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Documenti da rifare, disagi a scuola e dal pediatra. Così sarà sconvolta la vita dei figli di coppie omogenitoriali

Domande e risposte con l’avvocato Stefano Chinotti della Rete Lenford e la presidente delle Famiglie Arcobaleno Alessia Crocini dopo la decisione del tribunale di Padova di impugnare 33 atti di nascita
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Cosa potrebbe accadere ai figli di coppie omosessuali se venissero cancellati gli atti di iscrizione sui registri comunali?

Cambierebbe moltissimo. Per la loro identità, la loro famiglia, la loro vita quotidiana. A partire dal nome.

Come cambierebbe il cognome?

La cancellazione dell’atto di iscrizione rende illegittima l’indicazione nell’atto di nascita del nominativo del genitore intenzionale, quello considerato non biologico. Il secondo cognome, dunque, verrebbe cancellato e al bambino o alla bambina resterebbe solo il nome della mamma partoriente o del genitore biologico.

La procuratrice del Tribunale civile di Padova, Valeria Sanzari, nell’impugnare un atto di nascita ha scritto che «la giovane età della bambina esclude che la modifica del cognome possa avere ripercussioni sulla sua vita sociale». È così?

«Il nome è una questione identitaria», risponde Stefano Chinotti, avvocato e membro del consiglio esecutivo della Rete Lenford, associazione che dal 2007 si occupa di materie Lgb…

Cosa potrebbe accadere ai figli di coppie omosessuali se venissero cancellati gli atti di iscrizione sui registri comunali?

Cambierebbe moltissimo. Per la loro identità, la loro famiglia, la loro vita quotidiana. A partire dal nome.

Come cambierebbe il cognome?

La cancellazione dell’atto di iscrizione rende illegittima l’indicazione nell’atto di nascita del nominativo del genitore intenzionale, quello considerato non biologico. Il secondo cognome, dunque, verrebbe cancellato e al bambino o alla bambina resterebbe solo il nome della mamma partoriente o del genitore biologico.

La procuratrice del Tribunale civile di Padova, Valeria Sanzari, nell’impugnare un atto di nascita ha scritto che «la giovane età della bambina esclude che la modifica del cognome possa avere ripercussioni sulla sua vita sociale». È così?

«Il nome è una questione identitaria», risponde Stefano Chinotti, avvocato e membro del consiglio esecutivo della Rete Lenford, associazione che dal 2007 si occupa di materie Lgbti+. «Ci sono diverse sentenze nazionali e sovranazionali che sanciscono che la tutela identitaria di una persona sia legata al suo nome — aggiunge — Privare un bambino di un cognome è dunque un’azione lesiva della sua identità personale. E anche dopo pochi anni di vita mi sembra improprio pensare che l’identità non si sia formata. Pensiamo alla scuola dove il bambino è stato chiamato sempre con due cognomi. Pensiamo ai documenti, tutti da rifare, per cancellare una parte del suo nome».

Cosa accadrebbe a scuola?

«Per qualsiasi pratica burocratica — continua Chinotti — sarebbe valida la sola firma del genitore riconosciuto. L’iscrizione, la frequentazione della mensa, l’adesione alla religione, il permesso per una gita. Il genitore non riconosciuto non potrebbe nemmeno andare a prendere il proprio figlio in classe, se non con una delega firmata dall’altro genitore. Ostacoli che rendono la gestione del quotidiano macchinosa e discriminatoria».

E per quanto riguarda le cure?

«Il genitore non riconosciuto non potrebbe portare il minore dal pediatra o a fare le vaccinazioni. Nel caso in cui il bambino finisse in ospedale non potrebbe accompagnarlo, parlare con i medici, informarsi sul suo stato di salute, entrare con lui alle visite, fargli compagnia durante la degenza né prendere permessi dal lavoro per le cure», spiega Chinotti.

Anche viaggiare sarebbe più difficile?

«Certo, i minori di 14 anni possono essere accompagnati all’estero solo dai genitori. Se uno dei due non viene riconosciuto come tale non può uscire dall’Italia con il proprio figlio. Serve l’autorizzazione della questura, su richiesta del genitore legale. Fintanto che la coppia funziona si possono fare deleghe e andare in questura. Ma se la coppia va male?», chiede Chinotti.

Cosa accadrebbe se i due genitori si separassero?

«Il genitore non riconosciuto — spiega il legale della rete Lenford — perderebbe qualsiasi diritto e dovere sui propri figli. A Padova è già accaduto che una donna negasse alla ex compagna il diritto di vedere i bambini. Ma si potrebbe presentare il caso opposto: di un genitore libero dalle responsabilità nei confronti dei propri figli senza alcun obbligo di mantenerli».

E se il genitore considerato biologico si ammalasse o morisse?

«Per la legge il genitore intenzionale non conterebbe nulla. Non vedrebbe riconosciuto alcun diritto di parentela sul proprio figlio, anche se ci è cresciuto insieme. Quel bambino — avverte Chnotti — rischierebbe di dover traslocare e andare a vivere dagli zii o dai nonni anziché con il proprio papà o la propria mamma. Non è un caso incredibile: è già successo. Il tribunale di Milano ha per fortuna riconosciuto il diritto di filiazione a un papà sociale proprio perché quello biologico era morto. E immagini il caso in cui un parente del bambino, contrario al legame omosessuale, fosse pronto a mettere in difficoltà il rapporto tra genitore sociale e minore: il piccolo resterebbe “orfano” di entrambi i genitori».

La stepchild adoption è la soluzione?

L’adozione del figlio del partner è prevista dalla legge 184 del 1983, in quelle situazioni che esulano dalle caratteristiche generali della legge. Il genitore non biologico si può rivolgere al tribunale per i minori chiedendo di adottare il figlio del o della partner, di cui è di fatto genitore fin dalla nascita. Ma è necessario il consenso del genitore riconosciuto. La stepchild è un percorso difficile, lungo e non scontato: il giudice può dare parere negativo o positivo. «Non tutti i tribunali dei minori fanno le adozioni — aggiunge Alessia Crocini, presidente delle Famiglie arcobaleno e madre adottiva di suo figlio — L’adozione inoltre ha un costo che arriva anche a 5mila euro, mentre la trascrizione è gratuita. Ha tempi lunghi anni. E numerosi step molto invasivi: noi abbiamo avuto dieci incontri in casa con gli assistenti sociali e una psicologa che hanno verificato la stanza del bambino, osservato la casa, guardato lui mentre giocava, parlato con le maestre e con la pediatra. In tanti rinunciano perché non sono emotivamente in grado di sostenere questo percorso e restano genitori invisibili».

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