati dai rivestimenti di tasselli di pietra e vitrei dorati, ma quando si guarda a terra, dove sorge la chiesa, il passaggio del sale appare in tutta la sua forza devastante. Il funzionamento del Mose e la barriera di vetro protettiva dalle acque alte, realizzata come una cintura attorno alla struttura, rendono finalmente possibili i lavori di restauro. Se tutto procederà senza inghippi, entro il 2025 la Basilica sarà salva dalla corrosione e i mosaici torneranno a splendere come secoli fa, all’alba di quella che sarebbe diventata la Serenissima.