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La professoressa colpita da uno studente: “Mi sento abbandonata dalla scuola. Non fatemi smettere di amarla”

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Rovigo, intervista a Maria Cristina Finatti. A ottobre un 14enne le aveva sparato in aula con una pistola ad aria compressa. Oggi il ragazzo ha ricevuto 9 in condotta: “Delusa dall’indifferenza di tutti. Nessuno mi ha ancora chiesto scusa”
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ROVIGO – Il 9 in condotta di chi l’ha bullizzata è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, già colmo di mesi di delusioni e disagi. E così ieri, quando la professoressa Maria Cristina Finatti ha saputo della promozione dello studente che lo scorso 11 ottobre le aveva colpito il volto con palline di plastica sparate da una pistola ad aria compressa, ha annunciato che si sarebbe rivolta al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara.

I legali che la seguono, Tosca Sambinello e Nicola Rubiero, hanno fatto richiesta di accesso agli atti per capire quali criteri la scuola abbia utilizzato per dare 9 in condotta al quattordicenne che le ha sparato mirando la testa per poi postare il video sui social. «La scuola deve essere prima di tutto una scuola di vita e quindi insegnare il rispetto e l’educazione» ha detto l’insegnante di Scienze all’Istituto Tecnico Viola Marchesini di Rovigo, classe 1961. «Nessuno in questi mesi mi ha mai chiesto scusa. Ho

dedicato la vita alla scuola e ora …

ROVIGO – Il 9 in condotta di chi l’ha bullizzata è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, già colmo di mesi di delusioni e disagi. E così ieri, quando la professoressa Maria Cristina Finatti ha saputo della promozione dello studente che lo scorso 11 ottobre le aveva colpito il volto con palline di plastica sparate da una pistola ad aria compressa, ha annunciato che si sarebbe rivolta al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara.

I legali che la seguono, Tosca Sambinello e Nicola Rubiero, hanno fatto richiesta di accesso agli atti per capire quali criteri la scuola abbia utilizzato per dare 9 in condotta al quattordicenne che le ha sparato mirando la testa per poi postare il video sui social. «La scuola deve essere prima di tutto una scuola di vita e quindi insegnare il rispetto e l’educazione» ha detto l’insegnante di Scienze all’Istituto Tecnico Viola Marchesini di Rovigo, classe 1961. «Nessuno in questi mesi mi ha mai chiesto scusa. Ho

dedicato la vita alla scuola e ora mi sento sempre più emarginata».

Professoressa Finatti, cos’ha pensato quando ha visto che l’alunno è stato promosso con un 9 in condotta?

«Posso capire che si possano fare delle bravate, ma bisogna prenderne atto, imparare dagli errori e soprattutto rendersi conto del male che le proprie azioni possono provocare negli altri. Quello che mi ha delusa e indignata è che nessuno mi ha mai chiesto scusa. Nessuno dei ragazzi, nessuno dei genitori, pochissimi colleghi mi hanno dimostrato solidarietà. Tutto è proceduto come se nulla fosse accaduto, ma io invece mi sono sentita sola e abbandonata. Se ci fossero stati un’ammissione di colpa, un sincero pentimento, un gesto umano di empatia sarebbe stato diverso. È l’indifferenza che fa male».

Da quanto tempo insegna?

«Da una vita ormai. Ho due lauree, una in Scienze geologiche e una in Territorio e ambiente. Poi ho fatto il dottorato e un post-doc fino a quando ho iniziato a insegnare alle superiori, dedicando passione ed entusiasmo agli alunni. Non mi era mai capitato un episodio del genere».

Tornando a quel giorno. Cos’è successo?

«Era l’11 ottobre e la scuola era appena iniziata. Non conoscevo ancora bene gli alunni di quella prima che mi era stata assegnata. Sono entrata in classe e ho visto subito una disposizione diversa dal solito. I ragazzi mi hanno detto che ormai si erano spostati e che sarebbero rimasti così. Mi sono segnata la nuova disposizione, il che è stato importante perché dimostra che si erano tutti messi d’accordo. C’era chi riprendeva con i cellulari, chi sparava con la pistola ad aria compressa, qualcuno incitava. Tutti ridevano».

Quando le hanno sparato le palline di plastica?

«La prima volta non ho realizzato che cosa fossero davvero e li ho

richiamati. Avevo portato dei video sullo spazio che mi sembravano molto belli ed ero contenta di mostrarli. Invece verso la fine della lezione mi hanno di nuovo sparato quelle palline, ma questa volta ho sentito malissimo alla testa e per fortuna avevo la mascherina che ha impedito che mi centrassero l’occhio. Ho pianto perché non capivo che cosa stesse succedendo, ma anche in quel caso nessuno è uscito a chiedere un intervento. Quando mi sono ripresa ho capito che avevano fatto un video e ho detto ai ragazzi che se lo avessero inviato nelle loro chat avrebbero avuto delle conseguenze. Il secondo non è stato inviato».

Cos’ha fatto dopo?

«Prima il vicepreside mi ha messo del ghiaccio, poi sono andata a casa in bicicletta. Mi ha preso un senso di abbandono che non mi ha più lasciato. Da quel giorno ho sempre sentito disagio ad andare a scuola, io che ai ragazzi ho dedicato la vita».

Come mai l’8 gennaio ha denunciato la classe?

«Ho aspettato fino all’ultimo giorno prima di farlo. Speravo che si prendessero dei provvedimenti, che da questo episodio potesse scaturire un percorso di confronto tra docenti, studenti e genitori. Nulla. Le uniche scuse arrivate sono state tramite la preside, a condizione che ritirassi la denuncia. Alla fine, non volevo più sentirmi così umiliata e ho presentato esposto, denuncia e querela nei confronti di tutta la classe presso la Procura della Repubblica al Tribunale dei Minori a Venezia per lesione dolosa, reiterazione del reato, interruzione al servizio di pubblica utilità e oltraggio al pubblico ufficiale».

Ha continuato a insegnare?

«Sì, ma ho cambiato sezione. Mi sento comunque emarginata e non vorrei finire come alcuni docenti che, per incomprensioni, si ritirano prima dall’insegnamento. Io amo la scuola e credo nei valori dell’insegnamento. La scuola è prima di tutto una scuola per la vita che dovrebbe valorizzare docenti e alunni e trasmettere quanto importante è la cultura».

Se ne rendono conto gli studenti?

«Non si può generalizzare, ma ho la sensazione che della cultura interessi poco. C’è un atteggiamento dilagante di faciloneria, e di volersi fare vedere utilizzando anche tra loro lo scherno, ma c’è un confine. Quando lo scherno diventa bullismo si fa del male agli altri. Bisogna capire qual è il limite».

Il ministro Valditara ha chiesto una relazione. Che cosa si aspetta?

«Vorrei sapere quali sono stati i criteri utilizzati per dare un 9 in condotta e perché l’episodio che mi è accaduto è stato svalutato. Vorrei non sentirmi più così abbandonata e finire gli ultimi anni di insegnamento in serenità». 

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