“Avere il doppio cognome delle mie mamme Meri e Franci per me è stata una questione d’onore. L’Italia negava l’esistenza di una famiglia come la nostra? A scuola per protesta aggiungevo a penna, sul registro, al mio cognome quello di mia madre non biologica. Accanto a Fiengo Margherita, mettevo un trattino e scrivevo Fiengo Pardi. Inutile dire che non tutti i prof gradivano”.
Margherita ha 21 anni, fa la fotografa e gira documentari, il doppio cognome l’ha conquistato nel 2018, quando dopo anni di attesa il sindaco di Milano, Sala, ha registrato il suo atto di nascita – e quello dei suoi tre fratelli – indicando entrambe le madri: Maria Silvia Fiengo (Meri) e Francesca Pardi (Franci).
Margherita detta Marghi ha il dono dell’ironia, la risposta brillante e le idee chiare. Alla sua storia di figlia di una coppia omogenitoriale ha dedicato il suo primo corto Chiedimi se.., per far sapere, dice "cosa vuol dire nascere con due mamme, al di là di tutte le bugie e assurdità che vengono raccontate su di noi”.
Raccontaci il giorno della trascrizione in Comune, a Milano.
"Ero emozionatissima, ma in realtà non avevo ancora ben capito il valore di quell’atto. Avevo 16 anni, per me quello era stato un giorno di vittoria perché finalmente anche per legge avevo due mamme. Con la maturità dei miei 21 anni ho compreso nel tempo invece quanto la trascrizione ci ha dato e quanto è stata importante”.
Ti sei sentita più sicura?
"Oggi posso vivere sapendo che qualsiasi cosa succeda i miei fratelli ed io abbiamo due genitori, sono maggiorenne, loro ancora no, però adesso hanno una doppia tutela. Un mese fa Franci, mia mamma non biologica, ha avuto un problema di salute, in quei giorni ho pensato a quanto fossimo fortunati ad essere trascritti”.
Margherita a tre anni con le sue due mamme
Perché Margherita?
"Se le fosse successo qualcosa, noi saremmo stati comunque sotto la tutela legale di Meri, anche se non siamo tutti e quattro suoi figli biologici. Per questo la storia di Padova è tremenda e ingiusta. Lo dico proprio in quanto figlia”.
Quanto è difficile crescere con due madri sapendo che per lo Stato l’altra non esiste?
"Sul fronte pratico è un macello. Ricordo che a scuola, Franci, per venirmi a prendere aveva sempre bisogno della delega di Meri. Alla fine maestre e prof ci conoscevano, ma quando arrivava una supplente bisognava cominciare daccapo. Per non parlare dei viaggi. Per partire con Franci ci volevano montagne di documenti e autorizzazioni. Le mamme erano bravissime con tutta quella burocrazia, da piccola non me ne rendevo conto, crescendo ho iniziato ad arrabbiarmi”.
Ti sembrava un’ingiustizia?
"Soprattutto una bugia, una cosa illogica. Com’era possibile che noi quattro, in tutti i sensi figli di due madri, appena superata la porta di casa ne perdessimo una, smettendo anche di essere fratelli? Mi colpiva la durezza del mondo esterno nel non volerci riconoscere. Non solo. Senza la trascrizione io non sarei nell’asse ereditario di Franci e mio fratello non biologico sarebbe fuori da quello di Meri. Quello che molti si ostinano a non capire è che noi siamo veramente figli di due madri o di due padri”.
Dopo le trascrizioni impugnate dalla procura di Padova, temi che questo possa accadere anche a te e ai tuoi fratelli?
"Francamente sì, non credevo fosse possibile, ora non mi sento più tanto sicura. È gravissimo quello che sta succedendo. Sono maggiorenne, forse a me dovrebbero chiedere il permesso, i miei fratelli invece si ritroverebbero con una madre soltanto. Sarebbe assurdo”.
La procuratrice di Padova ha detto che togliere un cognome non pesa poi così tanto nella vita di un bambino.
“Vorrei proprio vedere se capitasse a loro, ai loro figli. Le nostre madri sono madri e basta, non importa se una è biologica e l’altra no. Lo Stato non può cancellare un genitore per decreto, mettendo a rischio il futuro di un bambino”.
Orfani per decreto, appunto.
"Come tanti figli delle Famiglie Arcobaleno prima che i nostri certificati fossero trascritti. Ho paura che tutto torni indietro”.